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SOMMARIO

Magazine di Luglio2011



Analisi economica
del calcio
professionistico in Italia

Secondo il Rapporto Figc-Arel sulla stagione 2009-10, soltanto 15 club su 132 sono in attivo. E rispetto all'Europa pesano troppo poco i ricavi da stadio, da merchandising e sponsor



Il calcio resta lo sport piu' amato dagli italiani, ma nel terzo millennio e' sempre piu' simile a un'azienda. E che l'attenzione al comparto sia estremamente diffusa, lo testimonia il fatto che 72% della popolazione non puo' praticamente farne a meno. Tuttavia, questo sport nel corso degli anni ha progressivamente visto crescere l'importanza del lato economico-finanziario rispetto a quello meramente ludico. Sempre piu' spesso, quando se ne sente parlare, si discute su numeri che non sono quelli dei moduli con cui le squadre si schierano in campo o dei gol segnati in una partita. Le cifre, piuttosto, fanno riferimento a bilanci, debiti, ricavi, costi. Termini che si ritrovano all'interno del dossier ''Report Calcio 2011'' che analizza il movimento calcistico italiano sotto il profilo economico e finanziario. Il documento elaborato dal Centro studi, sviluppo e iniziative speciali della Figc con l'agenzia di ricerche e legislazione AREL e PricewaterhouseCoopers traccia un quadro dettagliato per la stagione 2009-2010, confrontandola anche con i principali movimenti europei. Rispetto ai quali e' ancora troppo sbilanciato il rapporto tra ricavi dovuti ai diritti televisivi e la rimanente parte di introiti.
Ma guardiamo da vicino i principali numeri del calcio professionistico italiano, che va dalla Serie A alla Lega Pro.
2.506.000.000 euro e' il totale del valore della produzione del calcio professionistico italiano nel 2009-2010 (+6,7% rispetto alla stagione precedente). La Serie A genera l'84% dei ricavi (era al 79% all'inizio dell'ultimo triennio), la Serie B l'11% (era al 14%) e la Lega Pro il 5% (era al 7%).
2.836.000.000 euro e' il totale del costo della produzione del calcio professionistico italiano nel 2009-2010 (+6,8% rispetto alla stagione precedente). La Serie A sopporta l'80% dei costi complessivi (era al 76% all'inizio dell'ultimo triennio), la Serie B il 13% (era al 15%) e la Lega Pro il 7% (era al 9%).
345.536.000 euro e' la perdita netta prodotta dal calcio professionistico italiano nel 2009-2010, valore sostanzialmente in linea con la stagione precedente (+1,5%), ma con un tasso tendenziale medio negativo nel triennio del 15,1%. Il risultato e' negativo in tutte le Leghe. Sono 15 su 132 i club che hanno riportato un utile.
406.437.000 euro e' il patrimonio netto del calcio professionistico italiano nel 2009-2010 (-10,1% rispetto alla stagione precedente). L'indebitamento complessivo della Serie A e' di 2.332.031 euro (+10%). L'indebitamento complessivo della Serie B e' di 358.418.000 euro (-6,4%).
65% rappresenta l'incidenza dei diritti radiotelevisivi sui ricavi in Serie A (al netto delle plusvalenze e dei contributi) rispetto al 50% della Premier League, al 38% della Liga e al 32% della Bundesliga. A livello aggregato del calcio italiano, l'incidenza e' del 52,8%.
64% rappresenta l'incidenza del costo del personale tesserato sui ricavi di vendita (al netto delle plusvalenze) in Serie A, valore in crescita di sette punti percentuali nell'ultimo triennio. Percentuale che sale all'84% in Serie B.
506.000.000 euro e' il costo di ammortamenti e svalutazioni nelle serie professionistiche nel 2009-2010, di cui 436 milioni in Serie A, dato pari al 20% del totale dei costi della produzione e in aumento del 19,8% rispetto alla stagione precedente. Le plusvalenze per cessione calciatori sono in crescita del 41% in Serie A e rappresentano il 18% del Valore della produzione. In calo del 28% le plusvalenze in Serie B.
0,3% e' invece il tasso di crescita dei ricavi da stadio dal 1997-1998 a oggi in Serie A. Nel 2009-2010 i ricavi da stadio sono cresciuti del 3,4% rispetto alla stagione precedente, a fronte di un calo degli spettatori del 2,4%. In Serie B nel 2009-2010 gli spettatori sono diminuiti dell'1,5% rispetto alla stagione precedente.
1.536.000.000 euro e' il fatturato della Serie A, al netto di plusvalenze e proventi diversi. Al comando della classifica delle Top League europee c'e' la Premier inglese con 2.440 milioni. Germania e Spagna si collocano ai livelli dell'Italia.
61% e' il tasso di riempimento degli stadi italiani, rispetto al 92% degli stadi inglesi, all'88% dei tedeschi, al 73% degli spagnoli e al 69% dei francesi. L'eta' media degli impianti in Serie A e' di 69 anni, 47 in Serie B.
45% rappresenta l'incidenza dei ricavi da sponsor e merchandising sul totale del fatturato della Bundesliga. L'Italia si attesta al 20% del totale. In valori assoluti la Bundesliga fattura 697 milioni, la Premier League 610, la Liga spagnola 450, la Ligue 1 francese 312 e la Serie A 310.
999.400.000 euro e' l'ammontare dei ricavi da diritti televisivi generati nel 2009-2010 dalle societa' della Serie A, con un'incidenza dei diritti derivanti dalle competizioni europee dell'11,7%. L'Italia e' seconda in questa classifica alla sola Inghilterra (1.220 milioni), al vertice con la Premier League per la valorizzazione dei diritti sul mercato domestico.
133 sono le societa' professionistiche italiane che non si sono iscritte ai campionati di competenza negli ultimi 25 anni, 70 delle quali dal 2004 a oggi: 1 in Serie A, 8 in Serie B, 43 in Prima Divisione e 81 in Seconda Divisione.
77.000.000 di euro sono i ricavi da merchandising della Serie A (17 milioni generati da licensing), rispetto ai 190 milioni della Liga spagnola, ai 168 della Premier League, ai 130 della Bundesliga e ai 67 della Ligue 1 francese. Un dato tuttavia in crescita del 20,3% nell'arco del biennio.
114.700.000 euro e' infine il valore dei diritti televisivi generati dalle Nazionali di calcio nel quadriennio 2007-2010. Il 70,9% e' garantito dalla Nazionale A, il 10,7% dalla Under 21. Lo share medio delle gare ufficiali e' del 41%. Nello stesso periodo, e' stato di 116,5 milioni (+18,4%) il valore dei ricavi da sponsor tecnico e partner commerciali della Federazione per le proprie attivita'.

