Per la prima volta dalla fine del 2023, la produzione segnala due flessioni mensili consecutive. La situazione non è però uniforme ovunque: il comparto Software e comunicazione ha mostrato una vitalità sorprendente, bilanciata purtroppo da un crollo speculare nei Servizi al consumo. A quanto pare, in questo momento storico le aziende preferiscono investire in un nuovo sistema gestionale piuttosto che offrire un pacchetto vacanze ai propri clienti, un paradosso che fotografa bene le priorità attuali del mercato.
Le ragioni di questa frenata dell'attività economica PMI sono legate a diversi fattori esterni:
- il perdurare delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente che spaventa gli investitori;
- l'impennata dei costi aziendali legati a energia e carburanti;
- una domanda interna che fatica a trovare ossigeno;
- la debolezza cronica dei volumi di nuovi ordini.
I nuovi ordinativi totali hanno mostrato un timido incremento, ma il dato è poco rassicurante se confrontato con le medie storiche del comparto.
La nota dolente arriva dai mercati esteri: le esportazioni di servizi hanno subito il calo più brusco degli ultimi dieci mesi. Il conflitto in Medio Oriente non solo crea instabilità politica, ma colpisce direttamente il portafoglio dei clienti internazionali, rendendoli più cauti e riducendo il loro potere d'acquisto. Le aziende del settore terziario italiano si trovano in una morsa: da un lato devono gestire l'inflazione dei costi, dall'altro non riescono a trasferire interamente questi aumenti sui prezzi finali. Solo il 14% delle imprese intervistate ha infatti ritoccato al rialzo i propri listini ad aprile. Questo significa che il peso dei rincari energetici e salariali viene assorbito direttamente dai margini di profitto delle società, che scelgono di non pesare ulteriormente sulle tasche di chi acquista.
Anche il fronte occupazionale riflette questa prudenza estrema. Sebbene si sia registrato un lieve aumento dei posti di lavoro, la dinamica appare fragile e molto lontana dai ritmi di crescita necessari per una ripresa solida.
Nondimeno, la capacità operativa risulta in eccesso: i dati indicano infatti la tredicesima riduzione del lavoro arretrato negli ultimi quattordici mesi. Il calo del lavoro inevaso è accelerato toccando i massimi da agosto 2024, evidenziando che le strutture aziendali sono attualmente sovradimensionate rispetto agli ordini in entrata.
Le prospettive per i prossimi dodici mesi rimangono orientate verso un cauto ottimismo, eppure il sentimento positivo è ai minimi termini. L'idea che la guerra possa durare ancora a lungo influisce pesantemente sulle aspettative degli imprenditori, rendendo ogni previsione di lungo periodo un esercizio di speranza più che di calcolo matematico. L'attività economica PMI nel nostro Paese resta legata a variabili che sfuggono al controllo dei singoli manager: il settore terziario italiano attende segnali di distensione internazionale per tornare a correre. In sintesi, il quadro economico attuale vede un'Italia che resiste ma non avanza, intrappolata tra costi aziendali ai massimi dall'inizio del 2023 e una domanda estera che sembra essere entrata in una fase di letargo forzato.
Secondo Eleanor Dennison, Economist presso S&P Global Market Intelligence, "In questo inizio di secondo trimestre, sul settore terziario in Italia continua a pesare l’incertezza dovuta all’inizio del conflitto in Medio Oriente. Non soltanto le aziende hanno continuato ad affrontare crescenti pressioni dei costi, ma anche la domanda ha accusato il colpo e, sebbene i nuovi ordini abbiano ricominciato a crescere, il rialzo è stato il più debole dall’inizio dell’anno. I dati di aprile hanno messo in evidenza il divario più grande tra gli indici PMI dei prezzi da fine 2022: le aziende, nel timore di scoraggiare una domanda già debole, hanno avuto maggiore difficoltà nel trasferire il peso dei costi sui clienti finali. È chiaro che, se continua, tale riduzione di margini si riverserà negativamente sul mercato del lavoro e sugli effetti degli investimenti”.
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Articolo del 06/05/2026