L'euforia che circonda l'intelligenza artificiale non accenna a spegnersi, alimentata da una corsa agli investimenti che definisce l'attuale dinamica economica degli Stati Uniti. Le stime di Goldman Sachs per il periodo tra il 2026 e il 2031 parlano di una cifra astronomica: 7.600 miliardi di dollari destinati a costruire l'ecosistema digitale del futuro. Per avere un termine di paragone, basti pensare che la famosa bolla delle telecomunicazioni mobilitò 500 miliardi tra il 1996 e il 2000. La portata degli attuali investimenti in intelligenza artificiale è quindi quindici volte superiore. Fa quasi sorridere pensare a quando credevamo che le dotcom avessero toccato il limite della spesa folle, ma la Silicon Valley ha sempre avuto un talento speciale per rendere piccolo il passato.
Il peso di questa colossale operazione finanziaria ricade principalmente su cinque giganti del settore, spesso chiamati hyperscaler tecnologici:
Amazon, Alphabet, Microsoft, Meta e Oracle.
Questi nomi dovrebbero coprire l'80% degli investimenti totali, arrivando a spendere circa 6.000 miliardi di dollari.
Secondo le analisi di Chaudeurge, solo nel 2027 queste società impegneranno 1.000 miliardi di dollari, pari al 3% del PIL degli Stati Uniti. Si tratta di una crescita della spesa di sei o sette volte superiore rispetto a quanto registrato solo un lustro fa.
Il nuovo assetto del mercato obbligazionario USA e il ruolo del debito
Fino a oggi queste aziende hanno utilizzato la propria liquidità interna, ma la situazione sta cambiando con una rapidità sorprendente. Il surplus di cassa annuale, ovvero la differenza tra entrate e spese in conto capitale, era di 200 miliardi di dollari nel 2025, ma si sta riducendo verso lo zero previsto per il 2026. Se queste società vorranno continuare a remunerare i propri azionisti, dovranno necessariamente emettere molto più debito. Già oggi esse rappresentano il 18% delle nuove emissioni nette sul mercato obbligazionario USA di alta qualità creditizia. È un dato che colpisce, se si considera che storicamente il peso dell'intero settore tecnologico in questo ambito era fermo al 4%.
Una tale concentrazione rappresenta un elemento di instabilità non solo per gli indici azionari come lo S&P 500, ma ora anche per il comparto delle obbligazioni.
“La concentrazione su poche aziende legate all'IA era già una fonte di fragilità per i principali indici azionari statunitensi come l'S&P 500; ora potrebbe diventarlo anche per il mercato obbligazionario”, continua Chaudeurge.
Per cercare di bilanciare i conti, molte aziende stanno riducendo i piani di riacquisto di azioni proprie, passati dai 140 miliardi del 2022 ai 90 miliardi stimati per il 2025. Contemporaneamente, il mercato si prepara a una ondata di nuove offerte pubbliche iniziali legate al finanziamento AI per imprese. Si attendono infatti le quotazioni di: SpaceX, OpenAI e Anthropic.
Queste operazioni, previste tra il 2026 e il 2027, potrebbero generare 200 miliardi di dollari in nuove azioni. Parliamo di un valore cinque volte superiore alla media annuale del mercato delle IPO negli Stati Uniti. I capitali privati non bastano più ed è diventato vitale attirare il risparmio dei mercati quotati.
Gli Stati Uniti stanno sfruttando la forza della propria piazza finanziaria per convogliare investimenti stranieri verso le proprie infrastrutture tecnologiche, consolidando il dominio sull'economia globale.
Le regole che governano gli indici vengono persino ammorbidite per permettere alla gestione passiva di partecipare rapidamente a queste nuove emissioni. Questo garantisce un flusso costante di denaro, dato che il peso degli USA negli indici globali come l'MSCI World è vicino al 75%. Pertanto, “i gestori patrimoniali che non si discostano dai benchmark non possono permettersi di sbagliare sulle prospettive di redditività futura dell'IA, poiché la loro allocazione di capitale è di fatto concentrata in modo sproporzionato su un settore e un Paese”, conclude Chaudeurge.
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Articolo del 03/06/2026