
Nonostante le incertezze nel panorama economico globale, l'export regionale Italia 2025 ha mostrato una straordinaria resilienza e dinamicità nel terzo trimestre, stando alle recenti stime diffuse dall'Istat. Il dato più sorprendente emerge dal netto ribaltamento nelle performance territoriali. Storicamente dominato dal Nord, lo slancio maggiore arriva ora dalle regioni del Centro. Questa ondata di crescita congiunturale delle vendite all'estero ha interessato quasi tutte le ripartizioni geografiche del Paese. Soltanto il Mezzogiorno, inteso come Sud e Isole, ha registrato una dinamica negativa. Nel periodo tra luglio e settembre 2025, la crescita congiunturale delle esportazioni è stata più che positiva.


L'aumento più ampio, e il più inatteso, è stato registrato dal Centro, che segna un significativo +3,2%. Questa performance export Centro Italia supera nettamente quella del Nord. I numeri sono stati comunque robusti per le due ripartizioni settentrionali, con il Nord-ovest e il Nord-est che hanno registrato entrambe un +2,4%. Sud e Isole, invece, chiudono il trimestre in flessione, seppur contenuta, con un -0,9%. Analizzando i primi nove mesi dell'anno, i dati Istat commercio estero consolidano la tendenza. La crescita tendenziale dell'export nazionale in valore si attesta al +3,6%. Questa cifra è una sintesi di andamenti estremamente differenziati. L’aumento è trainato in modo decisivo dalle vendite del Centro, che registrano un balzo in avanti del +14,3%. Le regioni centrali, in particolare, forniscono gli impulsi positivi maggiori, contribuendo a spiegare oltre i tre quarti della crescita complessiva italiana. Aumenti più moderati si riscontrano per il Sud (+3,2%), il Nord-ovest e il Nord-est, entrambi fermi a +1,9%. Il quadro muta radicalmente se si osservano le Isole: la contrazione è ampia e preoccupante, con un -7,3%.
Le singole regioni che hanno contribuito maggiormente a spingere l'export regionale Italia 2025 sono state: il Friuli-Venezia Giulia, con un +22,5%; la Toscana, che ha registrato un +20,2%; il Lazio, con un solido +14,0%; All’opposto, le flessioni più ampie che hanno zavorrato il dato nazionale si concentrano principalmente nelle regioni del Sud e Isole: la Basilicata (-12,1%); la Sardegna (-11,5%); il Molise (-7,7%); la Sicilia (-5,1%). Questa eccezionale crescita è fortemente dipendente da specifici settori merceologici, confermando le aree di specializzazione produttiva che stanno vivendo un vero boom. Una spinta determinante è arrivata dal settore farmaceutico. L'aumento delle vendite di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici, in particolare da Toscana, Lazio, Lombardia, Campania e Abruzzo, ha spiegato ben 3,0 punti percentuali della crescita su base annua dell'export nazionale. Questo trend export settori farmaceutici è il vero motore della performance italiana.
Un ulteriore contributo positivo, pari a 1,2 punti percentuali, deriva dalle maggiori esportazioni di metalli di base e prodotti in metallo (esclusi macchine e impianti) dalla Toscana, e di mezzi di trasporto (autoveicoli esclusi) dal Friuli-Venezia Giulia. Però, non tutte le dinamiche sono state favorevoli. La riduzione di alcune categorie di prodotti ha agito come un freno, fornendo un contributo negativo totale di -1,1 punti percentuali. Questa contrazione è dovuta alle minori vendite di: articoli sportivi, giochi, strumenti musicali, preziosi, strumenti medici e altri prodotti n.C.A. Dalla Toscana; di coke e prodotti petroliferi raffinati da Sicilia e Sardegna; e di autoveicoli da Piemonte e Campania. Guardando ai partner commerciali, le regioni che hanno registrato gli aumenti più consistenti hanno cementato le relazioni con mercati chiave. La Toscana, per esempio, ha incrementato massicciamente le vendite verso la Francia (+49,5%), la Spagna (+85,4%), la Svizzera (+101,7%), gli Stati Uniti (+12,5%) e i paesi OPEC (+40,4%). Il Lazio ha trovato un partner di crescita fondamentale negli Stati Uniti (+74,2%), mentre il Friuli-Venezia Giulia ha registrato performance eccezionali verso gli Stati Uniti (+55,3%) e la Germania (+67,5%).
È interessante notare, comunque, che il contributo negativo più significativo proviene dal calo delle vendite della Toscana verso la Turchia (-44,7%). Un’analisi più granulare, scendendo al livello provinciale, rivela l'effettiva concentrazione di questo slancio. Performance eccezionalmente positive sono state registrate, tra le altre, da: Firenze; Trieste; Frosinone; Varese e Arezzo. Al contrario, i contributi negativi più pesanti, spesso legati alle flessioni settoriali specifiche, provengono da province rilevanti per il commercio italiano. Tra queste si segnalano Milano, Siracusa, Cagliari, Siena e Venezia. Queste dinamiche locali sono fondamentali per comprendere dove si concentra e dove manca la forza trainante dell'attuale commercio estero italiano.

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