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Magazine di Febbraio2012



Pil 2012: il Nord
ancora più lontano
dal Mezzogiorno

Secondo uno studio di Unioncamere-Prometeia, al Sud maggiori difficoltà, soprattutto sul fronte occupazionale



In un’Italia che nel 2012 sarà tutta con il segno “meno”, la crisi potrebbe incidere anche aumentando i divari territoriali tra Nord-Centro e Sud. Milano, in cima alla graduatoria provinciale del valore aggiunto pro capite, dovrebbe essere ancora più lontana da Caserta, che occupa l’ultima posizione. Ma sarà l’intero Mezzogiorno a fare un ulteriore passo indietro, potendo contare nel 2012 su una ricchezza prodotta per abitante pari a solo i due terzi della media nazionale. Prioritario sarà, dunque, dare nuovo impulso alle politiche di coesione e di sviluppo delle regioni del Sud, così come agli interventi a sostegno dell’occupazione e della capacità di investimento delle imprese italiane, penalizzate dai possibili rischi di ulteriore selettività dell’offerta creditizia.
E’ quanto emerge dagli Scenari di sviluppo delle economie locali italiane realizzati da Unioncamere e Prometeia. Queste previsioni sono elaborate utilizzando uno scenario di consensus basato sugli ultimi dati diffusi dagli enti istituzionali, con particolare riferimento alle più recenti informazioni dell’Economic Outlook dell’OCSE. Il modello econometrico sul quale si basa lo scenario tiene conto delle informazioni contenute nelle indagini periodicamente condotte dal Centro Studi Unioncamere a livello territoriale, nonché dei possibili effetti dell’ultima manovra del Governo. Pertanto, pur in un contesto caratterizzato da numerose incognite e da repentini cambiamenti del quadro economico e finanziario, lo scenario elaborato intende tracciare l’evoluzione attesa a partire da quanto viene “narrato” dalle aziende italiane, evidenziando opportunità e criticità legate alla prosecuzione delle tendenze oggi in atto nel panorama nazionale e internazionale per fornire così indicazioni utili a orientare – e riorientare - le scelte di politica economica (anche a livello territoriale).

La ricchezza pro capite del Sud sarà i due terzi della media nazionale
Posto pari a 100 il valore aggiunto per abitante a prezzi correnti dell’intero Paese, il valore aggiunto pro capite del Sud dovrebbe attestarsi nel 2012 a quota 66,6 (15.514 euro, contro i 23.280 dell’Italia), con un’ulteriore, benché lieve, perdita rispetto al 2011 (quando si attestava al 66,7). Nel complesso, saranno le province del Nord-Ovest quelle in cui si registrerà il prossimo anno un valore aggiunto pro capite medio più elevato, pari a 27.974 euro, superiore del 20,2% al dato medio nazionale. Molto vicine a questo primato saranno le province del Nord-Est (27.717 euro e un +19,1% rispetto alla media), mentre il Centro dovrebbe registrare un complessivo valore medio per abitante di 26.101 euro, superiore alla media Italia del 12,1%.
Per il 2012, Unioncamere stima che, nella graduatoria provinciale del valore aggiunto pro capite, Milano si collochi al primo posto con un valore di 34.797 euro, superiore alla media nazionale di quasi il 50%. Alle sue spalle, si dovrebbero posizionare Bologna, Bolzano, Roma, Trieste e Modena, tutte con valori superiori ai 29mila euro. Per incontrare la prima provincia meridionale bisognerà arrivare al 68° posto della graduatoria, occupato da Chieti, che, con 19.392 euro pro capite, registra un valore di oltre 16 punti percentuali inferiore alla media italiana. Nelle ultime posizioni della classifica si andranno a collocare Caserta (13.002), Crotone (13.078) e Agrigento (13.193), il cui valore aggiunto per abitante non dovrebbe arrivare al 60% del valore medio italiano.

Pil 2012: l’Emilia Romagna contiene i danni (-0,2%), il Molise soffre (-1,0%)
L’ulteriore disallineamento tra le diverse aree del Paese sarà uno degli effetti del diverso impatto che la crisi rischia di avere il prossimo anno nei singoli territori. In un quadro di decrescita del sistema Italia, che potrebbe portare a una contrazione del Pil dello 0,5% nel 2012, solo 5 regioni, vale a dire Emilia Romagna (-0,2%), Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino Alto-Adige e Veneto (tutte -0,3%), pur avendo un andamento previsto del Prodotto interno lordo negativo, dovrebbero registrare una perdita più contenuta della media nazionale. Piemonte, Friuli Venezia-Giulia, Toscana e Lazio invece, si allineeranno alla media. Tutte le altre regioni, invece, sembrano destinate a registrare decrementi più consistenti, compresi tra il -0,6% di Umbria e Marche e il -1,0% del Molise. Nel complesso, quindi, il Pil atteso nelle regioni del Nord-Ovest sarà pari al -0,4%, nel Nord-Est a -0,3%, nel Centro a -0,5%, nel Mezzogiorno a -0,9%.

