
L'equilibrio dell'export Italia extra UE affronta un momento di pressione, secondo gli ultimi dati forniti da Istat. L'analisi sull'interscambio commerciale ottobre 2025 rivela infatti un quadro caratterizzato da flessioni congiunturali significative, specie sul fronte delle esportazioni. I flussi commerciali verso i Paesi non appartenenti all'UE27 hanno registrato una contrazione notevole, sollevando interrogativi sulle dinamiche dei mercati internazionali e sulle scelte strategiche delle aziende italiane, in particolare quelle attive nel segmento B2B. Si stima che a ottobre 2025 si sia verificato un calo congiunturale per entrambi i flussi di scambio con i mercati extra UE27.


La flessione è risultata più marcata per l'export, diminuito del 3,7%, a fronte di una riduzione più contenuta per le importazioni, che si sono attestate a -0,6%.
Questo arretramento dell'export su base mensile è essenzialmente attribuibile alla minore vendita di tre categorie merceologiche fondamentali: energia (-14,6%); beni strumentali (-13,8%); beni di consumo durevoli (-1,0%). Ciononostante, non tutti i settori hanno sofferto. Sono invece aumentate le vendite di beni intermedi, con una crescita del 3,0%, e quelle relative ai beni di consumo non durevoli, che hanno segnato un incremento del 2,2%. Dal lato dell'import, la riduzione complessiva è stata causata principalmente dalla minore richiesta di beni di consumo durevoli (-6,1%), energia (-3,3%) e beni strumentali (-2,5%).
Considerando il periodo più ampio, il saldo commerciale italiano resta comunque in positivo, un segnale di resilienza strutturale cruciale per l'economia nazionale e per la stabilità finanziaria delle imprese che operano nell'internazionalizzazione.
A ottobre 2025, l'avanzo commerciale Italia settori extra UE27 è stato di 5.321 milioni di euro, un valore leggermente superiore ai 5.269 milioni registrati nello stesso mese del 2024. Questo dato rassicurante maschera, però, una dinamica sottostante complessa. Il deficit legato specificamente all'energia si è ridotto a -3.428 milioni (rispetto ai -4.770 milioni dell'anno precedente), ma l'avanzo relativo ai prodotti non energetici ha subito una diminuzione, scendendo da 10.039 milioni a 8.749 milioni.
Osservando la performance su base trimestrale, si conferma il rallentamento. Nel trimestre agosto-ottobre 2025, rispetto ai tre mesi precedenti, le esportazioni hanno mostrato una diminuzione dell'1,4%. A questa riduzione hanno contribuito in particolare le minori vendite di beni di consumo durevoli (-6,8%), non durevoli (-3,5%) e beni strumentali (-4,9%). Però, si sono distinte in positivo le esportazioni di energia (+11,2%) e beni intermedi (+6,2%). Nello stesso periodo, l'import ha visto una contrazione dello 0,6%, trainata dal calo degli acquisti di energia (-8,6%) e beni strumentali (-0,5%).
Nonostante il calo congiunturale, l'analisi annuale (o tendenziale) dell'export Italia extra UE evidenzia un andamento positivo. L'export complessivo cresce del 3,5% a ottobre 2025 (anche se in netto rallentamento rispetto al +10,9% di settembre). Questa crescita tendenziale è sostenuta da incrementi robusti in aree chiave per il Made in Italy, specialmente in Lombardia e nel Veneto, aree storicamente votate all'esportazione. Le vendite di beni intermedi sono aumentate del 10,7%, quelle dei beni di consumo non durevoli del 10,1% e l'export energetico è cresciuto del 4,8%. Nello stesso contesto, l'import ha registrato un incremento tendenziale del 4,1%, quasi totalmente spiegato dalla forte spinta degli acquisti di beni di consumo non durevoli (+46,6%).
Un'analisi geografica dettagliata dell'interscambio commerciale ottobre 2025 mostra forti divergenze nelle performance verso i principali mercati partner. A ottobre 2025, si registrano ampi incrementi nelle esportazioni verso:
- Svizzera (+34,9%);
- Paesi OPEC (+15,7%);
- Stati Uniti (+9,6%);
- Giappone (+7,2%).
Al contrario, si evidenzia una netta diminuzione delle vendite in direzione di mercati chiave, come: Turchia (-35,3%), Regno Unito (-12,6%), Cina (-5,8%) e Paesi ASEAN (-4,7%).
Sul fronte delle importazioni, sono gli Stati Uniti a guidare la crescita tendenziale con un impressionante +89,4%. Crescono in maniera significativa anche gli acquisti da Paesi MERCOSUR (+26,8%) e dalla Cina (+13,1%). Nondimeno, si registrano riduzioni negli acquisti dagli altri partner principali extra UE27. Le flessioni tendenziali più ampie riguardano i Paesi OPEC (-23,4%) e il Regno Unito (-19,2%).
Guardando i primi dieci mesi del 2025, l'export complessivo verso i Paesi extra UE si mantiene in territorio positivo, segnando un +2,6% (+3,0% se depurato dall’energia). La crescita dell'import risulta però molto più sostenuta, raggiungendo il +5,4%. Questo differenziale spiega il leggero assottigliamento dell'avanzo commerciale complessivo extra UE, che nei primi dieci mesi è sceso a 40,6 miliardi di euro, dai 45,3 miliardi registrati nel periodo omologo del 2024, confermando come la competitività debba essere costantemente monitorata.

Dir. Responsabile Gigi Beltrame - Dir. Editoriale Claudio Gandolfo
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