

I cosiddetti hyperscalers, giganti come Alphabet, Microsoft e Amazon, stanno riversando centinaia di miliardi in queste strutture essenziali. Le stime attuali prevedono che i costi infrastrutturali globali per l'AI potrebbero toccare i 3.000 miliardi di dollari entro il 2030. Un mercato enorme, in continua espansione. In questo scenario, la Deutsche Bank ha giocato un ruolo cruciale, finanziando principalmente le aziende che forniscono servizi a questi colossi tecnologici. Tra i beneficiari di questi prestiti figurano realtà come la svedese EcoDataCenter e la canadese 5C. Tali finanziamenti appaiono, a prima vista, solidi, essendo garantiti da contratti a lungo termine stipulati con i giganti del mercato tech. Una copertura rassicurante in un contesto così dinamico. Ma allora, cosa preoccupa? I dubbi affiorano per due ragioni fondamentali:
- Si stanno investendo cifre colossali in un'industria in gran parte non testata, il cui sviluppo futuro resta incerto e imprevedibile;
- Gli asset fisici, ovvero l'hardware dei data center, subiscono un deprezzamento rapidissimo, diventando obsoleti a causa dell'inarrestabile progresso tecnologico.
Se la domanda di AI dovesse rallentare o se la tecnologia evolvesse più velocemente del previsto, il valore di questi asset e la sostenibilità dei prestiti potrebbero crollare improvvisamente. Uno scenario che potrebbe bruciare miliardi di investimenti, deludendo coloro che hanno affidato i propri capitali alla Deutsche Bank. Per mitigare questo significativo rischio finanziario, la banca sta esplorando vie complesse e costose per un'operazione di hedging. Una strada possibile consiste nel vendere allo scoperto un paniere di azioni legate all'AI. In caso di un crollo del settore, la banca subirebbe perdite sui prestiti, ma le posizioni corte genererebbero profitti, bilanciando in parte il danno. L'aspetto critico è che operare allo scoperto in un mercato in piena euforia è un'attività estremamente onerosa. Un'altra opzione considerata è l'acquisto di protezione tramite una transazione nota come Synthetic Risk Transfer (SRT). Questa manovra implica che la Deutsche Bank paghi un premio, assimilabile a una polizza assicurativa, a investitori terzi, ad esempio hedge fund.
Questi ultimi si farebbero carico delle eventuali perdite sui prestiti concessi ai data center. Anche in questo caso, gli assicuratori
- richiederebbero premi molto elevati, dato il rischio concentrato e la natura innovativa del settore. Una strategia che ricorda le mosse di Michael Burry prima della crisi immobiliare. Ciononostante, all'interno della stessa banca, non tutti condividono le medesime preoccupazioni. Gli analisti della Deutsche Bank hanno pubblicato una nota verso la fine di settembre che minimizzava i timori di una bolla AI. Con una certa ironia, hanno utilizzato strumenti di AI per analizzare la frequenza con cui le pubblicazioni in lingua inglese menzionavano una bolla dell'AI. La loro argomentazione era chiara: Una bolla dell'AI è già scoppiata: la bolla di chi dice che c'è una bolla. Si è passati così da una potenziale mania di investimenti a una contromania di scetticismo esagerato. Il tempo dirà chi avrà la visione più corretta, se gli analisti ottimisti o i gestori del rischio che, nel dubbio, cercano l'ombrello.

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