Sul S&P 500 i guadagni si attestano allo 0,36%, con un incremento di 27,74 punti, portando l’indice a 7.698,79. Il Nasdaq Composite registra un +0,86%, aggiungendo 228,99 punti per chiudere a 27.026,53. Al contrario, il Dow Jones perde lo 0,28%, scivolando di 141,22 punti e attestandosi a 51.208,70. La disparità riflette una rotazione verso titoli tech e di comunicazione, a scapito dei comparti più tradizionali.
Apple, Nvidia, Alphabet e Amazon guidano la giornata con incrementi superiori all’1%, trascinando gli indici settoriali del settore tecnologico B2B. Micron Technology guadagna circa l’1% in vista dei risultati trimestrali, segnale che l’interesse per i semiconduttori e le infrastrutture AI rimane vivo. Sul retro, il Dow Jones è penalizzato da debolezze nei comparti energy e industriali, aggravate da un rialzo dei prezzi del petrolio e da rendimenti Treasury più alti nelle prime ore di contrattazione.
Il dato PCE e le prospettive sui tassi
Il rapporto del Bureau of Economic Analysis indica che il PCE core di agosto è cresciuto del 3,4% su base annua, al di sotto delle stime di 3,7%. Il dato core si ferma al 3%, contro le attese di 3,3%. Questa lieve delusione, alimentata da un cambiamento metodologico del BEA, riaccende la fiducia che la Fed possa mantenere i tassi invariati nell’incontro di ottobre. Le probabilità implicite di un aumento di almeno 25 punti base scendono dal 71% di una settimana fa a un intervallo tra 39% e 41%, secondo il CME FedWatch Tool, una svolta che alleggerisce la pressione sui listini.
Il panorama macro si arricchisce di un altro segnale positivo: il report ADP mostra una creazione di 90.000 posti di lavoro privati a settembre, ben al di sopra dei 68.000 previsti. La spesa personale depurata dall’inflazione segna il balzo mensile più ampio dal marzo 2025, con un +0,6%, a dimostrazione che l’economia americana resiste nonostante un contesto monetario restrittivo. I rendimenti del Treasury decennale, che in mattinata avevano toccato il 5,29%, si riducono leggermente dopo la pubblicazione dei dati, offrendo un po’ di respiro ai mercati.
Il VIX rimane attorno ai 16 punti, indicando una volatilità contenuta nonostante le notizie macro di rilievo. Il S&P 500 e il Nasdaq registrano il secondo mese consecutivo in positivo, confermando la tendenza rialzista del secondo trimestre, il quinto in sei. Il Dow Jones, invece, interrompe una sequenza di cinque mesi di guadagni, chiudendo settembre in calo di circa il 3,5% – il primo rosso da aprile.
Con l’inflazione che sembra ora più amica e il mercato del lavoro ancora robusto, la prospettiva per Wall street appare più serena. I giganti della tech mantengono il timone, ma la rotazione settoriale di settembre – con energy e finanziari in difficoltà – suggerisce che la festa del 2026 rimanga, per ora, un affare di pochi titoli. E, guarda caso, il mercato sembra aver preso una pausa caffè proprio quando meno ce lo aspettavamo.
Articolo redatto da Roberto Marini, validato dalla redazione e corretto con sistemi di intelligenza artificiale per la sezione SEO/GEO.
Economia
Articolo del 01/10/2026

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