Le pressioni inflazionistiche sugli indici dei prezzi al consumo negli USA sono rimaste marginali. Il trasferimento dei costi si è verificato senza generare danni economici su scala globale. Il deficit commerciale statunitense, anzi, si è ampliato: -1.230 miliardi di dollari nel 2025 contro -1.204 miliardi nel 2024.
I mercati hanno imparato a gestire le comunicazioni rumorose dell’amministrazione americana, dimostrando una resilienza superiore alle aspettative.
Nuovo equilibrio del commercio globale
Le statistiche mostrano che l’Asia, inclusa la Cina, è ora al centro delle esportazioni mondiali. Questo shift ha ridotto la dipendenza dalle economie tradizionali basate sulle esportazioni, come quelle europee, creando un eccesso di capacità produttiva con effetti disinflazionistici.
- le importazioni mondiali sono dominate da Asia e Stati Uniti;
- la domanda interna di questi paesi risulta più robusta rispetto al resto del mondo;
- gli investitori dovrebbero riconsiderare le proprie posizioni alla luce di questa riconfigurazione.
“Conserviamo il nostro orientamento positivo verso i mercati azionari, dove la performance è trainata dalla crescita prevista degli utili più che dalle valutazioni”, afferma Aumond.
Nel contesto di interconnessioni commerciali sempre più strette, i settori più interessanti rimangono quelli supportati da una domanda solida: i mercati azionari statunitensi, gli asiatici avanzati e le economie emergenti dell’Asia. La tecnologia, dall’hardware alle applicazioni, è il filo conduttore di questa opportunità. L’attuale shock energetico, tuttavia, potrebbe esercitare una pressione al ribasso su alcuni segmenti industriali e tecnologici asiatici nel breve periodo. In sintesi, i dazi commerciali hanno avuto un impatto limitato, mentre la dinamica del commercio globale si sta spostando verso l’Asia, creando nuove prospettive per gli investitori orientati al settore tecnologico e ai mercati emergenti.
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Articolo del 08/04/2026