Occorre incrementare i ricavi
Secondo quanto scritto nel rapporto da Cesare Bisoni, Presidente Co.vi.So.C, ''i risultati dell'analisi, che e' stata sviluppata con riferimento alle tre ultime stagioni sportive, fanno emergere tali differenze e evidenziano significative tendenze. La forte incidenza percentuale, sul totale dei ricavi, dei diritti televisivi (per la Serie A in valore assoluto inferiori solo a quelli della Premier League), che non trova analogia nelle altre Top League europee, e' segnale della difficolta' delle nostre societa' a sviluppare altre forme di ricavo, tipicamente legate al potenziale sfruttamento del marketing, del merchandising e dello stadio, che potrebbe fornire, cosi' come succede in altre realta', soprattutto laddove gli impianti sono di proprieta', un importante contributo al raggiungimento di migliori condizioni di equilibrio economico. Cio' tenuto conto, in particolare, della continua crescita, sia pure in misura ridotta negli ultimi anni, dei costi, all'interno dei quali continua ad assumere grande rilievo il costo del lavoro, soprattutto se vi si comprendono gli ammortamenti derivanti dall'acquisizione dei diritti alle prestazioni dei calciatori. L'Equity ratio segnala un peggioramento della struttura finanziaria delle societa', sostanzialmente dovuta alla crescita sia dei debiti finanziari sia di quelli commerciali, mentre e' complessivamente migliorata la situazione nei confronti del fisco e del sistema previdenziale, anche a seguito dell'impegno posto dalla Federazione nell'arricchire il set di regole in materia di adempimenti nei confronti di tali soggetti. La strada da percorrere e', quindi, quella della patrimonializzazione, per garantire condizioni di equilibrio finanziario che non mettano a rischio la sopravvivenza dei club.
Il miglioramento della situazione economico-finanziaria delle societa' e' un obiettivo che occorre perseguire e che potra' essere raggiunto attraverso un incremento dei ricavi e una loro maggiore diversificazione, evitando che cio' determini un effetto di lievitazione dei costi. importante, infatti, che si liberino risorse per investimenti negli stadi e nel settore giovanile e che l'industria del calcio sia sempre piu' attraente per i potenziali investitori.

