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SOMMARIO

Magazine di Febbraio2012



PwC: il 48% dei CEO
e' pessimista sulla crescita
economica globale nel 2012

Circa l'80% dei CEO italiani prevede cambiamenti significativi nella strategia della propria azienda nei prossimi 12 mesi. Un terzo vede la necessita' di cambiamento nella struttura del capitale e di riduzione della leva finanziaria



L'economia mondiale subira' un'ulteriore recessione nell'arco del 2012: ne e' convinta circa la meta' dei CEO mondiali (48%) come rivela la 15a Global CEO Survey realizzata da PwC e diffusa in occasione dell'incontro annuale del World Economic Forum di Davos, che fotografa il livello di fiducia sullo sviluppo globale e del proprio business di 1258 CEO provenienti da oltre 60 paesi e il loro punto di vista sulle sfide del mercato di oggi. L'incertezza frena quindi gli entusiasmi dei CEO per il 2012, pessimisti sulla crescita economica globale ma che vedono prospettive interessanti nel mercato a 3 anni. Rispetto al destino della propria azienda, un buon numero di manager e' convinto che le prospettive di crescita supereranno quelle dell'economia mondiale, un dato che implica la consapevolezza di aver imparato a gestire periodi economici difficili e volatili. Il 40% dei CEO a livello globale afferma infatti di essere ''molto fiducioso'' sulla crescita del fatturato della propria azienda nel 2012, in calo rispetto al 48% dello scorso anno.
Non sorprende che il maggior calo di fiducia si registri in Europa Occidentale. Assediati dalla crisi del debito sovrano, solo un quarto dei dirigenti europei dichiara di essere molto fiducioso in una crescita del fatturato, in netto ribasso rispetto al 40% dello scorso anno. La fiducia nel breve periodo e' diminuita anche tra i CEO dell'area Asia-Pacifico e soprattutto in Cina (51% ''molto fiducioso'' rispetto al 72% del 2011). Una notevole diminuzione di fiducia sulla crescita a breve termine si e' registrata anche in India, (55% dei CEO e' molto fiducioso contro l'88% del 2011), negli USA (41% in calo rispetto al 45% dello scorso anno), mentre l'Africa ha visto un netto aumento, con il 57% dei CEO che si aspetta la crescita (il 50% nel 2011).

Le paure dei CEO

Ma quali sono i timori dei CEO a livello mondiale? Al primo posto c'e' l'incertezza per la crescita economica (80%), le reazioni dei governi ai deficit di bilancio e agli oneri del debito (66%), l'instabilita' dei mercati di capitali (64%), la volatilita' dei tassi di cambio (58%) e un'eccessiva regolamentazione (56%). E sebbene il 56% degli intervistati affermi che la crisi europea del debito sovrano ha avuto ripercussioni finanziarie negative sulla propria attivita', il 45% dichiara di aver adottato misure in risposta alla crisi.
''La crisi del debito in atto nell'Unione Europea, insieme ad altre incertezze persistenti in ambito economico, hanno smontato la fiducia nella crescita economica a livello mondiale - ha dichiarato Dennis M. Nally, Presidente di PwC. Persino le economie in rapida crescita quali Asia e America Latina non sono immuni dalla realta' di una stagnazione economica prolungata, smentendo l'idea che le economie mondiali si siano sganciate l'una dall'altra. I dirigenti di tutto il mondo sono preoccupati per la salute dell'economia mondiale. La buona notizia e' che il lungo ciclo di rallentamento ha insegnato ai CEO a gestire le proprie attivita' con maggior efficienza. Ora affermano di essere meglio preparati a un'economia improntata alla volatilita' dei mercati mondiali, a una domanda debole nelle economie in via di sviluppo e all'incertezza nei mercati emergenti. Molti hanno la certezza di poter ottenere una crescita del fatturato nonostante le condizioni difficili''.

