Il dilemma della Fed: l'inflazione USA spiazza i mercati e il dollaro si rafforza

Il dilemma della Fed: l'inflazione USA spiazza i mercati e il dollaro si rafforza

L'inflazione di fondo negli Stati Uniti, misurata dall'indice PCE core e attentamente osservata dalla Federal Reserve, ha superato le aspettative a giugno, raggiungendo un significativo 2,8%. Un dato che complica non poco le scelte di politica monetaria e genera interrogativi tra gli osservatori economici. Questa accelerazione inattesa del PCE core getta un'ombra sulle prospettive di una rapida normalizzazione dei prezzi, mantenendo alta la pressione sui decisori di Washington.

Nel dettaglio, il PCE statunitense a giugno ha mostrato una crescita dello 0,3% su base mensile, perfettamente in linea con le attese, dopo il +0,2% del mese precedente.



Su base annua, l'incremento è stato del 2,6%, un salto dal 2,4% (dato rivisto da un precedente 2,3%) e superiore alle previsioni del 2,5%. Il PCE core, depurato dalle componenti più volatili come energia e alimentari, ha segnato un aumento congiunturale dello 0,3%, in linea con le stime. Ma la vera sorpresa è arrivata dal dato annuale, che ha toccato il 2,8%, superando di poco il 2,7% atteso.

Questi numeri dipingono un quadro di marcata tensione nell'economia, una situazione che ha acuito le divergenze tra i membri della Federal Reserve durante la loro ultima riunione di politica monetaria. Da un lato, i progressi nella lotta all'inflazione sembrano essersi arenati. Il timore è che le politiche tariffarie introdotte dal presidente Donald Trump possano generare ulteriori spinte inflazionistiche. D'altro canto, una spesa al consumo in rallentamento, figlia di un mercato del lavoro che mostra segni di affaticamento, potrebbe innescare una più ampia decelerazione economica. Una bilancia delicata su cui pesano decisioni importanti.


La Federal Reserve, nella sua recente riunione, ha mantenuto invariato il costo del denaro per la quinta volta consecutiva. Ciononostante, il dissenso all'interno del FOMC (Comitato Federale del Mercato Aperto) è cresciuto, con due governatori che si sono espressi a favore di un taglio di un quarto di punto. Il presidente Jerome Powell è rimasto irremovibile, difendendo con convinzione la solidità del mercato del lavoro e sottolineando i persistenti rischi di rialzo per l'inflazione. A suo avviso, questi fattori giustificano il mantenimento degli attuali tassi di interesse. Il percorso verso la stabilità dei prezzi si rivela più tortuoso del previsto.

Questa settimana ha offerto un vero e proprio susseguirsi di dati economici di grande rilevanza per gli Stati Uniti. Mercoledì, il Prodotto Interno Lordo annualizzato del secondo trimestre ha superato nettamente le previsioni, attestandosi a un robusto 3%. Questo dato è in forte contrasto con il -0,5% della rilevazione precedente, superando il 2,6% atteso dal consensus.


L'attenzione si sposta ora sul consueto test mensile del mercato del lavoro americano, atteso per domani. Dalle 14:30 ora italiana, si attendono con impazienza gli aggiornamenti sulle nonfarm payrolls, per le quali il consensus indica un aumento di 104mila unità, sui salari medi e sul tasso di disoccupazione, che si prevede in lieve rialzo dal 4,1% al 4,2%.

Il dollaro statunitense continua a dominare la scena dei mercati valutari, sostenuto da un recente e significativo apprezzamento. La nostra analisi suggerisce che questa corsa al rialzo della valuta americana potrebbe ancora proseguire. Il "biglietto verde" ha mostrato una notevole resilienza, in linea con le nostre proiezioni, grazie a dati sul PIL superiori alle attese e a una Federal Reserve che non ha ceduto alle pressioni del presidente Donald Trump. Anche se il FOMC ha riconosciuto un rallentamento economico e due membri, Bowman e Waller, hanno votato per un taglio, come previsto, la conferenza stampa del presidente Powell ha mantenuto un tono risoluto e orientato al rigore.


Powell ha ribadito l'aspettativa di un impatto inflazionistico di breve durata, definendo appropriata una politica monetaria moderatamente restrittiva. Questo rafforzamento del dollaro aggiunge un'ulteriore variabile al già complesso quadro economico globale.


Il dilemma della Fed: l'inflazione USA spiazza i mercati e il dollaro si rafforza
Clicca per ingrandire l'immagine



marketing - retail - ecommerce - intelligenza artificiale - AI - IA - digital transformation - pmi - high yield - bitcoin - bond - startup - pagamenti - formazione - internazionalizzazione - hr - m&a - smartworking - security - immobiliare - obbligazioni - commodity - petrolio - brexit - manifatturiero - sport business - sponsor - lavoro - dipendenti - benefit - innovazione - b-corp - supply chain - export - - punto e a capo -