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Magazine di Febbraio2012



Agenzia di rating
europea: finalmente
se ne parla

Per evitare conflitti di interessi, occorre cambiare la stella polare geografica di riferimento



Draghi non ha dubbi: “Dobbiamo creare una nostra agenzia di rating”. E si riferisce all’Europa. La stessa che non riesce a mettersi d’accordo su quasi nulla, se non sul fatto che “è tempo di decidere”. Ma poi quando si passa dal cosa al come, emergono tutti gli interessi politico-economici di parte.
Dovrebbe essere sotto il controllo politico della UE, su modello di quella cinese, o privata? E in quest’ultimo caso, ci chi metterebbe i capitali? Rumors danno la società di consulenza strategica Roland Berger, che starebbe raccogliendo fondi per circa 300 milioni di euro, con l'obiettivo di creare una struttura europea privata ma senza scopo di lucro, al fine di evitare conflitti di interesse. Vedremo. Cambierebbe in ogni caso la stella polare geografica e politica di riferimento, mettendo a nudo – ce ne fosse ancora bisogno – determinate scelte che portano ai giudizi di rating. Le parole di Draghi, sono le nostre da tempo. Vedremo come saranno recepite dai Policy Makers europei, alle prese con elezioni locali e reiterate cadute di consenso interno. Gli stessi che litigano sul ruolo della BCE e della dotazione dell’Esfs e dell’ESM. Gli stessi che prima hanno ammesso nell’euro la Grecia con i conti truccati e adesso non sanno cosa fare, quando risolvere il problema 18-24 mesi fa sarebbe stato a costo relativamente basso. Intanto però la perdita della Tripla A di Francia e Austria è stata avvertita molto forte, più nelle cancellerie che sui mercati. Magari è un buon segnale.
Sempre a proposito di Europa, adesso la parola chiave è Fiscal Compact, che di per sè andrebbe benissimo, ma non in una situazione di recessione. Tutti gli analisti internazionali, dall’FMI all’OCSE, tutte le banche d’affari, tralasciando le agenzie di rating, hanno previsto ormai da mesi un’area euro in recessione per il 2012. Almeno per i primi 2 quarter. Se l’ordine perentorio rivolto agli stati meno virtuosi era di fare i “compiti a casa”, ora che è stato assolto, in modo più o meno rapido, ci si aspettava – da bravi scolaretti – un premio. E invece è arrivata una punizione, l'ennesima, perchè oltre alla messa in sicurezza dei conti, si sarebbe dovuto anche fare un programma di stimolo alla ripresa economica. E questo ogni professore dovrebbe ben saperlo. Peccato che, come ogni programma con questo scopo, occorrono investimenti di denaro vero e non riforme o liberalizzazioni a costo zero. Non vorremmo che il secondo “invito” a favore dello sviluppo, sottintenda la svendita (detta anche privatizzazione) delle aziende-gioiello di stato che, guarda caso, finiscono sempre regolarmente ai soliti noti. In questo caso, allora sì che sarebbe da pensare male. Molto male.

Claudio Gandolfo


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