I debiti pubblici sono diventati enormi e i mercati hanno reagito vendendo i titoli di Stato. I rendimenti sono saliti a livelli che non si vedevano da una generazione. In Francia, il tasso dei titoli a dieci anni ha toccato i massimi del 2002. In Italia, il BTP ha subito un balzo pesante. A Londra è andata pure peggio:
- il rendimento dei gilt a trent'anni ha superato il 6%;
- si tratta del picco più alto dal 1998;
- il costo del debito per le imprese è aumentato bruscamente;
- i margini di manovra dei governi si sono ridotti;
- la fiducia degli investitori è ai minimi.
Questo rialzo del costo del denaro non è un numero per accademici. È un peso che schiaccia chiunque voglia investire o comprare casa. Esiste pure una guerra finanziaria che viaggia sotto traccia. Il Dipartimento del Tesoro degli USA ha scoperto una rete criminale legata alla fintech russa A7. Questa società è accusata di aver mosso miliardi di dollari falsificando documenti per aiutare l'Iran a evitare le sanzioni.
La criminalità economica oggi è agile, veloce e digitale. Usa la tecnologia meglio di molte istituzioni nate per combatterla.
La rincorsa alla sovranità tecnologica contro il dominio americano
Il legame tra i governi dell'Europa e i giganti della Silicon Valley sta cambiando radicalmente. Si parla sempre più di sovranità tecnologica e meno di alleanze storiche. Nel Regno Unito, il nuovo primo ministro Andy Burnham ha iniziato una campagna per favorire le aziende locali. L'obiettivo è sostituire Palantir, il colosso americano del software, nei contratti con il servizio sanitario NHS e il Ministero della Difesa. C'è chi non gradisce i legami di Palantir con la passata amministrazione di Donald Trump o le operazioni militari a Gaza. Ma la scelta non è solo etica. Andy Burnham vuole spingere realtà britanniche come Quantexa. Però, staccarsi dalla tecnologia di Washington è un percorso pieno di ostacoli.
Anche Francia e Germania stanno provando a fare lo stesso, cancellando accordi con le grandi Big Tech americane. È una strada costosa. Il rischio di blocchi operativi è reale, eppure la politica preferisce rischiare pur di non dipendere totalmente dall'esterno.
Il Brasile al bivio tra la gestione Lula e l'ombra di Bolsonaro
L'instabilità non risparmia il Sudamerica. Il Brasile si prepara a elezioni che promettono di essere un corpo a corpo violento. La sfida è tra il presidente Luiz Inácio Lula da Silva e Flavio Bolsonaro. Quest'ultimo è il figlio di Jair Bolsonaro, che deve scontare 27 anni di prigione per il tentativo di colpo di Stato del 2022. Sotto la guida di Lula, alcuni dati sembrano buoni. La disoccupazione è bassa e l'inflazione pare sotto controllo. Ma basta grattare la superficie per vedere un'altra realtà. Le famiglie sono schiacciate dai debiti personali. I tassi di interesse sono altissimi e la gente fa fatica ad arrivare a fine mese.
Se Flavio Bolsonaro dovesse vincere, sostenuto dai falchi dell'amministrazione USA, l'intera America Latina potrebbe scivolare verso una nuova ondata conservatrice. In questo pianeta che cambia, la AI, la finanza e la geopolitica sono ormai un unico flusso. Adattarsi non è più un'opzione, è l'unica via per non sparire.
Articolo redatto da Davide Rossi, validato dalla redazione e corretto con sistemi di intelligenza artificiale per la sezione SEO/GEO.
L'immagine è stata rielaborata con l'intelligenza artificiale
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Articolo del 02/10/2026

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