Usa il mouse, frecce o sfoglia se touch
   numero di Luglio_2013
Idee e opinioni

Indici finanziari e trasparenza: una questione etica
Grimaldi (Assiom Forex): La crisi finanziaria ha messo in evidenza la necessità di nuove norme certe e oggettive che regolino il mercato

Etica e finanza sembrano due concetti opposti e contradditori. Così non è, soprattutto se si abbandonano gli schemi interpretativi propri della finanza, cioè i numeri, e si scava nel significato proprio delle parole. La parola “etica” deriva del greco εθος o ήθος (quest’ultimo termine, adattissimo, definisce i “principi che influiscono sulla collettività”), e designa in filosofia un sistema di comportamenti che definiscono cosa è buono e cosa è cattivo. L’etica definisce ed è definita dalle consuetudini, e secondo il diritto, la consuetudine è tale se ha due componenti : la diuturnitas (ripetizione del comportamento) e l’opinio iuris ac necessitatis (l’appoggio morale). Le consuetudini, a loro volta definiscono le leggi e i regolamenti istituzionalizzati.
La crisi dei mercati finanziari ha messo in evidenza come certi comportamenti, benché dotati di diuturnitas, abbiano ormai perso l’opinio iuris. E questo ha portato alla richiesta sempre più forte di leggi e regolamenti che possano difendere l’investitore da prodotti poco comprensibili, o, come ormai si definiscono, poco trasparenti.
Per questo motivo i prodotti a replica passiva hanno conosciuto un periodo di forte successo, soprattutto in Italia. Un esempio fra tutti: gli ETF, che a differenza dei prodotti strutturati, sono facili da prezzare e si avvalgono di market makers che assicurano quotazioni conformi all’effettivo stato del mercato.
Il successo degli Etf ha procurato anche un boom per l’industria degli indici, ottimo supporto per la messa in opera delle regole UCITs. Si è però anche assistito ad una proliferazione di cosiddetti indici di proprietà, ovvero benchmark calcolati dagli stessi emittenti, con le possibili conseguenze sulla trasparenza e oggettività. Parimenti, lo scandalo del Libor ha puntato il dito sulle possibili “combine” di grosse banche di investimento e sulla necessità di parametri (indici) oggettivi.
Un buon indice deve per definizione essere oggettivo, basato su regole matematiche, liquido e rappresentativo. Sono questi quattro i principi che riassumono il contenuto del rapporto conclusivo ESMA- EBA sul processo per la definizione nella EU dei benchmark. Il documento nasce da una doppia necessità: da un lato quella di armonizzare i principi di base per il benchmarking in tutti gli stati EU, che come per le prese elettriche, hanno modelli diversi (non a caso, alcuni tipi di fondi indicizzati vengono registrati sempre e solo in Lussemburgo, ad esempio), dall’altro quella di promuovere la trasparenza suggerendo:
1) indici basati su formule matematiche chiare e di facile accesso;
2) componenti/prezzi basati su transazioni effettive e non su stime (a favore di oggettività e liquidità);
3) assenza di discrezionalità nella scelta dei dati;
4) possibilità di accedere alle composizioni e parte dei dati storici, cercando comunque di salvaguardare i diritti sulla proprietà intellettuale.

I maggiori indici azionari (dal Dax all’S&P 500, all’Eurostoxx 50) rispettano questi criteri. Sorprendente invece il DJIA, le cui 30 componenti non sono scelte secondo regole matematiche ma secondo un giudizio di adeguatezza rappresentativa. Gli indici azionari sono i più semplici da comprendere e calcolare, e anche i più trasparenti. Prodotti quali gli indici di sviluppo sostenibile o gli indici etici, in genere, richiedono per definizione un giudizio di merito e quindi difficilmente racchiudibile solo in una forma matematica. E’ allora più che mai necessario, in questo caso, che una volta definiti i criteri di inclusione/esclusione di nomi dall’indice, tali criteri siano applicati e mantenuti da una parte terza in modo da non generare conflitti di interesse.

Un altro esempio sono gli indici repo “securised”, i cui dati si basano su transazioni di titoli di stato effettivamente avvenute e registrate su piattaforme di negoziazione.
In conclusione, il concetto di trasparenza è sempre più vicino al concetto di informazione chiara, puntuale e oggettiva e si applica, per forza di cose, sia alla struttura dei prodotti che ai sottostanti (siano essi utilizzati per repliche passive o per benchmarking).

Rosa Anna Grimaldi, socio Assiom Forex e Membro della Commissione Formazione



Idee e opinioni

numero di Luglio_2013
SOMMARIO di questa settimana

Condividi su LinkedIn




Sfoglia il prossimo articolo -->

*/ ?>