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01/06/2026

Il settore manifatturiero in Eurozona frena: i nuovi dati S&P Global tra prezzi in salita e ordini fermi

Il settore manifatturiero in Eurozona frena: i nuovi dati S&P Global tra prezzi in salita e ordini fermi

Le fabbriche della vecchia Europa sembrano aver ripreso fiato, forse fin troppo. La produzione manifatturiera area euro ha mostrato una crescita nel mese di maggio, eppure il vigore della ripresa appare già appannato a causa di una domanda che non ne vuole sapere di accelerare. Sembra quasi che i direttori acquisti abbiano deciso di prendersi un caffè molto lungo mentre il mercato chiedeva uno sprint, lasciando trapelare un certo imbarazzo nelle catene di fornitura. L'ultima indagine di S&P Global rivela una parziale inversione di rotta rispetto all'energia registrata ad aprile, quando la corsa agli approvvigionamenti aveva spinto gli ordini ai massimi degli ultimi quattro anni.


L'indice PMI manifatturiero, il termometro che misura lo stato di salute delle industrie nell'area euro, si è attestato a 51.6 punti rispetto ai 52.2 di aprile. Nonostante il calo, il valore resta tra i più elevati osservati dalla metà del 2022. Questa tenuta è dovuta però a un fattore tecnico che non sempre è sinonimo di benessere: i tempi di consegna dei fornitori sono peggiorati drasticamente. Storicamente, quando i materiali arrivano tardi si pensa a un'attività frenetica, ma a maggio i ritardi sono stati i più pesanti dal giugno 2022, gonfiando artificialmente l'indice principale.

I segnali che arrivano dai magazzini e dagli uffici commerciali descrivono una situazione complessa:

- il volume dei nuovi ordini si è bloccato del tutto;

- le vendite all'estero, scambi interni alla Eurozona compresi, sono diminuite;

- la produzione industriale è cresciuta ma con la velocità più bassa da gennaio;

- le scorte di acquisto sono calate a causa delle difficoltà logistiche;

- il lavoro inevaso è stato ridotto per la prima volta da febbraio.




Le imprese hanno cercato di smaltire le commesse arretrate, eppure lo hanno fatto con un organico sempre più ridotto. I costi di produzione B2B spingono molte realtà a rivedere i piani occupazionali. Il settore ha infatti esteso il periodo di contrazione dei posti di lavoro, che dura ormai da tre anni esatti. Regna un ottimismo molto cauto, quasi timido, con le aspettative per i prossimi dodici mesi che rimangono al di sopra della soglia neutra ma non raggiungono i livelli storici di serenità. Forse è colpa di quella strana sensazione di incertezza che aleggia tra i capannoni da Berlino a Milano.

L'inflazione rialza la testa nei listini industriali

La pressione sui prezzi è tornata a farsi sentire con una forza che non si vedeva da tempo. Chi gestisce gli acquisti si trova a fare i conti con listini delle materie prime che corrono velocemente: l'incremento dei prezzi di acquisto è stato il più rapido dal maggio 2022. Questo fenomeno si è ribaltato immediatamente sul cliente finale. Le aziende hanno infatti alzato i prezzi di vendita con un'intensità che non veniva registrata da tre anni e mezzo.


Nondimeno, l'attività di acquisto di beni intermedi è proseguita, sebbene con una timidezza che riflette la prudenza dei manager europei davanti a mercati globali sempre più volatili.

La capacità di resilienza del comparto produttivo resta evidente, ma la mancanza di nuovi ordini esteri rappresenta un freno non indifferente. Senza una domanda interna solida e con l'export che fatica a trovare nuovi sbocchi, la produzione manifatturiera nell'area euro rischia di rimanere in un limbo di stagnazione. Le aziende riescono comunque a mantenere un livello di output accettabile sfruttando le code degli ordini passati, ma questa strategia ha il fiato corto se l'inflazione continuerà a mordere i margini operativi e i ritardi logistici non verranno riassorbiti dal sistema produttivo continentale.

Secondo Chris Williamson, Chief Business Economist S&P Global Market Intelligence, "Sebbene le aziende manifatturiere dell'area euro hanno riportato a maggio la quarta espansione mensile consecutiva, il settore mostra segni di difficoltà conseguentemente all'aumento dei prezzi e delle interruzioni nella catena di fornitura derivanti dalla guerra in Medio Oriente.


Uno sviluppo fondamentale osservato a maggio è stato un ulteriore aumento dei prezzi dell'energia e delle materie prime, che a sua volta ha generato il maggiore incremento mensile dei costi per le imprese in quattro anni. Allo stesso tempo, l'incidenza dei ritardi nelle catene di approvvigionamento è aumentata al livello più alto dai tempi della riduzione delle forniture osservata durante la pandemia del 2022 e ha aggiunto ulteriore pressione al rialzo sui prezzi. Le aziende manifatturiere sono state costrette a trasferire costi più alti ai clienti, il che inevitabilmente farà aumentare l'inflazione nei prossimi mesi. Tuttavia, la domanda è colpita da prezzi più alti, con maggio che ha visto gli ordini ricevuti in stallo dopo tre miglioramenti mensili consecutivi. I responsabili delle politiche finanziarie proveranno a ridurre l'aumento dell'inflazione, rimanendo però cauti sull’entità di crescita dei tassi, dato che stanno già emergendo segnali di una domanda in calo
”.

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Articolo del 01/06/2026