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Magazine di Febbraio2012



Verso una
nuova recessione?

Boltho (REAG): Buone le previsioni di crescita negli USA. Ma e' l'Europa che deve affrontare i problemi piu' gravi



Solo due anni dopo che l'economia mondiale si e' immersa nella recessione piu' grave dalla seconda guerra mondiale, una nuova recessione potrebbe essere proprio dietro l'angolo. A quel tempo, la recessione e' stata avviata da turbolenze finanziarie negli Stati Uniti (a partire dalla crisi dei mutui sub-prime e si conclude con il fallimento di Lehmann Brothers), ed e' stata aiutata da prezzi del petrolio e degli alimentari. In questa occasione, sono le turbolenze finanziarie in Europa, che minacciano l'attivita' economica, con alti livelli di debito sovrano, suscitando il timore di insolvenza in molti Paesi (con i prezzi relativamente alti del petrolio e dei prodotti alimentari che hanno contribuito a indebolire la domanda nel recente passato).
Le condizioni variano, naturalmente, in tutto il mondo. La crescita dovrebbe continuare ad essere positiva nella maggior parte dei mercati emergenti, ma rallentamenti si possono aspettare in tutti i quattro paesi BRIC, in risposta a una minore crescita nell'area OCSE e all'inasprimento delle politiche monetarie. Questo e' ora gradualmente invertito, segno che le autorita' sono sempre piu' preoccupate da un indebolimento dell'attivita'. E la crescita rischia di rallentare il prossimo anno non solo in Cina, India, Brasile e Russia, ma anche, e piu' nettamente, in Turchia (che soffre sia l'inflazione elevata sia di un grande deficit esterno) e in Europa orientale (a causa dell'elevata dipendenza della zona euro).
Sorprendentemente, forse, i recenti indicatori USA dipingono un quadro piu' incoraggiante. C'e' una maggior fiducia dei consumatori e delle aziende, le vendite al dettaglio sono state relativamente forti e la disoccupazione e' diminuita. In base alle tendenze attuali, la crescita del PIL degli Stati Uniti potrebbe tornare a un tasso del 2,5% nel 2012 e nel 2013. L'incertezza maggiore e' legata alla politica. A meno che qualche compromesso sia raggiunto al Congresso, un ulteriore ridimensionamento fiscale e' inevitabile nei prossimi anni. Le riduzioni della spesa pubblica statale e locale sono destinate a continuare, mentre la spesa del governo federale per la difesa, in particolare, sara' oggetto di una riduzione automatica a partire dal 2013. La Federal Reserve e' pronta a sostenere l'attivita', ma ci sono comunque dei limiti per l'efficacia di ulteriori cicli di allentamento monetario.
l'Europa che affronta i problemi piu' gravi. La fiducia e' a livelli bassi, con le imprese, preoccupate per l'incertezza, che posticipano i piani di investimento, e i consumatori, colpiti da misure di austerita' e di peggioramento delle condizioni del mercato del lavoro, che riducono le spese. Il settore bancario e' anche in restrizione, con attivita' di prestito ridotte da bilanci poveri e la necessita' di migliorare i coefficienti patrimoniali. Le esportazioni sono ancora in crescita, ma la loro forza relativa puo' essere in grado di evitare il ristagno generale o, piu' probabilmente, la recessione, data la debolezza del privato consumi e investimenti.
Dietro a questo, naturalmente, c'e' il quadro dei problemi della zona euro. Il vertice di dicembre a Bruxelles non ha risolto nulla e nessuna soluzione duratura e' davvero in vista. La creazione di nuovi trattati per limitare ulteriormente la discrezione fiscale, mentre forse sono auspicabili nel lungo periodo, non si conciliano con i problemi di breve periodo di scetticismo del mercato. L'obiettivo immediato dovrebbe essere quello di prevenire nuovi attacchi speculativi sul debito pubblico di alcuni Paesi, che potrebbero minacciare la sopravvivenza della moneta unica, ma ulteriori tentativi di inasprire la politica fiscale in Europa meridionale e' improbabile che siano sufficienti. Da soli, deprimono unicamente l'attivita', cosi', a volte, peggiorano invece di migliorare il rapporto debito/PIL.
Un pacchetto ideale dovrebbe includere una continua austerita' fiscale nell'area del Mediterraneo, ma combinata con una espansione della domanda in Nord Europa e, soprattutto, con un impegno da parte della BCE per difendere l'Italia e la Spagna da nuove pressioni del mercato. Per garantire che tale intervento non porterebbe a un ''moral hazard'' (per esempio, il pericolo che i Paesi, sentendosi protetti dalla BCE, tenterebbero di sottrarsi ai propri impegni verso l'austerita'), il coinvolgimento e condizionamento anche del FMI, sembra essere giustificato. Finora, tuttavia, le misure adottate sono andate ben al di sotto di tale pacchetto.
La BCE ha nuovamente ridotto il suo tasso di interesse e si e' impegnata a fornire liquidita' al sistema bancario, ma i Paesi sono ancora molto distanti sulla questione cruciale se la BCE dovrebbe o non dovrebbe svolgere il ruolo di ''prestatore di ultima istanza'' per i governi, come fatto dalla Federal Reserve o la Banca d'Inghilterra. La Germania, e la Bundesbank, sono fermamente convinte che questo non dovrebbe accadere. Francia, ed altri Paesi, sono invece a favore, mentre la stessa BCE ha indicato scetticismo.
Mentre la creazione una Eurozona parziale, una disintegrazione di quella completa totale sembra ancora improbabile, non e' piu' inconcepibile. IL continuo disaccordo tra i principali operatori potrebbe portare, per esempio, una divisione tra una zona ''nord'' euro e valute nuove in diverse economie del ''sud''. Cio' avrebbe conseguenze gravi danni per l'attivita' economica in entrambi i gruppi di Paesi.
Le proiezioni fatte da diverse organizzazioni suggeriscono che se si materializzasse questo evento, la crescita del PIL nel 2012-13 potrebbe essere negativa nell'ordine di un 5-6% all'anno (l'equivalente di un evento come Lehmann Brothers ''al quadrato'' o peggio).

Andrea Boltho, membro dello European Advisory Board di REAG


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