Domanda interna: calo dei consumi soprattutto al Sud (-0,7%) e prospettive generalizzate di rallentamento per gli investimenti
A seguito dell’ulteriore deterioramento del clima di fiducia di imprese e consumatori, il prossimo anno potrebbero collocarsi in terreno negativo tutte le componenti della domanda interna. La spesa per consumi delle famiglie è prevista in diminuzione dello 0,2% a causa delle prospettive incerte sui redditi personali e sullo scenario occupazionale, mentre gli investimenti fissi lordi potrebbero calare dello 0,6%, a seguito sia del protrarsi della crisi immobiliare, che incide sulla componente delle costruzioni, sia della crescente selettività del credito. Al contempo, i possibili effetti positivi della manovra sui programmi di investimento delle imprese rischiano di essere frenati dal mancato recupero della capacità produttiva rispetto al livello potenziale.
I consumi delle famiglie dovrebbero vedere una sostanziale stagnazione in entrambe le ripartizioni del Nord (+0,1%), dove l’unico dato negativo per il 2012 è quello relativo alla Liguria (-0,2%). In flessione, invece, l’andamento previsto al Centro (-0,3% medio), con le Marche che segnano il decremento maggiore (-0,4%), e, soprattutto, nelle regioni del Sud (-0,7%), con le riduzioni più consistenti attese in Basilicata, Calabria e Sicilia (-0,8%).
Il dualismo si ripropone anche per gli investimenti sebbene in un contesto di riduzione generalizzata (-0,6%) che interesserà anche il Nord. In questa area (-0,3% in entrambe le ripartizioni del Nord) la contrazione degli investimenti fissi lordi sarà, tuttavia, meno marcata, con la Lombardia (-0,1%) e il Veneto (-0,2%) che dovrebbero registrare i cali più contenuti e la Liguria (-0,8%) che potrebbe sperimentare la riduzione più consistente. La medesima riduzione dovrebbe essere più sostenuta al Centro (-0,8%), per effetto soprattutto di una flessione degli investimenti nel Lazio (-1,0%). Infine, l’andamento delle costruzioni potrebbe portare le regioni del Sud e Isole a registrare una contrazione media del -1,1%, con diminuzioni più accentuate in Molise e Calabria (-1,4%) e minori contrazioni in Sardegna (-0,8%).

Export: migliore tenuta in Basilicata, Abruzzo, Molise e Veneto
Le esportazioni, pur continuando a fornire contributi positivi al Pil, saranno progressivamente penalizzate da una domanda mondiale meno vivace. Al contempo, la debolezza del contesto interno dovrebbe rallentare anche gli acquisti dall’estero nel 2012: si stima che la dinamica delle esportazioni potrebbe quindi ancora superare, seppur solo marginalmente (+2,1%), quella delle importazioni (+1,8%).
La leadership della diffusione delle produzioni italiane nel mondo sarà nelle mani delle imprese del Nord-Est (+2,5%), in cui spicca soprattutto l’andamento previsto del Veneto (+2,9%). Il Nord-Ovest potrebbe invece allinearsi alla media nazionale con la Lombardia che comunque dovrebbe mantenere un andamento più dinamico (+2,7%). Sotto il livello medio atteso nel 2012 si posizionano invece il Mezzogiorno (+2,0%), malgrado le variazioni positive previste per l’Abruzzo e la Basilicata (entrambe +3,6%) e per il Molise (+3,0%) e, soprattutto, il Centro, che il prossimo anno potrebbe registrare un aumento delle esportazioni pari al +1,4%, trainato dal Lazio (+1,9%).

Mercato del lavoro: la disoccupazione al Sud potrebbe raggiungere il 13,7%
Nel 2012, anche la dinamica del mercato del lavoro potrebbe tornare a soffrire dell’incertezza del clima economico e il tasso di disoccupazione invertire la tendenza decrescente intrapresa all’inizio del 2011. Il quadro territoriale evidenzia che, a fronte di un aumento della disoccupazione in Italia tale da raggiungere l’8,3% in media annua nel 2012, la prosecuzione delle tendenze in atto rischia di rendere ancora più critica la situazione nel Mezzogiorno, dove nel 2012 la disoccupazione potrebbe attestarsi al 13,7%, il valore più elevato dall’inizio della crisi, con la Campania che arriverebbe fino al 15,3%. Tutte le regioni del Sud, comunque, ad eccezione dell’Abruzzo, sembrano destinate a sperimentare valori a 2 cifre, mentre nelle altre ripartizioni le oscillazioni sono comprese tra il 5% del Nord-Est (con il “primato” del Trentino Alto Adige a 3,7%) e il 7,3% del Centro (dove l’Umbria dovrebbe assestarsi al 6,3%).



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