Gli indici delle tre leghe
Se si va ad analizzare i risultati economici aggregati di Serie A, B e Lega Pro si rilevano questi macrodati:
Il valore della produzione e' cosi' ripartito fra le Leghe: 2.097m in Serie A (84%), 287m in Serie B (11%) e 122m in Lega Pro (5%).
La Serie A presenta un Ebitda aggregato positivo pari a 266m, che rappresenta un valore medio per societa' pari a 13,3m.
Le altre Leghe fanno invece registrare un Ebitda negativo: la Serie B per 34m (valore medio pari a -1,7 milioni) e la Lega Pro (Prima e Seconda Divisione) per -54m (valore medio pari a -818mila).
Il calcio professionistico italiano opera complessivamente in perdita: il risultato netto e' negativo in tutte e tre le Leghe professionistiche.
La Serie A registra una perdita media per societa' pari a 9,6 milioni, la Serie B pari a 4,1 milioni e la Lega Pro pari a 1,o milione.
Il peso del costo del lavoro del personale tesserato sui ricavi di vendita al netto delle plusvalenze e' in progressiva crescita passando dalla Serie A (64%) alla Serie B (84%) alla Lega Pro (85%).
Il patrimonio netto per la Serie A si attesta a un valore di 354m (pari al 12% del totale attivita'), per la Serie B a un valore di 49m (pari all'11% del totale attivita') e per la Lega Pro di 3m (pari al 3% del totale attivita').

Tutti i dati della Serie A
Sempre rimanendo focalizzati sulla Serie A, che rappresenta la componente di gran lunga maggiore del comparto, si osserva che nel 2009-2010 i ricavi da stadio sono cresciuti del 3,4% attestandosi a 226,6m a fronte di una diminuzione del numero complessivo degli spettatori del 2,4%. Le maggiori voci dei ricavi da gare sono rappresentate per il 58% della vendita dei biglietti e per il 37% dal valore legato alla vendita degli abbonamenti. I ricavi da abbonamenti si mantengono in termini assoluti in linea con gli importi osservati nella stagione sportiva precedente (84,4m e 83,9m rispettivamente). Il costo medio del biglietto e' incrementato nell'ultima stagione di 0,6 (+3,2%).
Analizzando i ricavi da sponsorship e merchandising, nel triennio 2007-2010 i ricavi hanno registrato un andamento crescente (Cagr 2007-2010 +8,3%). Lo sponsor ufficiale continua a rappresentare la maggiore fonte di ricavo (58,3%) del settore. Il suo peso specifico e' cresciuto in misura rilevante nelle ultime due stagioni, passando da 85m nel 2007- 2008 a 126m nel 2009-2010. Nell'arco degli ultimi 12 anni, si osserva un sostanziale equilibrio fra i ricavi da sponsor tecnici (22,1% nel 2009-2010) e quelli da altri sponsor (19,6% nel 2009-2010).
Nella stagione sportiva 2009-2010, i ricavi complessivi da diritti televisivi delle squadre di Serie A hanno raggiunto il loro massimo storico, arrivando a sfiorare il tetto del miliardo di euro, valore destinato ad aumentare nel 2010-2011 grazie alla vendita collettiva del prodotto Serie A. Nel 2009-2010 le societa' di Serie A hanno fatto registrare un aumento del 2,4% (+24 m circa) rispetto alla stagione precedente. Il trend dei ricavi da diritti televisivi dal 1997 a oggi risulta essere costantemente positivo. L'unico calo momentaneo, nella stagione 2006-2007, e' legato alla partecipazione della Juventus al campionato di Serie B. Il Cagr 1997-2010 registra un valore positivo pari al +12,6%. Nella stagione 2009-2010 i proventi da diritti televisivi generati dalla partecipazione alle competizioni europee (Champions ed Europa League) sono stati pari all'11,7% del totale, in aumento del 22,2% rispetto alla stagione precedente, influenzati dalla vittoria della Champions League da parte dell'Inter. La quota della mutualita' (proventi tv da squadre ospitanti) e' stata pari all'11,8% del totale per un ammontare di 117m. La stagione 2009-2010 e' stata l'ultima con la commercializzazione individuale, prima dell'entrata in vigore della legge (Melandri-Gentiloni) che ripristina la titolarita' collettiva dei diritti televisivi, motivo di discussioni tra i club in Lega in questi giorni.
Anche le plusvalenze hanno il loro peso. Infatti, le plusvalenze realizzate dai club di Serie A risultano in crescita progressiva nell'arco dell'ultimo triennio (Cagr 2007-2010 pari a +32,6%). Aumenta anche il peso specifico delle plusvalenze realizzate dalle societa' di Serie A nell'ultima stagione sportiva, attestandosi a 383m (18% del totale del Valore della produzione).

