HCOB PMI Flash Eurozona: a settembre forte calo di nuovi ordini
HCOB PMI Flash Eurozona: a settembre forte calo di nuovi ordini


Con il calo della domanda che ha causato un’ulteriore contrazione dell’attività, a fine del terzo trimestre dell’anno il settore privato dell’eurozona continua a registrare valori in diminuzione. La riduzione generale della produzione è stata guidata ancora una volta dal settore manifatturiero, anche se è il secondo mese consecutivo che l’attività dei servizi indica una contrazione. Malgrado le aziende abbiano continuato ad aumentare gli organici nel mese di settembre, il tasso di creazione occupazionale è stato solo marginale per l’evidente capacità produttiva in eccesso e le più cupe previsioni sul futuro dal trimestre finale dello scorso anno. I prezzi di acquisto, nonostante un mercato della domanda debole, hanno continuato a salire a ritmo sostenuto, segnando un tasso di inflazione persino più alto di agosto. Allo stesso tempo, i prezzi di vendita hanno registrato l’aumento più debole in oltre due anni e mezzo a causa del modesto potere di determinazione dei prezzi.



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Produzione e domanda

Mentre il terzo trimestre volge alla conclusione, l’Indice HCOB PMI Flash della Produzione Composita dell’eurozona destagionalizzato, calcolato sulla base dell’85% circa delle consuete risposte dell’indagine, ha registrato a settembre 47.1, salendo marginalmente da 46.7 di agosto ma indicando di nuovo un forte calo su base mensile dell’attività economica. Salgono a quattro i mesi consecutivi di contrazione dell’attività. È il secondo mese consecutivo in cui la produzione di entrambi i settori monitorati segna una contrazione, mentre l’attività del terziario indica di nuovo un calo. Detto ciò, il tasso di contrazione dei servizi è leggermente rallentato rispetto ad agosto risultando comunque molto minore del manifatturiero. Il tasso di decremento della produzione del manifatturiero è rimasto invariato rispetto a quello più rapido registrato il mese scorso. Fatta eccezione per il breve periodo di crescita nel primo trimestre di quest’anno, la produzione del settore manifatturiero dell’eurozona sta segnando un calo continuo da metà 2022. Al centro di quest’ultima contrazione dell’attività economica c’è di nuovo un deterioramento della domanda dei clienti, e questo quarto mese consecutivo di calo dei nuovi ordini ne mostra l’evidenza. Inoltre, la flessione di settembre è stata forte, la più elevata da novembre 2020. I nuovi ordini manifatturieri sono di nuovo diminuiti rapidamente, ma l’accelerazione del declino generale si è concentrata nel settore terziario, dove il crollo dei nuovi ordini è stato il più forte dal periodo pandemico. Di fatto, ad esclusione dei mesi affetti dalle restrizioni da Covid-19, il calo dei nuovi ordini dei servizi è stato il più elevato da maggio 2013. Ancora più veloce dei nuovi ordini generali è stato il declino delle nuove commesse estere.

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Occupazione, capacità operativa e ottimismo

Al fine di mantenere i livelli di attività, il forte calo di nuove commesse ha spesso spinto le aziende ad occuparsi delle commesse inevase, il cui livello quindi a settembre si è di nuovo ridotto notevolmente. L’ultima contrazione è stata la più elevata da giugno 2020. A fine terzo trimestre, le aziende dell’eurozona hanno anche segnalato un affievolimento dell’ottimismo sulle previsioni dell’attività nei prossimi dodici mesi. Nonostante il campione monitorato abbia continuato a prevedere un aumento dell’attività nei prossimi 12 mesi, la fiducia è scesa al valore minimo da novembre dell’anno scorso, diminuendo in entrambi i settori e con il manifatturiero che è rimasto di poco in territorio positivo. La combinazione di capacità in eccesso e il calo della fiducia sulle previsioni future, ha nuovamente spinto le aziende ad avere maggiore cautela nelle assunzioni. Anche se i livelli occupazionali di settembre sono marginalmente aumentati, il tasso di assunzione è stato il secondo più lento per la seconda volta in 32 mesi di sequenza di crescita. Il quarto mese consecutivo di riduzione degli organici manifatturieri è stato compensato dal leggero rialzo del personale terziario. Oltre che a tagliare i posti di lavoro, le aziende manifatturiere dell’eurozona ha anche ridotto molto l’attività di acquisto, diminuendo le scorte di acquisti e prodotti finiti, con un calo di questi ultimi che è stato il maggiore in due anni. Il calo delle richieste di approvvigionamento ha reso le spedizioni dei fornitori più veloci, registrando l’ottavo mese consecutivo di riduzione dei tempi di consegna. Il tasso di accelerazione delle consegne è stato elevato, ma il più basso da febbraio.

