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Confcommercio, consumi: per tornare ai livelli pre-Covid bisogna attendere fine 2023
Confcommercio, consumi: per tornare ai livelli pre-Covid bisogna attendere fine 2023


Nonostante tutte le incertezze e le criticità che caratterizzano il quadro congiunturale l’economia italiana continua a mostrare segnali di inaspettata vivacità. Dopo un eccellente 2021, un primo trimestre del 2022 positivo contro ogni previsione, anche il trimestre che sta per chiudersi supera le attese con una crescita stimata attorno al mezzo punto percentuale in termini congiunturali. Il 3% di variazione del PIL nell’anno in corso diventa un obiettivo raggiungibile, sebbene non scontato.
La ricetta che accomuna questi piccoli miracoli - di importanza eccezionale, però, se visti in sequenza e posti a sistema - potrebbe essere stata la buona cooperazione tra settore privato e controparte pubblica. Le istituzioni, insomma, hanno giocato e fatto giocare una partita che si sta svolgendo favorevolmente. Motivo in più per proseguire nella collaborazione, magari sempre più mirata, selettiva, efficace.
D’altra parte non si possono né si devono nascondere le insidie che occupano il nostro futuro prossimo, e che già si possono cogliere nelle dinamiche attuali. Nonostante il buon risultato del trimestre, nei mesi di maggio e giugno il Pil ha mostrato, secondo le nostre stime, una tendenza alla riduzione (-0,3% in termini congiunturali), dinamica che ha portato a giugno ad una variazione del 2,1% nel confronto annuo. I consumi, misurati nella metrica dell’ICC, sono in crescita (+3,4% su maggio del 2021), sospinti dall’incremento della propensione al consumo dovuto alla fortissima voglia di ritorno alla normalità da parte delle famiglie dopo la pandemia e nonostante la guerra alle porte dell’Europa. Ma, nel complesso, è una crescita eterogenea. In linea con quanto rilevato ormai da alcuni mesi anche a maggio 2022 la domanda si è orientata principalmente verso il recupero della componente relativa ai servizi (+18,3% nel confronto annuo) soprattutto quelli legati al turismo, che comincia a beneficiare anche del ritorno degli stranieri, e al tempo libero. Per i beni (-1,4% su maggio 2021) la situazione appare più complessa con settori in piena crisi, come l’automotive, ed altri, come l’abbigliamento e le calzature e alcuni durevoli per la casa, in cui la ripresa è alterna e stentata. Per gli alimentari la riduzione è da ricollegarsi sia ad un effetto sostituzione con i consumi fuori casa sia a comportamenti più prudenti delle famiglie, soprattutto di quelle a basso reddito, in considerazione dell’accentuarsi delle tensioni inflazionistiche su alcuni beni.



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Tensioni inflazionistiche che non accennano ad attenuarsi. Sulla base delle nostre stime, a giugno si dovrebbe registrare, rispetto a maggio, un incremento dei prezzi al consumo dello 0,5% con una variazione del 7,3% su base annua.
Allo stato attuale i comportamenti delle famiglie non sembrano risentire in pieno della fiammata inflazionistica, ma presto l’effetto dei maggiori prezzi sul reddito reale e sul potere d’acquisto della ricchezza detenuta in forma liquida si farà vedere. Le spese obbligate sono destinate ad incrementare la loro quota dentro il budget delle famiglie; ne soffriranno, di conseguenza, i consumi liberi che in molti casi sono ben lontani dall’avere recuperato i livelli pre-pandemici.
Vi è il rischio che quanto si temeva per la prima parte del 2022 sia solo rimandato alla seconda parte, in particolare dal prossimo mese di settembre quando, finito l’effetto delle vacanze estive, si tornerà a fare i conti con i costi dell’inflazione.

