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   numero di _Aprile2013
Idee e opinioni

Mork & Mindy e la più bella del mondo
Mork viene dal pianeta Ork e Mindy cerca di spiegargli come funziona la vita sulla terra. Una rubrica di Gian Luca Bocchi

Mork: Ciao Mindy, proprio te cercavo! L’altra sera a casa di un amico stavamo guardando la replica di un programma televisivo andato in onda lo scorso dicembre in cui un comico-attore-regista leggeva pezzi della Costituzione di un Paese che però non ho capito bene quale sia.

Mindy: So bene di cosa parli. Ti riferisci a Roberto Benigni che ha letto e commentato la Costituzione Italiana, definendola “la più bella del mondo”.

Mork: Mindy, scusa so che sei spesso ferrata e preparata sugli argomenti per i quali ti chiedo lumi, ma questa volta proprio non ci siamo. L’Italia e quella Costituzione proprio in comune non hanno nulla. Lavoro, pari dignità dei cittadini, eguaglianza di fronte alla legge… e poi lo stato che si fa carico di rimuovere gli ostacoli di ordine economico, sociale, religioso affinché a tutti vengano concesse pari opportunità, e quindi accesso all’istruzione, alla salute… Scusa Mindy ma io ho supposto che stesse leggendo la Carta di Oslo, o di Helsinki. Mi sa che stavolta hai preso un bel granchio.

Mindy: Quanto vorrei che fosse così caro Mork, perché ad un occhio esterno come il tuo appare evidente la totale mancanza di corrispondenza tra ciò che c’è scritto e ciò che è il nostro Paese. Come dice un vecchio adagio: “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”. Oggi direi addirittura che c’è di mezzo un oceano e noi siamo sprovvisti della più elementare delle imbarcazioni per provare ad attraversarlo. Pensa, per esempio, che proprio l’altro giorno vedevo fuori dalla scuola elementare genitori che si organizzavano per effettuare la consueta raccolta di fondi, nonché di materiale di prima necessità, perché si possano regolarmente svolgere non solo le normali attività scolastiche, che magari prevedono laboratori o cancelleria extra e poco più, ma addirittura per permettere ai bambini di lavarsi e asciugarsi le mani, di soffiarsi il naso e di poter usufruire dei servizi igienici!

Mork: Ok Mindy, quindi tu mi stai dicendo che la più bella del mondo è la costituzione italiana? E’ proprio vero che le sorprese non finiscono mai e che ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere!

Mindy: Purtroppo Mork la divaricazione tra i principi scritti e la vita di tutti i giorni aumenta ogni giorno di più, e quello che mi lascia stupefatta è che non sembra esserci nessuno ai comandi. La disoccupazione ormai a doppia cifra ci testimonia che l’Italia non è una Repubblica fondata sul lavoro, il tasso di abbandono della scuola è tra i più alti in Europa, la scolarità tra le più basse, per non parlare dell’assistenza agli anziani, ai malati, alle disabilità affidata sempre più a volontari generosi che a strutture pubbliche organizzate e finanziate. Quale parità di accesso al “benessere” sociale può mai promuovere un Paese in cui le diversità culturale, economiche, sessuali, religiose sono additate quale causa dei mali piuttosto che come stimolo? Guarda Mork, vorrei raccontarti un episodio di moltissimi anni fa, quando spensieratamente come molti ex-ragazzi di oggi si girava l’Europa in sacco a pelo. Un’Europa che aveva almeno una decina di monete diverse ma era molto più unita di oggi. Ricordo un viaggio a Berlino in cui ancora si doveva fare un visto temporaneo per passare il muro a check point Charlie e vedere la parte Est della città, allora capitale della DDR. Tra quartieri desolati, case semi-diroccate e quasi in rovina, con i negozi dagli scaffali completamente vuoti, io e le mie compagne di viaggio e di ventura decidemmo di cercarci un gelato. In centro città, passato il fiume, arrivammo nella smisurata e assolata Alexanderplatz, dominata dalla torre della televisione e quasi completamente deserta. Minuscolo nell’imponente spazio aperto scorgemmo un carrettino (di quelli che ancor oggi è possibile trovare lungo le spiagge di piccole località di mare) che esponeva una lunga lista di gusti di crema e di frutta. In un tedesco che ricorda molto il discorso tra Totò e il vigile nel film in cui il grande Antonio de Curtis interpreta un personaggio del sud appena giunto a Milano, cercammo di comunicare quali gusti volessimo per il nostro cono gelato ad un venditore spaesato e comunque compìto nel suo ruolo. Dopo alcuni minuti di inutili tentativi, frutto sia di incomprensioni linguistiche che della nostra ingenuità, realizzammo che fragola, cioccolato, pistacchio, limone, nocciola e banana erano solo scritte impresse in cartellini trasparenti e ciondolanti appesi ad una cordicella. L’unico gusto di gelato che avremmo potuto acquistare era vaniglia. Bastava dirlo subito e noi avremmo subito acquistare quattro coni alla vaniglia! E’ come oggi da noi: a livello formale, nelle leggi scritte, i diritti sono espliciti e sacrosanti, in realtà nulla è come sembra.

