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SOMMARIO

Magazine di Febbraio2012



Come l'azienda
può contribuire
alla crescita del Paese

Il lavoro non si crea per decreto, ma con l’impegno serio delle imprese e dei manager



E’ partita la sfida 2012 per le aziende: credo che questo sarà l'anno della verità per il nostro Paese e per tutti noi. Abbiamo lasciato il 2011 con il decreto Salva Italia, adesso è arrivato quello per le liberalizzazioni e sono stati annunciati quello per le semplificazioni e quello sul mercato del lavoro. Ogni decreto è generalmente commentato da politici, media ed esperti, con la frase "si poteva fare di piu". Come sempre, ma molti stanno anche cercando di capire il collegamento con le soluzioni alle problematiche della crescita economica, e cioè di come aumentare il fatturato, e quindi il PIL, del nostro Paese. Collegamento spesso molto labile.
Questi commenti rafforzano la mia idea che la crescita non si possa fare attraverso uno o più decreti, ma creando quelle condizioni che possono favorire la crescita della singola azienda. O quantomeno di un singolo comparto. La crescita si può realizzare se esiste la volontà della singola azienda e del suo management di cercare le vie necessarie per lo sviluppo del business, o per creare nuove opportunità, avendo la certezza che i decreti legge migliorino le condizioni per una sempre maggiore chiarezza dei ruoli, delle regole e delle leggi del nostro Paese.
Il modello di gestione presentato dal prof. Mario Monti e dal suo governo tecnico deve essere valutato e utilizzato dalle aziende e dalle istituzioni italiane perché definisce lo scenario, almeno per il 2012, e quindi ogni operatore economico deve porsi il problema di verificare come si vede e si sente dentro questo scenario, con i problemi che provoca ma anche con tante opportunità. Io credo che ogni azienda debba rivedere il proprio piano strategico anche alla luce dello scenario che si va delineando in Italia e ai mercati di riferimento.
Comincerei a suggerire alle dalle PMI di fare un primo “decreto interno” che riguarda l'esame di tutte le possibilità di crescita (dove, come e quando), per aumentare il fatturato. Questo significa una precisa volontà di crescita e non di sopravivenza. Significa fare un grande sforzo per vendere di più, prodotti e/o servizi, su tutti i possibili mercati, con margini, ricavi e costi. Ma anche valutare ricerca ed investimenti, ed eventuali rischi aziendali. In sostanza, dico che l'azienda deve assumere un ruolo primario nel nostro sistema economico e uscire alla scoperto, rinunciando a lamentarsi, ma reagendo pro attivamente alla situazione attuale. Come ha fatto lo Stato, perché ogni singola azienda (soprattutto quelle in difficoltà) non prova a darsi un temporaneo “governo tecnico”, ovviamente con le stesse persone imprenditore e management, ma vedendo le cose con un’angolazione diversa?
La prima verifica indiretta sarà quella di vedere con quale atteggiamento vengono affrontati i problemi e le opportunità avendo la risposta sulla l'adattabilità dell’impresa verso i nuovi scenari.
L'altro esame sarà quello di capire quanta conoscenza c'è in azienda dei cambiamenti epocali del mondo esterno e della tecnologia disponibile. Naturalmente, è fondamentale il ruolo dell'innovazione, che oggi interviene solo nei processi tipici aziendali, ma sempre più frequentemente nel campo del marketing e delle vendite. Questa deve essere fatta sia per le aziende che oggi vanno bene e sia per quelle che sono già immerse nella crisi, e indipendentemente dalle dimensioni del fatturato aziendale
Se l’azienda Italia deve aumentare il proprio fatturato, occorre che ogni sua componente agisca di conseguenza. Anche perchè l’esperienza insegna che la crisi economica viene sfruttata da molti come una opportunità di cambiamento. E sappiamo che la necessità acuisce l’ingegno, cosa di cui noi italiani, specialmente gli imprenditori, non difettiamo. Ma per poter operare, occorre che l’ecosistema circostante abbia le condizioni favorevoli.
Da questo panorama emerge quanto sia importante quindi aumentare le aziende che vanno bene e intervenire prima del disastro su quelle che vanno male.
Da un primo esame, ho avuto modo di osservare che le aziende che vanno bene hanno in comune tre punti fondamentali: i valori, la gestione delle risorse umane intesa come valorizzazione delle competenze, e una grande attenzione ai mercati di riferimento e alle loro evoluzioni. Un discorso a parte per le medie, per le grandi aziende e per le multinazionali, dove questi aspetti sono spesso centralizzati. Anche in questi segmenti ci sono imprese che vanno bene e quelle che arrancano. Qui sono maggiori le responsabilità del management, che opera per delega totale della proprietà e spesso più condizionato dagli andamenti borsistici... In tutte le altri situazioni aziendali, noi dobbiamo rivalutare i valori dell'azienda. Non credo sia necessario ritornare a quando il codice etico, il manifesto dei valori, era stampato e diffuso ovunque nelle aziende. Ma non parlarne mai o molto poco mi sembra eccessivo.