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Inflazione: segnali contrastanti

In merito all’inflazione, a settembre si sono registrati andamenti differenti: aumenti più forti dei prezzi di acquisto in contrasto all’indebolito tasso di inflazione dei prezzi di vendita. I prezzi di acquisto hanno indicato il tasso di incremento più rapido in quattro mesi, che però è rimasto nettamente inferiore alla media dei tre anni passati. L’inflazione è stata guidata dal settore terziario, dove i prezzi hanno registrato un forte rialzo causato dall’aumento dei salari e del carburante. Il manifatturiero, invece, ha indicato il settimo calo mensile consecutivo dei prezzi d’acquisto. Nonostante il maggiore tasso di inflazione dei costi, l’indebolimento del mercato della domanda ha spinto le aziende ad imporre un aumento dei prezzi di vendita minore rispetto ad agosto. Infatti, quest’ultimo rialzo tariffario è stato solo modesto ed il più debole da febbraio 2021. I prezzi di vendita del manifatturiero sono diminuiti a ritmo elevato e accelerato, mentre l’inflazione delle tariffe terziarie applicate ai clienti è scesa ai minimi in 25 mesi.



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Tendenze nazionali

Germania e Francia, le due maggiori economie dell’eurozona, sono i principali fautori del crollo generale dell’attività di settembre. La Germania ha registrato il terzo calo mensile consecutivo della produzione e a tasso forte, anche se leggermente meno accentuato di agosto. La produzione manifatturiera ha indicato il più rapido tasso di contrazione dall’inizio della prima ondata della pandemia da Covid-19, mentre l’attività terziaria ha indicato una riduzione marginale. In Francia la contrazione è stata più evidente, con il maggiore decremento dell’attività da novembre 2020. Ad esclusione dei mesi affetti dalla pandemia, questa è stata la riduzione più elevata in più di un decennio. I tassi di declino sono accelerati sia nel manifatturiero che nel terziario. Il resto dell’eurozona ha segnalato un’attività economica rimasta pressoché stabile a settembre. Anche se la produzione manifatturiera è diminuita per il sesto mese consecutivo, ha indicato il calo il più debole da aprile. Allo stesso tempo, l’attività terziaria è leggermente risalita a ritmo più forte di agosto.



Si prevede un terzo trimestre in contrazione

Secondo Cyrus de la Rubia, Chief Economist presso Hamburg Commercial Bank, “I dati PMI del settore dei servizi dell’eurozona mostrano una situazione cupa ma non del tutto disastrosa. Di certo, l’attività si è ridotta ancora una volta e i nuovi ordini hanno riportato la terza contrazione mensile consecutiva. Ciononostante, a settembre le aziende stanno assumendo personale ad un tasso che in qualche modo è risultato più veloce rispetto a quello di agosto. Le imprese stanno quindi mostrando ancora un po’ di resilienza e ottimismo malgrado la diminuzione della domanda. Detto questo, prevediamo per l’eurozona un terzo trimestre in contrazione, e le nostre previsioni a brevissimo termine, che comprendono gli indici PMI, indicano un calo dello 0.4% rispetto al secondo trimestre. I dati HCOB PMI dell’eurozona per il settore dei servizi mostrano alla Banca Centrale Europea un boccone amaro da mandare giù. I prezzi di acquisto, per i quali i salari giocano un ruolo importante, sono risultati più veloci a settembre e per il secondo mese consecutivo. Anche i prezzi di vendita continuano ad aumentare, ma con una pressione al rialzo sempre più debole. Se questi ultimi danno forse conforto ai funzionari della banca centrale, la pressione sui prezzi di acquisto mostra quanto il rischio della spirale prezzisalari debba restare sotto lo sguardo attento della BCE. L’ostacolo principale continua ad arrivare dal settore manifatturiero, dove il flusso dei nuovi ordini continua a deteriorarsi. Le imprese continuano a ridurre le loro giacenze degli acquisti, anche se questo calo ha perso vigore. In linea con la tendenza globale, l’utilizzo delle giacenze però potrebbe terminare nei prossimi mesi, creando un importante presupposto per la ripresa del settore manifatturiero, da noi previsto ad inizio dell’anno prossimo. In termini di debolezza del settore manifatturiero, la Francia si sta mettendo al passo con la Germania. Il PMI francese continua di fatto a peggiorare mentre quello della Germania ha indicato un marginale rialzo da un livello molto basso. Nel settore dei servizi, quello francese è in una situazione di gran lunga peggiore rispetto alla Germania. Allo stesso tempo, ci sono segnali di stabilizzazione del settore dei servizi tedesco e di ulteriore peggioramento in Francia. Questo si collega forse al fatto che il settore dei beni di lusso e dei servizi giocano un ruolo più importante in Francia che in Germania. Quando la situazione peggiora, sono questi i primi settori a risentirne, molto più di quelli non legati ai beni di lusso”.


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