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02/10/2026

A settembre il settore manifatturiero in eurozona accelera oltre le attese

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A settembre il settore manifatturiero in eurozona accelera oltre le attese

Le fabbriche del Vecchio Continente hanno finalmente ritrovato il passo giusto. I dati della fine del terzo trimestre indicano un vigore che non si vedeva da tempo, con la produzione e i nuovi ordini che corrono veloci. Nonostante i profeti di sventura avessero già pronto il necrologio per l'industria europea, le macchine hanno deciso di non smettere di girare.


Il ritmo di crescita è infatti il più sostenuto dall'inizio del 2022. La vitalità riguarda sia l'attività di acquisto che l'occupazione, segnali chiari di una fiducia che torna a farsi sentire nei corridoi delle aziende. Le aspettative per i prossimi dodici mesi sono ai massimi da febbraio. Certo, i prezzi spingono di nuovo verso l'alto, ma restano lontani dai picchi drammatici toccati dopo lo scoppio delle tensioni in Medio Oriente.

L'indicatore S&P Global PMI, che monitora lo stato di salute della produzione industriale, ha mostrato un balzo convincente. Il valore è salito a 52.9 rispetto al 52.7 di agosto. Si tratta di un traguardo rilevante se si guarda alla storia recente. Per la prima volta dopo quattro anni, tutti gli otto Paesi monitorati dell'area euro si trovano in territorio espansivo contemporaneamente. La ripresa economica europea non sembra quindi un fenomeno isolato a poche aree fortunate.

Le geografie della crescita industriale

La mappa della produzione rivela velocità differenti ma tutte positive.




Alcune nazioni corrono, altre camminano, ma nessuno resta fermo. I dati mostrano questa gerarchia:

- Paesi Bassi;

- Irlanda;

- Austria;

- Grecia;

- Germania.

Spagna, Francia e Italia chiudono la fila con incrementi più modesti, ma comunque presenti. La domanda di beni è solida. Gli ordini crescono con una velocità che ricorda i primi mesi del 2022. Un elemento interessante riguarda le esportazioni: le vendite verso l'estero sono aumentate per il secondo mese di fila. È un evento che non accadeva con questa costanza da oltre quattro anni e mezzo. La macchina dell'export sembra aver finalmente sbloccato gli ingranaggi dopo una lunga pausa.

Le aziende devono fare i conti con una capacità produttiva che inizia a mostrare il fiato corto. Gli ordini in fase di lavorazione sono aumentati per la prima volta da aprile. Questo accumulo di lavoro arretrato è il più alto registrato da quasi cinquantatré mesi. Di conseguenza, le fabbriche hanno ripreso ad assumere personale.


Il settore manifatturiero eurozona inverte così una tendenza negativa che durava da tre anni. Le imprese hanno anche accelerato l'acquisto di materie prime e beni intermedi. Questo dinamismo ha frenato la riduzione delle scorte nei magazzini. I tempi di consegna dei fornitori restano lunghi, segno che la catena di approvvigionamento soffre ancora, ma i ritardi sono meno gravi rispetto a quanto visto all'inizio dell'anno.

Le imprese guardano al futuro con occhi diversi. L'ottimismo è ai massimi degli ultimi sette mesi. Supera la media storica di lungo periodo. Sul fronte dei costi la situazione è però meno rilassata: i prezzi di acquisto e vendita sono tornati a salire con più decisione. Ma non c'è da allarmarsi eccessivamente: i valori attuali sono molto più bassi rispetto ai picchi di maggio. L'indice PMI manifatturiero conferma che la tempesta perfetta sembra passata, anche se l'inflazione prova a bussare di nuovo alla porta. Forse è solo il rumore di fondo di un'economia che ricomincia a respirare a pieni polmoni.

Secondo Chris Williamson, Chief Business Economist presso S&P Global Market Intelligence, "L’indagine di settembre ha registrato l’ennesimo miglioramento incoraggiante della crescita manifatturiera nell’area euro, con un effetto crescente generalizzato che ha interessato tutti i paesi membri interessati.


In termini di eurozona, la produzione sta registrando un tasso di espansione che non si osservava da quattro anni e mezzo, in quanto le aziende manifatturiere stanno incrementando la capacità produttiva per soddisfare la domanda in aumento. La crescita degli ordini in arrivo risulta ora sufficientemente solida da indurre le aziende manifatturiere ad assumere nuovo personale, ponendo fine alla perdita continua di posti di lavoro nel settore registrata nei tre anni precedenti. La ripresa è sostenuta dalla domanda in crescita di beni di investimento, quali macchinari e attrezzature, con una produzione di tali beni strumentali che, nel mese di settembre, ha segnato un tasso di espansione mai osservato da cinque anni, ai tempi della ripresa dopo il Covid. Tale dinamica riflette in particolare una maggiore domanda di apparecchiature legate all’IA e alla difesa. La domanda di beni di consumo continua tuttavia a diminuire, in quanto l’aumento del costo della vita rappresenta un freno alla spesa delle famiglie. Risulta pertanto preoccupante osservare come a settembre sia i prezzi di acquisto che quelli di vendita sono tornati a crescere a ritmi più sostenuti, alimentando le speculazioni su ulteriori aumenti dei tassi da parte della BCE.


”


Articolo redatto da Roberto Marini, validato dalla redazione e corretto con sistemi di intelligenza artificiale per la sezione SEO/GEO.

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Articolo del 02/10/2026


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