Quali sono i valori che oggi bisogna rilanciare in tutte le aziende: etica negli affari, il rispetto delle regole e della legalità, i rapporti chiari e forti con i fornitori con i clienti e con i dipendenti, qualità interna e attenzione all’ambiente. Un messaggio del tipo "noi paghiamo i nostri fornitori a X giorni, ma abbiamo aspettative che i nostri clienti ci paghino nello stesso modo", può essere qualificante come il messaggio pubblicitario "se le tasse le pagano tutti, le tasse ripagano tutti". Questa etica nella puntualità dei pagamenti deve riguardare tutta la filiera. Anche perchè troppo frequentemente chi opera nella subfornitura è l’anello debole della catena, quasi sempre è una PMI, ma è anche chi è più colpito dal “credit crunch” bancario. Quindi, il rispetto dei tempi di pagamento (quantomeno avvicinarsi agli standard europei) è un importante passo avanti sul terreno dell’etica, ma anche la garanzia che la filiera produttiva rimanga “sana”.
L'altro punto molto importante è puntare sulle competenze del personale come fattore distintivo e capace di produrre qualità nei nostri prodotti e/o servizi. La competenza delle risorse deve essere costruita come un asset fondamentale dell'azienda. Occorre quindi investire in formazione, monitoraggio delle competenze, motivazione delle persone, e comunicazione interna. L'azienda ha bisogno di talenti da remunerare al giusto prezzo. Non dà frutti una politica speculativa sui costi del personale. Se non si investe per costruire e formare i propri talenti è l'azienda che ne viene danneggiata.
Terzo punto, ma non certo in ordine di importanza, è l'attenzione al mercato, ai clienti e alla propria capacità di offerta. L'azienda deve avere sempre chiaro quali prodotti e quali servizi costruire per servire al meglio i propri clienti. Utilizzando innovazione e ricerca deve realizzare prodotti e/o servizi che contengano di per sè un vantaggio competitivo per i clienti, pensando sempre a chi li deve utilizzare. La conoscenza dei mercati, dei clienti e competitor deve servirci per capire quando e dove dobbiamo trovare nuovi sbocchi all'azienda, sia che si tratti di un prodotto, certamente più facile, che di servizi. Una adeguata conoscenza dei nostri mercati (attuali e in prospettiva) ci consente di organizzare la giusta rete di vendita, creare o ottimizzare una struttura adeguata, che ci serve per seguire i clienti e i mercati in ogni parte del mondo.
Se una azienda possiede questi valori - che riassumerei in vocazione all'esistenza a medio e lungo termine, rispetto del lavoro, dei clienti e della società -, se sviluppa competenze e crede nel mercato perché ha prodotti e servizi che servono realmente, può migliorare le sue performance e avere obbiettivi di crescita.
Per poterla pianificare deve definire una corretta navigazione a breve e a medio termine, utilizzando gli strumenti per le due strategie, a seconda degli scenari esterni e alle capacità interne. Condizione indispensabile per la navigazione sono i dati aziendali e il “cruscotto di comando”, come viene indicato dai produttori di business intelligence. Bisogna definire e identificare i segnali relativi necessari per chi guida. E qui entra in gioco il manager, che deve dare all'azienda la certezza della navigazione e deve avere la capacità di saper cambiare al momento giusto la rotta.
ADICO è convinta di questo e ha lanciato il programma 2012 con un progetto "Vendite e marketing a supporto della crescita aziendale". In questo contesto, compito dell'associazione è richiamare l'attenzione delle aziende e creare occasioni di incontro e di formazione sulle problematiche delle vendita, del marketing e sul nuovo rapporto azienda-cliente arricchito dalle innovazioni tecnologiche. ADICO lo farà con un nuovo ciclo di incontri di Cultura D'impresa e con iniziative volte a aiutare le aziende a far crescere i talenti con i corsi di ACCADEMIA ADICO.
Per la crescita bisogna avere aziende (e manager) più convinte del proprio ruolo, con più voglia di mettersi in gioco, che sappiano rivalutare i propri valori, che sappiano sviluppare le competenze distintive e che si ricordino che "l'odore del cliente" deve essere presente in tutte le fasi della vita aziendale.

Michele Cimino
Presidente ADICO
m.cimino@adico.it




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