Le priorita' per le aziende e i cambi di strategia

I CEO a livello globale ritengono che le migliori opportunita' di crescita strategica a 12 mesi deriveranno da un incremento delle quote di mercato esistenti e dallo sviluppo di nuovi prodotti e servizi, due settori indicati da quasi un terzo degli intervistati. Seguono la penetrazione di nuovi mercati (18%) e joint venture e alleanze (10%). Restano relativamente pochi i dirigenti che hanno in programma operazioni di M&A, a causa delle remote prospettive di ripresa di questo particolare mercato.
Nel mondo il 70% dei CEO ha in programma cambi di strategia nei prossimi 12 mesi, dettate soprattutto dall'evoluzione della domanda e dalle condizioni economiche. La riduzione dei costi resta un obiettivo chiave, anche se le cifre sono in diminuzione: il 76% afferma di aver tagliato i costi negli ultimi 12 mesi, in calo rispetto all'84% dell'anno precedente e il 66% prevede un taglio nei prossimi 12 mesi.

Investimenti nelle risorse umane

Una delle maggiori preoccupazioni dei CEO mondiali rimane trovare e mantenere i talenti giusti: solo il 30% e' ''molto fiducioso'' di avere accesso alle risorse umane necessarie a mettere in atto la strategia dell'azienda, e il 43% ritiene che sia diventato piu' difficile reclutare nuovi collaboratori. Cercare e trattenere in azienda manager per i livelli intermedi dall'elevato potenziale e' la sfida piu' grande, seguita dall'assunzione di personale specializzato nel settore della produzione e di operai piu' giovani.
Nonostante l'economia stenti a recuperare, le imprese si preparano ad assumere. Oltre la meta' degli intervistati afferma di aver aumentato il personale negli ultimi 12 mesi e piu' o meno la stessa percentuale prevede un'ulteriore ripresa delle assunzioni. Solo il 18% prevede di tagliare la forza lavoro il prossimo anno, meno rispetto al 23% che ha dichiarato di averlo fatto negli ultimi 12 mesi.
Per il secondo anno consecutivo, la gestione di queste risorse diventa l'obiettivo primario per il cambiamento: tre quarti degli intervistati prevedono cambiamenti nelle strategie di gestione dei talenti nei prossimi 12 mesi.
Quasi il 70% dei dirigenti desidererebbe avere piu' tempo a disposizione per sviluppare la linea manageriale e il talento all'interno dell'azienda, considerando questa la seconda priorita' dopo l'incontro col cliente. Altre priorita' comprendono il miglioramento dell'efficienza della societa' (62%), la definizione di strategie e la gestione del rischio (54%). Lo sviluppo di competenze manageriali all'interno dell'azienda e la ricerca di talenti locali per le esigenze di sviluppo nei mercati esteri sono due priorita' nella gestione dei talenti per le societa' italiane nei prossimi mesi.
''Il paradosso e' che mentre l'economia e' in difficolta', la scarsita' di competenze chiave sta avendo un impatto sul modo di operare delle imprese'', afferma Nally. ''I CEO dichiarano di avere difficolta' a trovare e mantenere personale specializzato nel settore e il tasso di avvicendamento nei mercati emergenti e' alto. Il problema si aggravera' con l'evolversi dei modelli demografici mondiali''.


