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   Magazine del _Marzo2013
Idee e opinioni

Mork & Mindy e il vero spirito dell’Europa
Mork viene dal pianeta Ork e Mindy cerca di spiegargli come funziona la vita sulla terra. Una rubrica di Gian Luca Bocchi

Mork: Ciao Mindy, forse ho trovato una soluzione ai problemi del nostro Paese. Me l’ha suggerita un amico al bar ieri mattina mentre prendevamo il caffè.

Mindy: Dimmi pure, sono tutta orecchi .

Mork: Questo amico, che ti assicuro è sempre molto preparato, mi diceva che basterebbe che, invece di passare dalle banche, l’Europa prestasse direttamente allo stato italiano al tasso dell’1% (lo stesso che ha praticato alle banche), così da consentirci di sostenere interessi minori su una parte del nostro debito, per un tempo sufficiente da rimettere in carreggiata lo stock di quanto già dovuto, senza temere ogni volta di soccombere alla speculazione.

Mindy: Sarebbe interessante Mork, se si potesse fare! Non so mai se sia meglio che gli uomini al bar si limitino a parlare di calcio, donne e motori, o se oppure debbano allargare i temi trattati. Volendo essere buona, posso riconoscere che probabilmente il tuo amico dedica poco tempo all’approfondimento di quanto è successo in questi anni, basandosi invece su un’informazione fast food. Probabilmente il doppio maxiprestito erogato dalla BCE al sistema bancario tra dicembre 2011 e febbraio 2012, il cosiddetto LTRO, può averlo tratto in inganno. Ma purtroppo le cose non sono così semplici.

Mork: Ok Mindy, spiegami meglio perché non è possibile.

Mindy: Innanzitutto, allo stato attuale delle cose, i trattati in essere e il mandato della Bce non prevedono che la BCE possa prestare ai singoli governi alcunché. Forse l’inganno nasce in parte dalla grande campagna di stampa messa in atto nel nostro Paese per convincerci che un’eventuale uscita dall’Euro sarebbe necessariamente una tragedia, senza alcun fattore positivo, mentre invece sappiamo che dovremmo affrontare grandi difficoltà ma anche alcuni vantaggi, non ultimo il fatto di riappropriarsi della sovranità monetaria. Assistiamo già da due anni ad una tragedia “Greca”, quella dei nostri vicini, che viene in realtà vissuta proprio per il tentativo di rimanerci nell’Euro. Ciò che sta succedendo ad Atene è paradossale perché il Paese vive tutti gli svantaggi di una svalutazione, senza averla fatta! Se fossero tornati alla dracma, almeno potrebbero rilanciare esponenzialmente beni e servizi del proprio Paese, in primis il turismo, cosa che ora non possono fare. Più volte abbiamo convenuto che la Grecia non è stata affatto salvata, che i soldi prestati non sono andati alla sua economia e che i gli euro arrivati non sono a fondo perduto ma un finanziamento da pagare con interessi molto salati! E’ chiaro che tra scarsa attenzione dei cittadini e cattiva informazione dei media il rischio è proprio quello di comportarci come dei bambini a cui il vento ha trascinato in cielo il palloncino. Hai voglia a sperare che torni indietro! E come il tuo amico, in molti hanno la tentazione di ipotizzare che ci “regalino” il denaro, forse figlia della mancanza di consapevolezza che dobbiamo e dovremo ridimensionare il nostro standard di vita consumistico. Cercando di essere più benevoli, potremmo ipotizzare che ormai per salvare l’economia italiana e quella degli altri Paesi mediterranei, occorre in primis passare da una comune soluzione politica.

Mork: Cioè?

