HCOB PMI Manifatturiero Italia: a continua la contrazione
HCOB PMI Manifatturiero Italia: a continua la contrazione


Lo stato di salute del settore manifatturiero italiano è ancora peggiorato a giugno, segnando, dopo il breve periodo di miglioramento di marzo, il terzo mese consecutivo di crisi delle condizioni operative. L'indebolimento della domanda ha portato le aziende a ridurre la produzione a un ritmo accelerato. Nonostante l'accelerazione della pressione sui costi, i prezzi di vendita sono stati nuovamente ridotti, in quanto le imprese hanno scelto di restringere i margini di profitto per rimanere competitivi sui prezzi. Tuttavia, la fiducia sulle prospettive future è migliorata rispetto a maggio.



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L'Indice HCOB PMI (Purchasing Managers' Index TM) sul Settore Manifatturiero Italiano, un indicatore composito a una cifra della prestazione del settore manifatturiero derivato da indicatori relativi a nuovi ordini, produzione, occupazione, tempi di consegna dei fornitori e scorte di acquisto, è salito appena da 45.6 di maggio a 45.7 di giugno.

Condizioni operative peggiorate

Considerata la variazione minima dell’indice principale, le condizioni operative sono peggiorate di nuovo in modo sostanziale. Produzione e scorte di acquisti a giugno hanno mostrato maggiori contrazioni, controbilanciando ampiamente le influenze positive degli altri tre indici che compongono il PMI principale. Dai dati raccolti, i volumi di produzione del settore mostrano un declino che va di pari passo al rallentamento del mercato. Il tasso di contrazione è stato notevole ed il più elevato in sette mesi. La domanda di beni manifatturati in Italia ha continuato a deteriorarsi alla fine del trimestre, con un nuovo rapido calo dei nuovi ordini. Tra i commenti che mostrano condizioni di mercato sfavorevoli, le aziende partecipanti all’indagine hanno collegato la flessione all'esitazione dei clienti. La domanda è apparsa debole a livello internazionale con i nuovi ordini esteri diminuiti a un ritmo storicamente elevato. A giugno, le aziende hanno ridotto le quantità di acquisti in modo sostanziale, e al tasso più rapido di quest'anno ancora in corso. Il campione monitorato ha menzionato le minori necessità di scorte aggiuntive di fattori produttivi optando quindi per una riduzione dei costi di magazzino. Inoltre, la riduzione dell’acquisto dei fattori produttivi è stata netta e accelerata fino a raggiungere il valore più alto in sei mesi, con le imprese che hanno collegato l'ultimo calo a una riduzione intenzionale delle scorte. Per le aziende che hanno acquisito beni produttivi, i tempi medi di consegna si sono nuovamente ridotti. Sebbene marginale, l'ultimo miglioramento è stato il quinto consecutivo su base mensile. Le aziende che partecipano all’indagine hanno attribuito il miglioramento alla maggiore capacità operativa dei fornitori e alla disponibilità di materiali.

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I dati dell'indagine di giugno hanno fornito ulteriore evidenza dell'eccesso di capacità produttiva presso i manifatturieri italiani, con un nuovo calo degli ordini inevasi. Infatti, il livello del lavoro inevaso si è ridotto al ritmo più elevato da ottobre dello scorso anno, e i dati riportati lo hanno collegato agli sforzi di ottimizzazione da parte delle imprese.
Una nota positiva è rappresentata dal fatto che, sebbene a giugno le imprese manifatturiere abbiano continuato a ridurre il proprio organico, il tasso di riduzione è stato più contenuto rispetto a maggio e solo marginale.

Ma c’è ottimismo per il futuro

Le aziende a giugno si sono anche mostrate più ottimiste rispetto ai livelli di produzione future. Infatti, più della metà (51%) delle aziende monitorate sono convinte che la produzione aumenterà nel corso dei prossimi dodici mesi, contro l’11% che è invece risultata pessimista. La fiducia è stata generalmente sostenuta da previsioni di miglioramenti delle condizioni degli affari.
Per quanto riguarda i prezzi, le aziende manifatturiere italiane hanno registrato un aumento delle pressioni sui costi, con segnalazioni di aumenti dei prezzi delle materie prime e dei costi di spedizione. Il tasso di inflazione dei prezzi dei fattori produttivi è stato marcato e il più forte in un anno e mezzo. Nonostante l'aumento dei costi, le aziende hanno scelto di ridurre nuovamente i prezzi di vendita per rimanere competitive.

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La ripresa non arriva

Secondo Tariq Kamal Chaudhry Economist presso Hamburg Commercial Bank, “Continua la crisi dell’industria italiana, con l’HCBO PMI del settore manifatturiero italiano che, pur non scendendo ulteriormente rispetto al mese precedente, con un valore di 45.7 continua a non mostrare alcun segnale di ripresa. Vista l’attuale situazione deludente, è sorprendente quanto le aziende manifatturiere italiane siano ottimiste rispetto al futuro.
La breve ripresa osservata in primavera è svanita rapidamente. La produzione è scesa nettamente rispetto al mese precedente e, inoltre, le scorte degli acquisti e dei prodotti finiti si sono contratte, evidenziando ancora dinamiche deboli. L’industria italiana continua a cimentarsi con prezzi in netto aumento. I costi dei beni produttivi sono aumentati ancora più del mese precedente, nonostante il calo della domanda che sta ostacolando le imprese. Secondo i dati raccolti, l’incremento dei costi è il riflesso dell’aumento dei prezzi delle materie prime e dei trasporti. Ad aggravare la situazione c’è stata anche l’impossibilità delle aziende di trasferire gli aumenti sui prezzi di vendita ai clienti, visto che le tariffe a giugno si sono di nuovo contratte.



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L’unica consolazione è l’occupazione che, anche se in leggera contrazione, è possibile che possa riprendersi. Comunque, per giustificare un’espansione delle assunzioni, sarebbe necessaria una significativa ripresa degli ordini sia nazionali che esteri che, al momento, non appare evidente dai dati. La tanto attesa ripresa dell’industria continua quindi a non materializzarsi”.

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