Al contempo, il rallentamento dei prezzi alimentari è stato evidente, passando dal +3,8% al +3,6%. Questo trend è stato guidato soprattutto dagli alimentari non lavorati, che hanno visto la loro crescita scendere dal +5,6% al +4,8%. Anche il cosiddetto carrello della spesa, che comprende beni alimentari, per la cura della casa e della persona, ha rallentato il suo passo, attestandosi a un +3,2% dal +3,4% precedente. Questo alleggerimento sul costo dei beni di prima necessità offre un piccolo respiro. L'inflazione di fondo, quella che esclude i beni energetici e gli alimentari freschi, è rimasta invariata al +2,1%, a dimostrazione di una certa resilienza nelle componenti strutturali dei prezzi. A settembre 2025, l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (NIC), escludendo i tabacchi, ha evidenziato una variazione mensile negativa del -0,2%, ma ha mantenuto la sua crescita annua al +1,6%.
Questa apparente stabilità annuale cela, come detto, movimenti interni significativi. Si sono registrati diversi andamenti per gli aggregati di spesa:
- I prezzi degli alimentari non lavorati hanno rallentato la loro corsa, scendendo dal +5,6% al +4,8%.
- Gli alimentari lavorati, invece, hanno visto una leggera accelerazione, passando dal +2,7% al +3,0%.
- Gli energetici regolamentati hanno subito un'accelerazione più marcata, salendo dal +12,9% al +14,0%.
- Gli energetici non regolamentati hanno mostrato un segnale di ripresa, con il calo che si è attenuato dal -6,3% al -5,2%.
La componente di fondo dell'inflazione, che depurata da energetici e alimentari freschi rimane stabile al +2,1%, suggerisce che le pressioni sui prezzi derivanti da altri settori dell'economia non sono mutate in modo significativo. Tuttavia, se si escludono solo i beni energetici, l'inflazione rallenta, dal +2,3% al +2,1%.
La crescita tendenziale dei prezzi dei beni ha mostrato un leggero incremento, passando dal +0,6% al +0,7%. Al contrario, quella dei servizi ha rallentato, attestandosi al +2,6% dal +2,7%. Questo ha comportato una riduzione del differenziale inflazionistico tra servizi e beni, che si è portato a +1,9 punti percentuali, rispetto ai +2,1 del mese precedente. I prodotti ad alta frequenza d'acquisto hanno registrato un'accelerazione nei prezzi, salendo dal +2,3% al +2,7%. La variazione congiunturale negativa dell'indice generale è stata influenzata in larga parte dalla diminuzione dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti, che hanno segnato un -3,3%. Questa flessione è stata in parte mitigata dalla crescita dei prezzi degli alimentari non lavorati, che hanno visto un incremento del +0,6%. L'inflazione acquisita per l'anno 2025 è pari al +1,7% per l'indice generale e al +2,0% per la componente di fondo, fornendo una prospettiva sulle dinamiche future.
Secondo le stime preliminari, l'indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) ha registrato una variazione mensile del +1,3%. Questo dato, che tiene conto della fine dei saldi estivi – un fattore non incluso nel NIC – porta l'IPCA annuo a un +1,8%, in crescita rispetto al +1,6% del mese precedente.

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Articolo del 30/09/2025