L'Italia

I CEO delle aziende italiane danno segnali di fiducia sul lungo periodo e si attendono una crescita dei ricavi a 3 anni (85%), mentre vivono attualmente una profonda incertezza sul 2012, sia a livello di crescita economica globale (il 45% si dichiara pessimista), sia in merito alle proprie aziende.
In Italia infatti solo il 59% dei CEO vede prospettive di crescita dei ricavi a 12 mesi, contro una media globale del l'85% e il 94% dei CEO tedeschi, anche in relazione all'incertezza del quadro macroeconomico nazionale ed europeo e alla mancanza di stabilita' dei mercati finanziari.
I maggiori pericoli alle prospettive di crescita a tre anni avvertiti dai CEO italiani, oltre alla complessiva mancanza di stabilita' dei mercati finanziari, sono le difficolta' di finanziare la crescita futura e l'attuale peso della tassazione in Italia.
Circa l'80% dei CEO italiani prevede cambiamenti significativi nella strategia della propria azienda nei prossimi 12 mesi. Diversi i fattori di cambiamento evidenziati: un terzo vede la necessita' di cambiamento nella struttura del capitale e di riduzione della leva finanziaria.
Oltre un terzo dei CEO italiani intervistati evidenzia la necessita' di cambiamenti strutturali nella strategia attualmente perseguita per dare una risposta efficace all'attuale incertezza e volatilita' economica ed al cambiamento in atto della domanda della clientela.
In Italia le attivita' di ristrutturazione condotte nell'ultimo anno e previste nei prossimi 12 riguardano soprattutto attivita' di riduzione dei costi (79% dei CEO), outsourcing (33%) e sviluppo di nuove alleanze strategiche o di Joint Venture (48%). Il focus manageriale, nella contingente situazione di incertezza, sara' concentrato a rafforzare la relazione con i clienti, a riorganizzare l'azienda per raggiungere nuove efficienze e prepararla alle difficolta' del breve termine, ed a un nuovo empowerment dei talenti aziendali. Al top nell'agenda dei CEO delle aziende italiane ci sono lo sviluppo di nuovi mercati geografici e nuovi prodotti/servizi. Al contrario in USA e Germania la maggior parte delle aziende e' focalizzata sull'incremento della market share nei mercati gia' presidiati.
Per guadagnare competitivita' i CEO italiani chiedono una nuova politica industriale da parte del Governo*. Le priorita' identificate sono il miglioramento infrastrutturale del Paese, forza lavoro piu' preparata alle nuove esigenze, stabilita' finanziaria dei mercati, e politiche fiscali che incentivino la crescita sia in Italia sia all'estero.
Ezio Bassi, Amministratore Delegato di PwC Italia commenta: ''Le risposte dei CEO italiani hanno una straordinaria importanza. Emerge chiara la volonta' di modificare profondamente e strutturalmente il proprio modello di business puntando sullo sviluppo internazionale e l'innovazione. Il target principale e' quello di allargare la customer base e di investire in crescita industriale soprattutto in ambito BRIC e Turchia. Il gap di internazionalizzazione che ancora caratterizza alcune imprese italiane verra' colmato nei prossimi anni anche se permane l'incertezza sulla capacita' delle aziende italiane di finanziare la crescita''.
Nicola Anzivino, partner PwC Strategy Group, aggiunge ''la crescita internazionale e l'innovazione possono essere perseguite anche attraverso soluzioni quali alleanze strategiche e Joint Ventures che permettono di ridurre la necessita' di investimento e di velocizzare la creazione di nuove nicchie di prodotti/servizi ad alto valore aggiunto per conquistare nuovi clienti''.
Anche in Italia i CEO evidenziano significativi programmi d'investimento per migliorare le competenze della forza lavoro sia con programmi di formazione interni sia attraverso cooperazione con Universita', al fine di assicurarsi adeguati talenti preparati per il futuro.
La gestione efficace della forza lavoro e dei talenti necessita di accesso ad informazioni complete, soprattutto su produttivita' e ritorno dell'investimento del human capital. Aree di miglioramento per le societa' italiane sono nell'analisi del ritorno sugli investimenti, valutazione del personale e sulla raccolta strutturata delle opinioni dei dipendenti sulle attivita' aziendale.
Circa un terzo dei CEO italiani ha trovato difficolta' negli ultimi mesi a reclutare nuovi talenti, soprattutto nell'area del middle management ad alto potenziale e del senior management, principalmente in ragione delle nuove competenze richieste per implementare la strategia di cambiamento aziendale delineata. Le societa' italiane appaiono, a confronto con le aziende estere, ancora poco ''flat'' – caratterizzate da un numero di riporti al CEO inferiore alle aziende tedesche e statunitensi – e con un gap organizzativo nella gestione attraverso manager locali dei mercati/societa' estere.


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