Mindy: Fino ad oggi la BCE ed i singoli governi hanno cercato di comunicarci non solo che il processo dell’Euro fosse “irreversibile”, ma che sarebbe proseguito nel rispetto dei trattati già firmati dai singoli Paesi. Ogni manovra di salvataggio è avvenuta cercando di trasmettere che fosse tutto sotto controllo. Venendo al nostro Paese, per esempio, il patto di stabilità (il Fiscal Compact) è stato inserito all’interno dell’articolo 81 della nostra Costituzione, e tutto sembra proseguire nella più assoluta “normalità”. Eppure, analizzando le varie situazioni, ognuno di noi, se approfondisse, si renderebbe conto che per molti Paesi cosiddetti “Europeriferici” non vi è alcuna possibilità di risollevarsi economicamente continuando a stringere le maglie della gabbia fiscale. La Francia stessa ha chiesto un anno in più per poter raggiungere gli obiettivi di deficit concordati, mentre la sua economia dà inquietanti segnali di rallentamento. Lo stesso accade per il Portogallo, e anche Cipro si appresta a negoziare un “salvataggio”. Al momento, comunque, un’eventuale richiesta di aiuto (cioè di un finanziamento non si sa a che tassi concesso...) da parte di uno stato alla BCE prevede due cose: 1) che la Bce compri i titoli di quello stato (e non che presti direttamente) e 2) che lo stato richiedente si impegni a misure di ulteriori tagli per “risanare”.

Mork: Ma allora non è così semplice. Ma il progetto dell’Europa unita, di circolazione delle persone, delle merci, della cooperazione, dello sviluppo, della condivisione? Sono tutte sciocchezze allora?

Mindy: Bravo Mork! Vedi che già stai reclamando il tuo palloncino che è volato via? Purtroppo l’unione di oggi non sembra la stessa di quella auspicata dai suoi fondatori. Questa asesso è solo finanziaria e coerentemente, lucidamente, valgono solo queste regole. Inoltre, vedo almeno un'altra incognita operativa. E di chi sarebbe il denaro con cui verrebbero acquistati i titoli del debito del paese in difficoltà? Quello che possiamo dire oggi è che al cosiddetto fondo “salva-stati” partecipiamo anche noi per una quota pari al 17% del totale. Per ora abbiamo versato una ventina di miliardi ma la nostra quota completa ne prevede ben 125. Il meccanismo di fatto si avvita su se stesso.

Mork: Ma fammi allora tu una proposta politica.

Mindy: Come dicevo prima la situazione è complessa e si articola su molteplici piani. Se l’Europa vuole essere un qualcosa che vada al di là di una landa desolata che usa un’unica moneta, deve rimettersi intorno ad un tavolo e discutere seriamente di coordinamento e sviluppo, soprattutto per quei Paesi che sfiorano ora l’emergenza umanitaria. Occorrerebbe valutare la necessità di ridurre, o addirittura azzerare, una parte dei debiti dei Paesi più fragili, considerandolo un investimento verso un futuro di un’Europa più forte. Per rafforzare la coesione tra i Paesi occorrono misure di rinforzo e di cooperazione allo sviluppo su progetti comuni per rilanciare il vecchio continente nella sfida delle aree emergenti di oggi e di domani. Al momento, invece, mi sembra di assistere ad un qualcosa di simile alla terza guerra mondiale, senza fucili e cannoni, ma comunque con migliaia di vittime di un conflitto finanziario senza scrupoli.


Mork: Ma cosa possiamo fare intanto noi?

Mindy: Intanto attiviamoci e informiamoci: cerchiamo di uscire dalla cecità informativa della maggioranza dei media. Prendiamo coscienza del fatto che parte anche da noi il riscatto del nostro Paese e l’aspirazione ad un’Europa più coesa e non temuta. Se sarà necessario prepariamoci ad affrontare i sacrifici che i cambiamenti epocali richiedono, perché l’inerzia ora non può che portarci sempre più a fondo. Se in ogni caso i prossimi anni saranno difficili e non privi di sacrifici, varrà la pena di affrontarli solo con la consapevolezza che questo ci permetterà di offrire ai nostri giovani e ai nostri figli un futuro ed un Paese migliore.



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