Mork e Mindy
e la polvere
sotto il tappeto
Mork viene dal pianeta Ork e Mindy cerca di spiegargli come funziona la vita sulla terra. Una rubrica di Gian Luca Bocchi
Mork: Ciao Mindy, certo che ogni Paese ha le sue usanze, ma ieri ne ho sentito una sul tram proprio strana. Pensa che in Giappone negli anni ‘90 si era soliti fare le pulizie buttando la polvere sotto i tappeti! Però, mi sono detto, in questo modo non si risolve granché. La casa apparirà più linda ma la pulizia è solo apparente… Contenti loro!
Mindy: Temo Mork che ci sia stato il consueto fraintendimento, poiché probabilmente tu hai colto solo una parte del discorso. Da quello che mi hai raccontato, è possibile che parlassero della grande crisi che ha bloccato il Giappone dagli anni ‘90 in poi. Quello che un po’ cinematograficamente viene chiamato “il decennio perduto”, anche se ormai sono due i decenni perduti… Tra il 1980 e il 1989 l’economia nipponica veleggiò altissima, per risvegliarsi pochi anni dopo nell’incubo di una crisi che, come in circolo vizioso senza fine, aveva portato con sé tracollo dei valori di borsa, caduta del mercato immobiliare, chiusura del credito al sistema industriale, peggioramento dell’occupazione e caduta dei consumi.
E - vista a posteriori – avrebbe potuto e dovuto fungere da monito per affrontare le difficoltà finanziarie in un cui si dibatte l’occidente oggi, preda di un gigantismo bancario che si è via via avviluppato in un circolo vizioso tra prestiti concessi ai governi, attraverso soprattutto la sottoscrizione massiccia di titoli del debito pubblico, e la conseguente necessità di essere poi “salvati” o garantiti dagli stessi governi per non fallire. Quando si dice un cane che si morde la coda…
Mork: Beh, ma non mi hai detto della polvere sotto il tappeto…
Mindy: Ah, si certo Mork. Uno dei comportamenti più diffusi da parte del sistema bancario in quel contesto, fu quello di “occultare” il valore di alcuni valori a bilancio, in primo luogo non facendo emergere le sofferenze bancarie. Per anni le banche avevano concesso prestiti in modo sempre più incauto, senza procedere alle rettifiche necessarie quando i crediti diventavano inesigibili. Inoltre, molte aziende che avevano precedentemente approfittato della liberalizzazione finanziaria per sfruttare la propria tesoreria in modo più creativo, acquistando attività finanziarie - soprattutto azioni - dopo i crolli di borsa si trovarono finanziariamente in ginocchio, e senza più prestiti.
E così via via la mancata pulizia dei bilanci (la polvere) bloccò il sistema bancario che formalmente non fallì ma di fatto ingessò se stesso e tutto il sistema economico per anni e anni.
Mork: Beh? E pensi che ci siano delle analogie con quello che succede oggi alle nostre banche piene di titoli di stato?
Mindy: Direi che, con le dovute cautele, il paragone si può fare. Anche in molti Paesi occidentali credo che questa pratica dell’abbellimento sia abbastanza diffusa. Gli inglesi la chiamano “windowdressing” (quando non assume le dimensione di qualcosa di molto peggio!). Originariamente forse si poteva paragonare al trucco con cui una donna si prepara prima di uscire: certo che se fa una plastica facciale è una cosa diversa! Comunque, per tornare a noi: ti ricordi quale era stato uno dei tormentoni del 2008 allo scoppio della crisi dei cosiddetti mutui subprime? La leva.
Mork: Certo Mindy: la leva (o gesto dell’ombrello) è quel gesto spesso ripetuto da noti personaggi in risposta a domande non gradite che chiedono conto del proprio operato.
Mindy: Su questa osservazione non posso non convenire, ma io mi riferivo a qualcosa di più “tecnico”. La leva finanziaria (ovvero il rapporto tra attività detenute dalla banca e il suo patrimonio), croce e delizia di moltissime banche americane ed europee, ha permesso prima un’espansione a dismisura degli assets di investimento, e poi, in seguito alla flessione dei mercati, le ha zavorrate pesantemente costringendole a ridimensionarsi nel perimetro d’azione e nei risultati. Questo rapporto, che per alcuni istituti americani all’apice della crisi era di 70 o addirittura 100 volte, oggi purtroppo potrebbe non essere sceso a sufficienza. Secondo varie fonti, per esempio, si aggira in Europa tra il 30 e il 40.
Mork: Cioè, in soldoni (nel senso letterale questa volta), mi stai dicendo che mediamente le attività detenute dalla banche sono 30 volte il proprio patrimonio? E perché a me non è permesso? Io domani vado alla mia filiale, vedo quanto c’è sul conto e poi mi compro una macchina che vale 30 volte tanto...
Mindy: Tu provaci, ma dubito che te le permettano. Ma il problema non è solo questo. Sai cosa ho letto? Che così come i giapponesi degli anni 90, anche molti istituti europei oggi hanno tra i propri attivi titoli totalmente illiquidi, legati al settore immobiliare americano, per i quali non hanno mai fatto pulizia e che pesano per alcuni istituti tanto quanto il proprio patrimonio, se non addirittura di più. La pancia di molti istituti è ancora piena di prodotti indigeribili, carta senza prezzo e senza mercato, che giace complessivamente ancora sui libri contabili per 263 miliardi nominali, secondo il massimo quotidiano economico nazionale. Un bel miglioramento rispetto agli oltre 400 miliardi del 2008, ma pur sempre un macigno che si somma alla crisi del debito sopraggiunta dal 2010.
Mork: Caspita Mindy e che cosa si potrebbe fare?
Mindy: Difficile dirlo ora, dopo anni di misure tampone che hanno sortito una sorta di effetto galleggiamento senza miglioramenti strutturali. Ma le pulizie, anche se per gradi, bisogna comunque farle, possibilmente senza aspettare la primavera.

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