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   numero di Giugno2013
Idee e opinioni

Mork e Mindy e il lungo periodo (in cui saremo tutti morti)
Mork viene dal pianeto Ork e Mindy cerca di spiegargli come funziona la vita sulla terra. Una rubrica di Gian Luca Bocchi

Mork:  Ciao  Mindy, come va ? Scusa se te lo chiedo cosi di getto, senza nemmeno quasi salutarci, ma ho bisogno di un consiglio perché sono un po’ preoccupato per la mia salute. Sentivo parlare che anche qui in Europa iniziano a serpeggiare i primi sintomi di una malattia di cui non avevo mai sentito parlare: la “sindrome giapponese”.  Cos’è un’influenza?  Una nuova aviaria?  Aiutami Mindy perché da questa mattina ho un po’ di tosse e inizio ad essere  preoccupato.

Mindy:  Oh, mio povero Mork, credo che tu abbiamo frainteso, poiché probabilmente hai colto alcune considerazioni sullo stato dell’economia europea che certamente dà evidenti segnali di essere malata, ma non riguarda i singoli individui quanto piuttosto il sistema nel suo complesso ( crescita stagnante, prezzi in calo... quello di cui il Giappone soffre da anni). Non che la cosa sia d’auspicio in sé ma credo che almeno di salute tu stia benissimo a parte un pochino di tosse …

Mork.  E quindi questa sindrome giapponese affliggerebbe l’economia europea. E di cosa si stratta specificamente? Visto che comunque ne parlavano in modo preoccupante.

Mindy:  Come ti accennavo Mork, nessuna malattia legata al singolo, ma un male che potrebbe colpire l’intera economia con conseguenze poco brillanti per i prossimi anni. Da cinque anni ci dibattiamo in una crisi in cui stiamo galleggiando solo grazie agli enormi prestiti erogati alle banche, ma senza alcun germoglio di crescita spontanea. Devi sapere comunque che il paragone mi sembra in parte forzato perché il Giappone, al contrario del resto dei paesi ad alto reddito, funziona un po’ all’incontrario, come quelle filastrocche che da bambini ci piaceva canticchiare. Per esempio mentre l’Europa, ed in particolare la sua banca centrale, la potentissima BCE, combatte da anni quel mostro dell’inflazione, il Giappone sta facendo di tutto per provocarla. Mentre da noi arrivano moniti accorati al mantenimento della stabilità dei prezzi, a Tokio stanno stampando soldi come mai prima d’ora nella storia per provare a riportare i prezzi a salire, dopo quasi vent’anni di sforzi totalmente vani.

Mork:  Scusa Mindy ma io non capisco. Ci hanno fatto una testa tanta per farci digerire che l’inflazione è l’unico e solo grande nemico da combattere per permettere una crescita che sia “mangiata via” dal rialzo dei prezzi e i giapponesi che se ne sono liberati da anni agognano l’inflazione? Decisamente la faccenda non mi è chiara.

Mindy:  Cerchiamo di fare un po’ di luce, allora. Negli ultimi due mesi ti sarà sicuramente capitato di sentir nominare il nuovo premier nipponico, Shintzo Abe, assurto ormai al ruolo di superstar tra le personalità economiche del pianeta per la sua politica di stimolo all’economia al confronto della quale lo stesso Ben Bernanke pare un nano da giardino. Per farla breve nei prossimi anni la Bank of Japan comprerà una tale quantità di titoli di stato da far lievitare a livelli inimmaginabili il livello del debito pubblico giapponese che è tra le nazioni sviluppate il più elevato al mondo. A quale scopo secondo te? Per far ripartire l’economia? Si, ma indirettamente. Lo scopo dichiarato, udite udite, di far aumentare l’inflazione!!! 

Mork: E’ uno scherzo vero? E’ una domanda trabocchetto per vedere se sono impreparato... Ma perché mai un Paese che ogni anno vede calare i propri prezzi non dovrebbe esserne felice?  Come sarei contento di pagare meno la mia nuova auto il prossimo anno, o le mie nuove scarpe…

Mindy: Ecco vedi Mork, senza saperlo ti sei risposto da solo. Perché il fatto stesso che tu il prossimo anno sia certo di pagare la tua auto meno di quanto la pagheresti oggi ti fa rimandare l’acquisto, a volte ad oltranza, fino a che la tua macchina ti lascia a piedi. E questo rimandare e procrastinare fa calare la domanda di beni quasi all’infinito. Non ti pare? Almeno questo è quello che fino ad oggi ci è stato diagnosticato da grandi economisti. Devo dirti che personalmente qualche dubbio ce l’ho a proposito di questa spiegazione, visto che con un lavoro fisso ed un tasso di disoccupazione intorno al 4% (un vero e proprio miraggio per noi poveri italiani), onestamente credo che mi permetterei comunque un nuovo acquisto, anche se l’anno prossimo costasse qualcosa in meno. Forse il problema risiede altrove, temo, e potrebbe celarsi nella curva demografica del paese del Sol levante in cui il nodo cruciale è rappresentato dall’invecchiamento della popolazione destinata progressivamente ad andare in pensione e godersi il buen retiro dopo una vita di lavoro. Ma qui allora viene il bello. Chi pagherà questo fior fior di debito che le autorità stanno gonfiando a dismisura per rilanciare l’economia?

Mork : Questa la so, vale lo stesso che il nostro Paese, il debito ricade sulle generazioni successive.

Mindy: Bravo Mork e non c’è proprio niente da ridere. Proprio per puntualizzare alcuni numeri ti posso dire che il nostro stesso Paese che in tal senso inanella un record dopo l’altro, si ferma attualmente ad un rapporto debito/Pil nell’ordine del 130%. A Tokio invece gli ultimi dati parlano di valori di debito/Pil già oggi superiori al 220% e che, in prospettiva, in pochi si azzardano a quantificare. In soldoni, sai che significa questo? Forse non te lo ricordi, ma ogni italiano (neonati compresi) ha un debito “teorico" molto pesante di circa 30.000 euro. Il numero è facile da ricavare: basta dividere il nostro debito complessivo (circa 2 mila miliardi di euro) per il numero di abitanti (circa 65 milioni). Ebbene, sappi che in Giappone questo debito pro-capite oggi è già di 70.000 euro circa. E chissà quanto potrebbe aumentare in prospettiva con il perseguimento di questa politica…

Mork: Cavolo Mindy, e chi lo pagherà?

Mindy: Domanda retorica caro Mork. Ti riporto cosa ho letteralmente trovato in alcuni report di analisi finanziaria che volevano giustificare l’attuale ottimismo dei mercati finanziari: “the party is on, in the long period we are all dead”. Capito, no? Che la festa prosegua, tanto (quando ci sarà la resa dei conti) nel lungo periodo siamo tutti morti. Non ci farei la firma su questo lungo periodo.  



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