Solo pochi mesi prima, nel primo trimestre dell'anno, il surplus toccava i 98 miliardi di euro, mentre nello stesso periodo del 2025 si attestava a 91,7 miliardi. Questi numeri, diffusi da Eurostat, suggeriscono che il motore degli scambi europei stia tirando leggermente il fiato, pur rimanendo in territorio ampiamente positivo.
La dinamica interna dei conti mostra movimenti interessanti per il settore. Il surplus commerciale europeo ha subito una piccola contrazione, passando da 63,6 a 62,9 miliardi di euro. Anche il comparto dei servizi, solitamente molto tonico, ha visto scendere il proprio attivo a 41,7 miliardi rispetto ai 48,1 del trimestre precedente. Ma il vero crollo, quasi comico se paragonato alle altre voci, riguarda il conto dei redditi primari. Questa voce è scivolata dai 15,7 miliardi di inizio anno a un misero 0,8 miliardi: praticamente gli spiccioli che si dimenticano sul fondo di una borsa di lusso. Nel frattempo, il disavanzo dei redditi secondari è migliorato, scendendo a 25,2 miliardi di euro, mentre il conto capitale ha visto peggiorare il suo deficit fino a 16,2 miliardi.
Guardando fuori dai confini comunitari, la rete degli scambi disegna una mappa geografica molto netta. L'Unione Europea continua a macinare profitti record con alcuni partner storici:
- Regno Unito (+89,8 miliardi di euro);
- Svizzera (+23,9 miliardi di euro);
- Canada (+12,9 miliardi di euro);
- Brasile (+10,3 miliardi di euro);
- Hong Kong (+9,6 miliardi di euro).
Esistono però dei pesi massimi che continuano a drenare risorse dal sistema europeo. La Cina si conferma il gigante con cui il confronto è più difficile, generando un deficit per l'UE di 66,6 miliardi di euro. Anche il rapporto con gli Stati Uniti rimane in rosso, con un disavanzo di 30,3 miliardi. È curioso notare come, nonostante i proclami di indipendenza economica, la dipendenza da questi due mercati resti il nodo centrale della politica commerciale comunitaria. Le imprese che operano nell'eCommerce e nella logistica devono fare i conti con questi squilibri strutturali che condizionano i flussi globali.
Sul fronte dei movimenti di capitali, l'Europa si conferma un investitore attivo e proiettato verso l'esterno. Gli investimenti diretti esteri sono cresciuti di 120,5 miliardi di euro, a fronte di passività che sono aumentate solo di 1,4 miliardi. Questo significa che l'UE ha agito come un grande finanziatore globale, con deflussi netti pari a 119,1 miliardi. Al contrario, gli investimenti di portafoglio hanno attratto capitali verso il territorio europeo per un totale di 200,7 miliardi. Questo bilanciamento tra capitali in uscita e in entrata riflette la fiducia degli investitori istituzionali nella stabilità delle istituzioni, nonostante l'ombra dell'AI e delle nuove tecnologie stia ridisegnando i processi produttivi e la gestione finanziaria. Nonostante le fluttuazioni, la bilancia dei pagamenti UE rimane un indicatore solido, un termometro preciso per comprendere dove si sta spostando il baricentro della ricchezza mondiale.
Articolo redatto da Marcello Esposito, validato dalla redazione e corretto con sistemi di intelligenza artificiale per la sezione SEO/GEO.
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Articolo del 02/10/2026

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