La tesi dell'accusa era chiara: l'azienda avrebbe costruito un monopolio consolidando Chrome come browser predefinito su una vasta gamma di dispositivi, in particolare quelli equipaggiati con il sistema Android, anch'esso sotto il controllo di Google. Le scelte operate dal gigante tecnologico erano state considerate illegali dal giudice Amit Mehta, ma la decisione finale sul destino di Chrome e Android si è rivelata meno punitiva di quanto molti si aspettassero. Nonostante la vittoria sul fronte della scissione, la sentenza ha comunque imposto a Google delle nuove responsabilità. L'azienda sarà tenuta a condividere alcune delle sue vaste raccolte di dati con altre imprese del settore. Inoltre, le è stata imposta una restrizione significativa sulla sua capacità di stipulare accordi con altre aziende tecnologiche volti a promuovere l'uso privilegiato di Chrome. Proprio quest'ultimo aspetto, secondo l'accusa, aveva rappresentato un elemento cruciale del successo di Chrome, sfruttato in maniera illecita per consolidare la propria posizione.
Possedere un monopolio in un determinato settore economico non è di per sé una violazione della legge. La contestazione del Dipartimento di Giustizia ruotava attorno all'idea che Google avesse raggiunto questa posizione dominante attraverso mezzi illeciti e, successivamente, l'avesse mantenuta con strategie non conformi alla normativa. Oggi Chrome può contare su circa 3,5 miliardi di utenti a livello globale, detenendo una quota di mercato che supera il 60% nel segmento dei browser. Le inserzioni pubblicitarie veicolate tramite questo browser costituiscono, peraltro, la fonte principale delle entrate per Google. Le motivazioni fornite dal giudice Mehta per non aver optato per la vendita di Chrome sono particolarmente rivelatrici. Il magistrato ha sottolineato l'impatto dei sistemi di intelligenza artificiale come ChatGPT e la profonda incertezza che questi hanno introdotto nel comparto tecnologico. Questi chatbot stanno diventando strumenti sempre più diffusi per la ricerca di informazioni, affiancando o talvolta sostituendo i tradizionali motori di ricerca.
Il loro rapido successo ha generato nuove sfide e non poche difficoltà per molte delle principali aziende tecnologiche. Questa pronuncia non incide solo su Google; essa definisce un precedente importante nel dibattito sempre più acceso sul potere delle grandi aziende tecnologiche. È un verdetto che, pur salvando Chrome e Android da una separazione forzata, mette in luce la necessità di un riequilibrio delle dinamiche di concorrenza nel mercato digitale, soprattutto in un'era dove l'AI sta riscrivendo le regole del gioco. Google è, in realtà, la componente più significativa e riconoscibile del gruppo Alphabet, rappresentandone il motore economico più potente.

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Articolo del 03/09/2025
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