Peggiora la situazione patrimoniale
Un indice fondamentale per capire il sistema calcio, relativamente alla Serie A, e' rappresentato dall'evoluzione della struttura patrimoniale.
Al termine della stagione sportiva 2009-2010, il valore patrimoniale della Serie A era pari a 3.036m.
La suddivisione in percentuale delle attivita' nel triennio in esame, derivata dalla lettura dei bilanci dalle societa' di Serie A, e' molto simile: diritti sulle prestazioni dei calciatori (31%), attivo circolante (37%) e altre immobilizzazioni (25%). Nel 2009-2010 si e' registrato un calo dell'11,9% dei diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori (865m) rispetto ai valori osservati nella stagione 2008-2009 (982m), ma un aumento del 18,8% se confrontato con i valori osservati nella stagione 2007-2008 (728m). Le altre immobilizzazioni registrano un aumento di 305m (+60%), principalmente imputabile all'incremento di immobilizzazioni finanziarie e altre immobilizzazioni immateriali. I debiti rappresentano mediamente piu' dei tre quarti (76%) delle passivita' delle societa' di Serie A, e nell'ultima stagione sono aumentati di 221m (+10,5% rispetto
alla stagione 2008-2009). Nell'arco del triennio si registra una contrazione del patrimonio netto di circa 49m (-12,2%). In aumento nel 2009-2010 la voce Altre Passivita' (+90 milioni rispetto alla stagione precedente). Nel triennio analizzato l'Equity ratio registra un trend in leggera diminuzione, dal 16% al 12%, dovuto sostanzialmente a una minore patrimonializzazione delle societa'. Tale tendenza e' risultata maggiormente evidente per le societa' di alta classifica (1-4 posto), le quali hanno registrato nella stagione 2009-2010 un valore negativo del rapporto in esame, passando infatti dal 27% al -4%.
Sale quindi la situazione di indebitamento delle societa', ma non in tutte le voci. Vediamo di entrare nei particolari.
La massa debitoria delle Serie A e' in crescita (+10% rispetto alla stagione sportiva 2008-2009) attestandosi nelle ultime due stagioni al di sopra della soglia dei 2 miliardi di euro. Nell'arco del triennio si registra un trend costantemente al rialzo dei debiti finanziari (+46,7% complessivo) che raggiungono al termine della stagione 2009-2010 la quota del 27% del totale. In crescita anche l'indebitamento commerciale, che e' salito del 24% nell'ultima stagione e del 37,8% nell'arco del triennio 2007- 2010. A fronte di questo pero', migliora la situazione nei confronti del fisco e del sistema previdenziale. La quota parte e' ora scesa all'11% dell'indebitamento generale della Serie A. Parimenti, e' in forte diminuzione la quota dei debiti verso le altre societa' (debiti verso enti settore specifico), scesa nel triennio dal 22% al 12%.

Vincere costa troppo
Il rapporto fra risultato netto e performance sportive rimane
sostanzialmente immutato nell'arco dell'ultimo triennio. La curva dimostra come le squadre che ottengono i migliori risultati sportivi sono quelle che hanno i risultati economici meno brillanti: il costo della vittoria si dimostra molto elevato. Interessante constatare come le societa' che ottengono i migliori risultati economici tendono a piazzarsi in classifica fra il sesto e il dodicesimo posto.
Dal Report emerge dunque una immagine del calcio italiano che evidenzia, come ha sottolineato Emanuele Grasso, PricewaterhouseCoopers, il fatto che ''l'attuale modello di business del calcio italiano sia difficilmente sostenibile e poco competitivo. Basterebbe poco per aumentare i ricavi e trovare un valore oggi inespresso''.
Il nostro calcio quindi e' gia' cambiato. Chi ignora cio' non potra' contribuire in maniera propositiva al suo sviluppo. Il modello di business del football italiano non potra' piu' essere sostenuto dalla passione e dal capitale di pochi investitori, ma dovra' cambiare alla luce del fair play finanziario e di un sistema sempre piu' competitivo a livello europeo e mondiale. La sostenibilita' e la competitivita' del Sistema Calcio si raggiungera' attraendo nuovi investitori, manager di qualita' e nuove tipologie di tifosi. La combinazione di tutto cio' e' alla base di un cambiamento che portera' a infrastrutture, giovani talenti, nuove fonti di ricavi e maggiore qualita' nella gestione delle strategie di business.







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