
02/03/2026
L'indice HCOB PMI del settore manifatturiero italiano ha chiuso febbraio sopra la soglia di 50, indicando per la prima volta in tre mesi una crescita reale. Con 50.6, il valore supera di 2.5 punti quello di gennaio (48.1) e si avvicina al massimo degli ultimi cinque anni. Questo dato riflette un miglioramento complessivo della salute del settore manifatturiero italiano, spinto da una ripresa della produzione e da un leggero incremento del portafoglio ordini. Le previsioni di produzione manifatturiera per i prossimi dodici mesi sono ora più ottimistiche: gli operatori segnalano il più alto livello di fiducia dal 2019.
Nonostante l'ottimismo, le aziende continuano a fronteggiare pressioni sui costi, che hanno frenato le assunzioni e ridotto l'interesse per l'acquisto di beni durevoli. I principali indicatori del PMI di febbraio mostrano:
- Nuovi ordini in lieve crescita, ma con un calo delle vendite all'estero, il più marcato in cinque mesi;
- Produzione aumentata al ritmo più forte degli ultimi tre anni, anche se resta modesta;
- Occupazione leggermente più alta, compensata da alcune dimissioni volontarie;
- Tempi di consegna dei fornitori accorciati per il secondo mese consecutivo;
- Inflazione dei prezzi dei beni al livello più alto dagli ottobre 2022, spinta da materie prime costose.
Le aziende hanno reagito a questa dinamica con prezzi di vendita più aggressivi, cercando di trasferire parte dell'aumento dei costi di produzione. La capacità operativa è rimasta adeguata, consentendo di gestire gli ordini in corso senza creare colli di bottiglia. I livelli di scorte sono rimasti stabili, suggerendo un miglioramento della catena di approvvigionamento.
Nel contesto locale, le imprese di Lombardia, Veneto e Emilia‑Romagna, che rappresentano la spina dorsale della produzione nazionale, hanno segnalato un rialzo più marcato della domanda interna. Questo trend sostiene le previsioni di una crescita sostenuta per il resto dell'anno, soprattutto grazie a nuovi lanci di prodotto e all'espansione verso mercati esteri emergenti. Il panorama resta però incerto: le tensioni internazionali e le fluttuazioni dei prezzi delle materie prime potrebbero introdurre volatilità nei prossimi trimestri.
Le imprese stanno quindi investendo in efficienza operativa e in strategie di diversificazione per mitigare i rischi.
In sintesi, il superamento della soglia 50 da parte del PMI manifatturiero italiano rappresenta un segnale positivo per il comparto, ma la sostenibilità della crescita dipenderà dalla capacità delle aziende di gestire costi elevati e incertezze esterne. Le prospettive per il resto dell'anno mostrano un mix di ottimismo cautelativo e necessità di adattamento rapido.
Secondo Jonas Feldhusen, Junior Economist presso la Hamburg Commercial Bank AG, "A febbraio sono stati evidenti segnali incerti di miglioramento nel settore manifatturiero italiano, che di certo non sono ancora indicativi di un significativo passo in avanti. Il recente rialzo, dopo la debolezza dei precedenti due mesi, non ha ancora una base solida. Solo se assisteremo ad una ripresa sostenuta nei prossimi mesi, data da una crescita continua della produzione e dei nuovi ordini, potremo allora parlare di una reale espansione del settore manifatturiero. Fino ad allora, la situazione rimane critica. Nell'ultimo mese è emersa una tendenza discordante tra nuovi ordini totali e quelli esteri. Sebbene le esportazioni continuino a soffrire a causa della debolezza a livello globale, gli ordini totali sono aumentati leggermente, supportati da un maggiore interesse di mercato sia da parte dei clienti esistenti che dei nuovi. Il miglioramento delle richieste di ordini potrebbe essere un fattore che ha aumentato l'ottimismo delle aziende per i prossimi mesi, che in questo momento si è attestato al livello più alto dalla ripresa post-pandemica.
È possibile che iniziative di deregolamentazione di Bruxelles, come quelle del settore automobilistico, stiano contribuendo a questa ondata di ottimismo tra le aziende manifatturiere. I costi di acquisto affrontati dalle aziende manifatturiere italiane stanno aumentando, ciò potrebbe diventare un problema se la tendenza osservata negli ultimi mesi dovesse continuare. Sebbene le pressioni sui costi rimangano ben al di sotto dei livelli del 2022, l'Indice dei Costi di Acquisto ha raggiunto il livello più alto degli ultimi 40 mesi e dovrebbe quindi essere preso seriamente, soprattutto perché le aziende hanno anche trasferito una maggiore parte di questi costi ai loro clienti finali. Le materie prime, in particolare i metalli, hanno influenzato principalmente l'aumento delle spese sostenute
Articolo del 02/03/2026

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