Mork: Cioè?

Mindy: Cioè, per esempio, le funzioni pubbliche primarie per eccellenza, la scuola e la sanità, sono ormai disastrate per la pessima gestione del denaro che ne caratterizza l’amministrazione da decenni. A rivoli di sprechi e corruzione, si aggiunge, con qualche eccezione, l’inefficienza e la disorganizzazione delle strutture esistenti. Eppure, in un Paese in cui la pressione fiscale è tra le più elevate d’Europa (e del mondo aggiungerei) sarebbe lecito attendersi che questi due servizi fossero efficienti e addirittura completamente gratuiti. Invece lo sono solo sulla carta, mentre nella realtà non è affatto cosi. Conosco molte persone per esempio che dovrebbero fare una serie di esami e di cure ma non possono permettersi di accedervi, perché non possono pagare il ticket e, visti i tempi che corrono, preferiscono risparmiare. Per non parlare di tutti coloro che avrebbero bisogno di cure dentistiche ma definiscono i preventivi degni di “una gioielleria”. E a proposito di cure mediche di base hai mai sentito parlare di Emergency?

Mork: Certo Mindy, so che è un’organizzazione no profit che opera a livello internazionale offrendo assistenza sanitaria e cure medico-chirurgiche alle popolazioni dei paesi disastrati dalla guerra, o piegati da catastrofi e sciagure naturali…

Mindy: Esatto Mork, e proprio per questo, dopo decenni di supporto offerto nelle zone a rischio del mondo Emergency sta aprendo (alcuni centri sono già funzionanti) in un Paese in cui non si era mai impegnata prima.

Mork: Interessante, in quale?

Mindy: Il nostro, l’Italia! Ho ascoltato pochi giorni fa un’intervista in cui Gino Strada parlava di poliambulatori già funzionati nel nostro Paese e completamente gratuiti, in cui possono recarsi le persone che non possono permettersi di accedere alle cure mediche attraverso il sistema sanitario nazionale. Nono sono solo migranti o persone senza il permesso di soggiorno: oltre il 20/25% degli utilizzatori sono cittadini italiani. Sono strutture già presenti a Palermo, a Marghera, a Sassari e un paio di prossima apertura a Reggio Calabria e a Napoli, oltre a due ambulatori mobili. E’ stupefacente vedere sul loro sito i programmi di intervento in Paesi quali la Sierra Leone, l’Iraq, l’Afghanistan e poi scoprire che ora c’è anche un “Programma Italia”, e che queste due parole non sono quelle vuote, della politica degli ultimi anni, quelle promesse disattese, quei diritti scritti e mai rispettati. Ma quelle concrete e operose dei suoi operatori, dei suoi ambulatori, dei suoi mediatori culturali, medici, infermieri che il nostro stato dovrebbe garantire.


Mork: Infatti Mindy proprio ascoltando quegli articoli declamati da Benigni pensavo non provenissero dalla Carta di questo Paese. E’ proprio vero che, permettimi la citazione anche se di solito sei tu quella colta, vale la massima di Socrate in cui la massima forma di conoscenza era: “So di non sapere”.

Mindy: Sei sorprendente Mork. Anche io darei il mio contributo in questo senso. Potrei aggiungere, soprattutto in riferimento oggi alle nostre coscienze addormentate che forse per la nostra società oggi vale un principio che potrei sintetizzare nella formula : “Non so di non sapere”, una formula che è, almeno in parte, di colpevole ignoranza.



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