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03/06/2026

PMI Composito Eurozona: a maggio l'inflazione porta a una nuova contrazione dell'economia

PMI Composito Eurozona: a maggio l'inflazione porta a una nuova contrazione dell'economia

L'attività delle imprese nel vecchio continente scivola ai minimi da un anno e mezzo, segnando un momento di forte tensione per l'economia dell'eurozona. I dati dell'indice PMI elaborati da S&P Global mostrano un quadro meno brillante del previsto, con una produzione che cala e ordini che sembrano svanire nel nulla. La domanda estera pare essersi presa una pausa non richiesta, portando i nuovi contratti verso il basso con una velocità che non si vedeva da tempo. È la prima volta che assistiamo a una contrazione mensile consecutiva dalla fine del 2024.


Non è esattamente lo scenario che un manager vorrebbe trovarsi sulla scrivania il lunedì mattina, tra un caffè amaro e una pila di scadenze.

Il motore europeo tossisce rumorosamente. L'Indice PMI della Produzione Composita dell'Eurozona è sceso a 48.5 punti a maggio, restando pericolosamente sotto la soglia critica di 50.0. Questo valore separa la crescita dalla recessione tecnica. Aprile si era fermato a 48.8, ma il peggioramento attuale risulta evidente. Sono i servizi a trascinare giù la media complessiva, mentre il comparto manifatturiero prova a resistere, pur rallentando vistosamente. Le aziende si ritrovano oggi con troppa capacità produttiva e poche richieste reali da soddisfare, un disequilibrio che mette a rischio i piani di investimento per il prossimo trimestre.

Le grandi potenze dell'area non aiutano a invertire la rotta. La situazione appare frammentata, come evidenzia il grafico:

- la Germania registra una flessione significativa dell'attività industriale;

- la Francia segue a ruota con una domanda interna decisamente debole;

- l'Italia mostra segnali di resistenza con una crescita comunque marginale;

- la Spagna riesce a mantenere la testa fuori dall'acqua nonostante il contesto;

- il settore dei servizi europeo soffre la frenata generalizzata dei consumi.




Le pressioni sui prezzi restano un nodo difficile da sciogliere per la BCE. I costi di acquisto per le imprese sono saliti ai massimi dalla fine del 2022, creando una pressione sui margini che difficilmente potrà essere assorbita a lungo. I listini di vendita seguono la stessa scia. Si osserva un'accelerazione dell'inflazione per il terzo mese consecutivo. Le aziende scaricano i costi a valle per sopravvivere, ma il mercato fatica a digerire questi aumenti continui. Il commercio elettronico e l'eCommerce risentono di questo calo del potere d'acquisto, con volumi che faticano a stabilizzarsi.

Le prospettive per il settore privato e i rischi occupazionali

I nuovi ordini ricevuti dall'estero sono il vero freno per le vendite. Il calo delle esportazioni del settore privato è stato il più rapido dell'ultimo anno, colpendo duramente le filiere produttive integrate. Con la riduzione delle commesse, le imprese hanno riportato livelli di capacità in eccesso che iniziano a pesare sui bilanci. La diminuzione delle giacenze è la più alta degli ultimi 14 mesi.


Questo scenario ha iniziato a erodere anche la stabilità del mercato del lavoro. Si registra infatti una riduzione dell'occupazione, la più elevata degli ultimi cinque anni e mezzo, per quanto il fenomeno sia ancora considerato lieve dagli osservatori.

Ciononostante, si nota un piccolo spiraglio di ottimismo in un mare di numeri rossi. La fiducia per il futuro è leggermente migliorata rispetto ai minimi toccati ad aprile. Le aspettative delle imprese sono in ripresa, ma restano comunque deboli se confrontate con la media storica. Siamo ancora lontani dai valori osservati prima delle tensioni in Medio Oriente, che continuano a influenzare i costi energetici e la logistica globale. La gestione aziendale dovrà fare i conti con un'incertezza persistente, dove l'adozione di nuove tecnologie come l'AI potrebbe rappresentare una variabile per ottimizzare i processi, ma non una soluzione immediata ai problemi di domanda aggregata.

L'economia dell'eurozona si trova dunque a un bivio. Se da un lato l'inflazione corre, dall'altro la produzione fatica a trovare nuovi sbocchi.


I dati di maggio confermano che il rallentamento non è un episodio isolato, ma una tendenza che coinvolge i pilastri del sistema produttivo europeo. La capacità di reazione di Germania e Francia sarà determinante per capire se la contrazione rimarrà modesta o se si trasformerà in qualcosa di più profondo. Per ora, il settore dei servizi e il manifatturiero restano in attesa di segnali chiari di ripresa, mentre i mercati osservano con attenzione ogni mossa delle banche centrali.

Secondo Chris Williamson, Chief Business Economist presso S&P Global Market Intelligence, "Con l’attività economica che a maggio ha indicato il secondo mese consecutivo di calo, appare sempre più probabile che in questo secondo trimestre l’economia scivoli in contrazione. A meno che a giugno non vi siano cambiamenti significativi, i dati PMI indicano un calo del PIL trimestrale dello 0.2%. La pressione dei prezzi è intanto salita ai livelli più preoccupanti in più di tre anni, provocando timori di un’inflazione che nei prossimi mesi potrebbe avvicinarsi al 4%.


La BCE non accoglierà felicemente questa pressione dei prezzi, e tenderà ad agire rapidamente per evitare che l’aumento dell’inflazione si consolidi. Tuttavia, il timore dei responsabili delle politiche monetarie è certamente quello di un rialzo dei tassi in una fase di rallentamento economico, che farebbe crescere il rischio di recessione. Quindi, se un rialzo dei tassi di interesse potrebbe essere visto come un’assicurazione, altri aumenti sarebbero di difficile applicazione se l’economia continua ad indebolirsi, soprattutto perché lo stesso rallentamento della domanda limiterà il potere sui prezzi e la crescita dei salari
”.

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Articolo del 03/06/2026