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   numero di _Aprile2013
Finanza e investimenti

Il cambio dollaro australiano/yen: indicatore della propensione al rischio
Sardelli (Assiom Forex): Se il rapporto con la valuta giapponese scende significa che sui mercati finanziari c’è “bel tempo”

Storicamente i diversi cross valutari hanno rappresentato non solo il rapporto di forza tra le economie di cui in un certo senso esprimono la salute economica, ormai messa in secondo piano dai flussi finanziari, ma in molti casi sono state individuate correlazioni e similitudini negli andamenti degli stessi con grandezze economiche o finanziarie. Negli ultimi tempi il tentativo da parte delle banche centrali di dare slancio alle rispettive economie si è tradotto in un pesante intervento monetario teso a svalutare il cambio per trovare la cosiddetta “competitività estera” con l’obiettivo di dare slancio alle esportazioni e di conseguenza rilanciare la congiuntura economica.
Oggi giorno, la condizione di estrema finanziarizzazione dell’economia, pone il cambio Dollaro australiano contro Yen giapponese nella condizione di essere una sorta di “anticipatore” che indica lo stato di propensione al rischio presente sui mercati finanziari. Una sua salita, con il dollaro australiano che si rafforza sullo yen, indica “bel tempo” sui mercati, con la conseguente crescita delle quotazioni delle asset class rischiose, azioni, materie prime, restringimento degli spread e rafforzamento dell’euro contro dollaro. Chiaramente da contraltare a questo movimento rialzista si realizza il contestuale indebolimento di quelle asset class ritenute più adatte in periodi di incertezza quindi maggiormente “sicure” come il bund, il treasury americano ed il dollaro contro euro. La situazione inversa, indebolimento del dollaro australiano e rafforzamento dello yen giapponese segnala “maretta” sui mercati finanziari e movimenti opposti rispetto a quelli indicati in precedenza.
Nella tabella si evidenziano i grafici dell’indice azionario globale MSCI World (linea bianca) ed il cross Aud/Jpy in cui si nota la forte dipendenza delle due serie, confermata nella parte bassa del grafico dal livello positivo di correlazione. 
I cross valutari odierni non esprimono più solamente la forza dell’economia sottostante, ma ormai vengono principalmente indirizzati dai flussi dei capitali in cerca, da un lato, di bassi livelli di tassi di finanziamento, e dall’altro, di aree valutarie che offrano rendimenti obbligazionari e rendimenti attesi per le altre asset class ritenuti interessanti sui quali riversano le risorse detenute: in sintesi, il cosiddetto “carry trade”.
Non a caso la valuta nipponica è ancora oggi considerata un rifugio sicuro nei periodi di volatilità e di incertezza sui mercati finanziari nonostante sia espressione di un paese la cui debolezza economica è un punto di riferimento per tutti gli studi accademici e che ha un debito in continua crescita che lo pone sotto minaccia di declassamento da parte delle agenzie internazionali di rating. La situazione politica è molto difficile, con premier e governi che ormai si avvicendano senza soluzione di continuità, alla ricerca di un modo per risolvere i problemi endemici del paese e che come ultima (unica?) soluzione sembrano aver trovato quella di dare un nuovo impulso ad una politica monetaria ultra-espansiva, nella speranza che questa volta dia quei risultati sperati, ma mai ottenuti nei precedenti tentativi in tal senso, che non hanno evitato al Paese di essere giunto nella seconda metà del terzo “decennio perduto” dal punto di vista della crescita economica.
Quindi guardando ai soli fondamentali economici, lo yen dovrebbe essere da anni molto debole, ma il fatto che abbia da molto tempo tassi di finanziamento vicini allo zero, provoca un movimento di flussi finanziari di approvvigionamento che vengono prima denominati in yen, ma poi subito trasferiti in altre aree valutarie per cercare di speculare su rendimenti superiori e confidando nel fatto che un ulteriore indebolimento della divisa nipponica renda anche meno gravoso il rimborso di quanto preso a prestito.
Il dollaro australiano, al contrario, è considerato una divisa che esprime la forza dell’economia globale ed è quindi una proxi di una fase di Risk On. Essendo un grande esportatore di materie prime, principalmente nell’area asiatica, la valuta australiana è quindi correlata all’andamento del ciclo economico di queste aree ed è collegata in modo diretto alla crescita dei prezzi delle materie prime a loro volta stimolate dalla forza dell’economia e dai tentativi di reflazione messi in atto dalle banche centrali.
Le risorse prese a prestito nell’area yen vengono investite nell’area australiana dove trovano il miglior compromesso per quanto riguarda i rendimenti obbligazionari e asset class legate a doppio filo alla ripresa economica ed all’attività reflattiva delle banche centrali. Si genera in questo modo il cosiddetto Risk On che, quando viene invertito, cioè quando c’è un ritorno della volatilità e dell’avversione al rischio sui mercati, necessita di essere chiuso con un’operazione opposta: si vendono le asset class rischiose e le valute come il dollaro australiano e si torna a convertire i proventi in yen giapponese. Il funzionamento è simile a quello di vasi comunicanti: si prende la liquidità in yen, la si trasferisce in dollaro australiano per lucrare la differenza di rendimento fino a che non succede qualcosa sui mercati che mette di malumore gli investitori che immediatamente invertono il flusso, vendendo asset rischiose e valute legate alle materie prime per tornare sullo yen chiudendo il rischio cambio contro il probabile apprezzamento di quest’ultimo.

Per gli investitori questa dinamica torna utile per evitare di restare delusi dal fatto di aver correttamente individuato una fase di Risk On, ma di aver investito proprio su quel mercato azionario che non è salito (il caso borsa italiana è particolarmente calzante) o che è salito solo in termini nominali, perché con il cambio scoperto mi si è dimezzato il profitto (è il caso del Nikkey che senza copertura di cambio da inizio anno vede dimezzato il potenziale guadagno), è allora possibile costruirsi in modo sintetico il cambio Aud/Jpy. Ricordando sempre che i flussi finanziari creano le correlazioni, ma un dì le distruggono.

Stefano Sardelli, Consigliere Assiom Forex



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