Il G7 ha autorizzato l'immissione sul mercato di 100 milioni di barili composti da un mix di petrolio greggio e gasolio. La manovra punta a dare respiro alle imprese e alle famiglie colpite dai rincari. Il piano prevede una durata complessiva di quattro mesi. La priorità riguarda il gasolio: grandi quantità saranno disponibili già entro i primi venti giorni. Washington aveva minacciato di chiudere i rubinetti per proteggere i propri elettori. Eppure la diplomazia ha prevalso sulle tensioni elettorali.
Donald Trump aveva avvertito che avrebbe vietato le vendite di carburante all'estero se gli alleati non avessero collaborato. Il suo obiettivo era abbassare i costi per i cittadini degli Stati Uniti prima delle elezioni di metà mandato. Dopo l'annuncio del G7 il presidente americano ha cambiato tono su i suoi canali social. Ha lodato l'impegno dell'Europa nel mettere a disposizione le proprie riserve. Trump ha poi dichiarato che il bando alle esportazioni non è mai stato davvero sul tavolo: una smentita curiosa dopo aver passato l'intera settimana a minacciarlo pubblicamente davanti alle telecamere.
L'intesa è stata definita durante un incontro guidato da Emmanuel Macron. La Francia e gli altri membri hanno accettato di agire sotto il coordinamento della IEA. Anche il Regno Unito ha partecipato attivamente tramite il segretario agli esteri Ed Miliband. I leader hanno promesso che non ci saranno barriere commerciali tra i partner del blocco. Il mercato del gasolio ne ha immediato bisogno. Questo combustibile muove i camion e i trattori. Se il suo prezzo sale la spesa alimentare diventa più cara per tutti.
I punti principali dell'accordo prevedono:
- rilascio coordinato di 100 milioni di barili tramite la IEA da iniziare subito;
- immissione massiccia di gasolio nel mercato globale entro i primi 20 giorni;
- assenza di restrizioni alle esportazioni di prodotti energetici tra i paesi del G7;
- coordinamento dei programmi di manutenzione per evitare la chiusura simultanea delle raffinerie;
- aumento della produzione di raffinati per le nazioni che dispongono di capacità residua.
I mercati hanno reagito con nervosismo ma con un segnale di distensione. Il prezzo del Brent è sceso brevemente sotto i 100 dollari prima di risalire leggermente a quota 102. La situazione resta complessa per via delle tensioni tra Arabia Saudita e i ribelli Houthi in Yemen. Anche il conflitto in Medio Oriente e la guerra in Ucraina pesano sulle forniture. La Russia ha imposto un proprio divieto alle vendite di diesel dopo gli attacchi subiti alle proprie infrastrutture. Le sanzioni contro Mosca rimangono attive.
L'impatto sulla logistica e la fornitura di carburante G7
Il Regno Unito guarda con particolare attenzione a Washington. Oltre la metà del diesel britannico arriva dall'estero. Una quota pari al 31% di queste importazioni giunge proprio dalle raffinerie degli Stati Uniti. I prezzi alla pompa in Inghilterra hanno superato le 2 sterline al litro. Per molti trasportatori la situazione era diventata insostenibile.
Gli USA producono circa cinque milioni di barili di diesel ogni giorno. Ne consumano meno di quattro. Quello che resta è vitale per l'economia mondiale.
"L'Europa ha molto gasolio e darà un contributo importante a livello mondiale" ha spiegato il presidente degli Stati Uniti. Queste parole segnano una tregua nel braccio di ferro transatlantico. La gestione delle scorte strategiche è un'arma potente ma delicata. Il gasolio è più difficile da raffinare rispetto alla benzina. La domanda non cala facilmente perché i trasporti pesanti non hanno alternative immediate. Senza questo accordo la crisi energetica globale avrebbe potuto colpire ancora più duramente le catene di approvvigionamento europee. Nondimeno il rischio di nuove fiammate dei prezzi resta legato all'instabilità geopolitica che non accenna a diminuire.
Articolo redatto da Roberto Marini, validato dalla redazione e corretto con sistemi di intelligenza artificiale per la sezione SEO/GEO.
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Articolo del 03/10/2026

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