La delusione del mercato non è stata tanto nei numeri brillanti, ma piuttosto nel calo dell'1% delle consegne registrato nei secondi tre mesi dell'anno, un segnale che non è passato inosservato agli occhi degli investitori. Il quadro generale dell'Europa è apparso prevalentemente debole, sotto una pioggia di risultati aziendali e in attesa di chiarire il destino dell'accordo con la Casa Bianca sui dazi. Domani potrebbe scattare la temuta tariffa o l'intesa potrebbe consolidarsi. La Commissione Europea si aspetta che gli Stati Uniti diano attuazione all'accordo, applicando una riduzione del 15%, nonostante alcuni dettagli siano ancora in fase di definizione. Ad oggi, manca ancora una dichiarazione congiunta tra USA e UE, un'incertezza che alimenta la prudenza sui mercati. Così, Francoforte ha ceduto lo 0,74%, Parigi lo 0,99% e Amsterdam lo 0,72%. Madrid ha compiuto, ciononostante, un piccolo passo avanti, segnando un +0,25%, grazie ai risultati positivi di BBVA (+7,38%), che hanno sostenuto il settore bancario locale.
Fuori dal blocco euro, Londra è rimasta poco più che piatta, con un modesto +0,08%. Al contrario, l'andamento di Wall Street nella mattina americana ha mostrato un volto decisamente più positivo per S&P e Nasdaq. A trainare l'ottimismo sono state megacap come Meta Platforms (+11,43%) e Microsoft (+4,94%), che nella notte hanno svelato conti superiori a ogni aspettativa. Il colosso di Bill Gates, in apertura, ha persino superato i 4000 miliardi di capitalizzazione, un traguardo raggiunto finora solo da Nvidia. Questa situazione è assai favorevole alla propensione al rischio, con il mercato che attende stasera anche i risultati di altri due pesi massimi come Apple e Amazon. La mole di utili aziendali provenienti dagli USA ha in parte mitigato il ricordo dell'atteggiamento aggressivo mostrato ieri da Jerome Powell. Al termine della riunione di politica monetaria, i tassi sono rimasti invariati, ma con due voti contrari. La linea attendista scelta dal presidente della Federal Reserve ha ridimensionato le stime di un primo taglio del costo del denaro a settembre, scatenando, per l'ennesima volta, l'ira di Donald Trump.
L'ex presidente degli Stati Uniti oggi ha definito Powell non solo “troppo tardi”, ma anche “troppo stupido” per guidare la banca centrale statunitense. Il magnate ha minacciato, inoltre, quello che percepisce come un “rivale politico”, ribadendo che i costi per la ristrutturazione della sede della Fed a Washington sono stati eccessivi. Eppure, l'inflazione di giugno a stelle e strisce oggi sembra avallare la prudenza del banchiere centrale. Il dato PCE, monitorato con particolare attenzione dalla Fed, è salito dello 0,3% su base mensile e del 2,6% su base annua, contro il 2,5% atteso. Le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione sono, invece, apparse stabili. In questo contesto, il dollaro si avvia a chiudere con il primo guadagno mensile del 2025. Sebbene al momento il biglietto verde perda leggermente terreno contro l'euro, la moneta unica nelle ultime sedute ha ceduto circa il 3%, ma adesso recupera lo 0,4%, portando il cambio a 1,144. La divisa statunitense si apprezza, però, contro lo yen, dopo che la BOJ ha mantenuto i tassi di interesse a breve termine fermi allo 0,5% con un voto unanime.
La banca centrale giapponese ha anche aggiornato le previsioni di inflazione per il triennio al 2027, affermando che i rischi per le prospettive dei prezzi sono “grosso modo bilanciati”. Tra le materie prime, i prezzi del rame sono sprofondati, con il future di settembre che registra un calo del 21,73%. Questo forte arretramento è giunto dopo l'annuncio di Trump di dazi del 50% sui prodotti di rame semilavorati e sui derivati ad alta concentrazione di rame. L'oro spot mostra un buon tono, ma si mantiene sotto i 3300 dollari, mentre il petrolio è in ribasso e perde quasi il 2%. Il contratto Brent di ottobre è quotato a 71,22 dollari al barile. In Piazza Affari, le prese di profitto hanno pesato su Iveco, che ha perso il 4,5%. Questo è accaduto all'indomani dei conti, del taglio delle stime e, soprattutto, dell'accordo per la cessione, per 3,8 miliardi, della divisione veicoli commerciali all'indiana Tata Motors e della divisione Defense a Leonardo (-1,06%) per 1,7 miliardi.
In vetta al listino, invece, campeggia Prysmian (+2,74%). L'azienda è favorita, si osserva, dal vantaggio competitivo dato dalla presenza di stabilimenti del gruppo negli Stati Uniti e dal crollo dei prezzi del rame. Le banche hanno mostrato un andamento contrastato:
- Banco BPM +2,24%;
- Banca Mediolanum +1,17%;
- Unicredit +0,73%;
- Pop di Sondrio -3,45%;
- Intesa -2,41%;
- Mediobanca -0,31%. Le ultime due hanno risentito delle prese di profitto dopo il balzo della vigilia. La Piazzetta Cuccia, peraltro, non demorde e cerca di tenere alte le barricate contro MPS (-0,85%). L'ipotesi è di anticipare l'assemblea per il via libera all'offerta su Banca Generali. L'amministratore delegato Alberto Nagel ha affermato che “la nostra offerta può arrivare sul mercato prima della fine dell'offerta di MPS. Dipenderà dal calendario, dalle discussioni con Consob, ma può succedere”. Il settore petrolifero è apparso diviso, con Saipem in crescita dell'1,87%, ma Tenaris in calo del 6,2% dopo la pubblicazione dei conti.
Il timore dei dazi ha zavorrato anche Cucinelli (-4,4%) e Campari (-2,04%), riflettendo l'incertezza che grava su diversi settori sensibili al commercio internazionale. La volatilità del mercato rimane, dunque, una costante, con la Federal Reserve e le politiche commerciali che continuano a dettare il passo.

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Articolo del 31/07/2025