Pil: nel terzo trimestre 2025 cresce ancora e cambia le prospettive

Pil: nel terzo trimestre 2025 cresce ancora e cambia le prospettive

Le proiezioni economiche sull'Italia sono state ufficialmente ritoccate al rialzo. Questo è quanto emerge dalla revisione dei conti trimestrali fornita dall'ISTAT, un dato che offre una prospettiva più ottimistica sulla salute dell'economia nazionale rispetto alle prime valutazioni di fine ottobre. Si tratta di una correzione che sposta leggermente in avanti l'asticella della crescita congiunturale e tendenziale. La variazione del Prodotto interno lordo (Pil), depurata dagli effetti di calendario e destagionalizzata, ha mostrato un incremento dello 0,1% rispetto al trimestre precedente. Confrontando i dati con il medesimo periodo del 2024, la crescita è stata del 0,6%. Questi numeri sono superiori alle stime iniziali che avevano indicato un Pil stazionario (0,0%) su base congiunturale e in aumento contenuto (0,4%) su base annua.



Resta invece ferma la crescita acquisita per l'anno 2025, confermata allo 0,5%, un elemento fondamentale per chi effettua stime ISTAT economia 2025. Nonostante il terzo trimestre del 2025 abbia registrato lo stesso numero di giornate lavorative del terzo trimestre dell’anno precedente, il leggero surplus di quattro giornate rispetto al secondo trimestre ha comunque fornito un contesto favorevole. Questi dati delineano un quadro di resilienza, soprattutto per le aziende che operano nel cuore produttivo del Paese, tra Milano e il Nord Italia. L'analisi della domanda interna rivela che le imprese e i consumatori hanno ripreso a spendere. Tutti i principali aggregati interni hanno mostrato segnali positivi nel periodo in esame: i consumi finali nazionali sono aumentati dello 0,1%; gli investimenti fissi lordi in crescita significativa, toccando un aumento dello 0,6%. Questi investimenti rappresentano una spinta vitale per il tessuto economico B2B. La domanda nazionale al netto delle scorte ha fornito un contributo complessivo di 0,2 punti percentuali alla crescita del Pil.


In particolare, i consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private (ISP) hanno contribuito per 0,1 punti, così come gli investimenti fissi lordi per ulteriori 0,1 punti. La spesa delle Amministrazioni Pubbliche (AP) è rimasta sostanzialmente neutra per la crescita. Un fattore rilevante di sostegno è venuto dalla dinamica del commercio internazionale. Le esportazioni sono cresciute in misura decisa, registrando un +2,6% (ma non dovevamo perire sotto i dazi?), superando l'aumento delle importazioni, che si sono attestate a +1,2%. La domanda estera netta ha fornito un contributo significativo, pari a +0,5 punti percentuali. Questa forte performance delle esportazioni dimostra una rinnovata competitività delle merci prodotte in Italia sui mercati globali. Ciononostante, il saldo negativo della variazione delle scorte e degli oggetti di valore ha frenato la crescita per un pesante -0,6 punti percentuali. Questa dinamica segnala una possibile riduzione degli inventari aziendali, un elemento che merita attenzione nei prossimi trimestri. Guardando ai diversi settori produttivi, si notano andamenti distinti, fornendo un quadro chiaro dell'andamento settore servizi e industria Italia.


Il valore aggiunto dei servizi è cresciuto dello 0,2%, un segnale della loro importanza crescente nell'economia. Anche il settore agricolo ha registrato un buon risultato, con un incremento dello 0,8%. Al contrario, l'industria ha mostrato una flessione congiunturale, diminuendo dello 0,3%. Infine, anche il mercato del lavoro ha seguito la tendenza positiva generale. Le ore lavorate sono aumentate dello 0,7%, un segnale che le aziende hanno avuto bisogno di maggiore manodopera per sostenere la produzione e la domanda. Parallelamente, le unità di lavoro sono cresciute dello 0,6%. È stimato inoltre un aumento dei redditi di lavoro dipendente pro-capite, saliti dello 0,8%.


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