Pil torna a crescere, ma potrebbe fermarsi

Ad aprile 2022 la produzione industriale, dopo la sostanziale stasi di marzo, ha registrato una crescita dell’1,6% termini congiunturali. Il confronto su base annua registra un incremento del 3,7%. Nello stesso mese la tendenza al recupero dei livelli occupazionali ha mostrato una battuta d’arresto, con una diminuzione dello 0,1% su marzo. Nel confronto con lo stesso mese del 2021 la variazione è del +3,0%.
Anche a maggio 2022 il sentiment degli imprenditori del commercio al dettaglio ha mostrato segnali di recupero (+1,8% su aprile).
L’alternanza di dati positivi e di moderate battute d’arresto, associate al permanere di tensioni sul versante dei costi e alle difficoltà che permeano parte del sistema produttivo, rendono particolarmente incerto e debole il prosieguo della ripresa.
Secondo le nostre stime, il PIL dovrebbe registrare nel mese in corso una riduzione dello 0,3% su maggio. Nel confronto annuo la variazione si attesterebbe al 2,1%. Nel complesso del secondo trimestre dell’anno la crescita dovrebbe attestarsi allo 0,5% congiunturale, dato favorito dalla positiva eredità lasciata da febbraio e marzo, e al 3,9% rispetto al secondo trimestre del 2021.

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ICC (Indicatore Consumi Confcommercio): servizi in calo

A maggio 2022 l’Indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) segnala un incremento, su base annua, del 3,4%, in netto ridimensionamento rispetto alla variazione di aprile. Il dato comincia a riflettere gli effetti di un confronto con mesi in cui le condizioni di operatività delle imprese sono diventate via via più favorevoli.
In linea con quanto registrato ormai da mesi l’incremento della domanda ha interessato in misura più significativa i servizi (+18,3%) a fronte di un ridimensionamento della componente relativa ai beni (-1,4%) dato su cui pesa la crisi del settore automobilistico e il ridimensionamento della domanda per gli alimentari.
Nonostante i progressi registrati nel corso degli ultimi mesi la domanda, calcolata nella metrica dell’ICC, nel confronto con maggio 2019 risulta ancora inferiore del 6,7%. Per i servizi il calo si attesta al 14,9%.

Bene il turismo male l’automotive

Anche a maggio 2022 i recuperi più significativi della domanda, nel confronto con il 2021, si sono registrati per i servizi legati al turismo e alla fruizione del tempo libero. Nonostante la decisa ripresa registrata negli ultimi periodi, che ha permesso a molte aziende di recuperare una parte delle ingenti perdite registrate negli ultimi due anni, in molti casi i livelli di consumo sono ancora distanti dai valori pre-pandemici. Va segnalato anche come, in alcuni casi, le stime per il mese di maggio segnalino valori superiori a quelli rilevati nello stesso mese del 2019. Non in tutti i casi il dato è rappresentativo di un completo recupero. In particolare, per l’abbigliamento e le calzature si è osservato dal 2020 uno spostamento degli acquisti che in precedenza venivano effettuati ad aprile al mese di maggio.
Particolarmente critica si conferma, anche a maggio, la situazione nel comparto dell’automotive, settore in cui il clima d’incertezza rende particolarmente difficile immaginare a breve una ripresa significativa della domanda. Anche per i beni alimentari la domanda consolida i segnali d’indebolimento emersi negli ultimi mesi. Situazione che riflette, oltre allo spostamento di parte dei consumi verso il fuori casa, anche comportamenti d’acquisto delle famiglie più prudenti in considerazioni dell’accentuarsi delle tensioni inflazionistiche.

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La corsa dell’inflazione non si arresta

Sulla base delle dinamiche registrate dalle diverse variabili che concorrono alla formazione dei prezzi al consumo si stima per il mese di giugno 2022 una variazione dello 0,5% in termini congiunturali e del 7,3% su base annua. Il permanere di tensioni sui mercati delle materie prime, energetiche e non, e di difficoltà lungo le filiere di produzione e distribuzione, continuano a rendere molto complessa l’individuazione di un punto di svolta. Le tensioni inflazionistiche si sono ormai diffuse in molti settori sulla spinta degli ingenti aumenti dei costi registrati dalle imprese. Il permanere di questa situazione, e la conseguente progressiva erosione dei redditi reali delle famiglie, non potrà non avere conseguenze, nella seconda parte del 2022, sulle decisioni d’acquisto delle famiglie.

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