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   numero di Giugno2013
Finanza e investimenti

Hungry for bonds: adesso tutti cercano i nostri titoli
Borgheresi (Assiom Forex): Perché questa ricerca spasmodica per i BTP italiani? Soprattutto ci sono le necessità di bilancio delle banche alla continua ricerca di sostegno al margine di interesse

Parafrasando una canzone dei Bad Boys Blue di fine anni ‘80 (Hungry For Love), potremmo affermare che la caccia al rendimento di queste ultime settimane non è mai stata così vivace da tempo. Basti pensare che un qualsiasi Btp a 2 anni nel novembre 2011 rendeva l’8%, nel luglio 2012 il 5%, mentre oggi riconosce appena un 1%. Perché questa ricerca spasmodica?
Secondo un recente studio di Barclay's, riportato da più quotidiani e provides specializzati, le Banche Centrali compreranno nel 2013 circa 2.500 miliardi di bond governativi, contro un totale emissioni di 2.000 miliardi: in pratica, è come se emettessero moneta ritirando nello stesso tempo debito pubblico. Negli ultimi giorni i rendimenti degli stessi junk bond della zona euro sono scesi intorno al 5.5%, attestandosi ora ad un livello più basso di quanto osservato prima della crisi Lehman. Anche in America i rendimenti dei junk sono ai minimi storici, anch’essi inferiori al 6%. D’altro canto, i titoli obbligazionari delle società di buona qualità effettivamente non rendono praticamente nulla: Wal Mart piazza carta a 5 anni all'1.1% con un’inflazione USA intorno al 2%. Se vogliamo trovare un’obbligazione di una società rating AA che paghi “qualcosa”, dobbiamo per forza spingerci verso obiettivi temporali molto più lunghi, anche 30 anni, tipo McDonald il cui trentennale rende il 3.7%. Ed anche nell’ambito dei mercati di frontiera, la situazione non è molto diversa: il Ruanda pochi giorni fa ha effettuato la sua prima emissione di titoli governativi e ne ha piazzati per 400 milioni di $, ma la domanda in asta è stata nettamente superiore. Quanto paga? intorno al 6,50 %. E la Repubblica Dominicana ha collocato 1 miliardo $ di obbligazioni al 5.8%. La Mongolia paga un 5.5%, lo Zambia vende bond al 5.6%.
Non deve stupire quindi che, nel bel mezzo di questo scenario, il Tesoro abbia collocato nel mese di aprile, con una certa disinvoltura, ben 17 mld di euro del Btp aprile 2017 indicizzato all’inflazione italiana riuscendo a chiudere in anticipo il collocamento. Questa in realtà è stata l’ultima di 4 tranche, che complessivamente hanno realizzato una raccolta di quasi 44 mld: con una cedola minima del 2.25% - a cui andranno ad aggiungersi il tasso di inflazione italiano ed uno 0.4% di premio fedeltà per i soli investitori retail che manterranno il titolo fino a scadenza – si tratta di un rendimento certamente interessante. E sorprende un po’ il forte interesse sul titolo mostrato anche dagli investitoti istituzionali ed in particolare dai desk proprietari delle banche (tanto che il Tesoro starebbe valutando la possibilità di lanciare una prossima emissione istituzionale a più lunga scadenza), considerando che sino ad oggi questo specifico strumento non risulta rifinanziabile sul più liquido mercato collateralizzato, ovvero l’MTS repo, ma solo nelle contrattazioni bilaterali.
Sulle motivazioni di questo successo, sicuramente hanno influito sia l’euforia per lo spread btp/bund, che finalmente sta tornando a livelli più consoni, sia soprattutto le necessità di bilancio degli stessi istituti bancari alla continua ricerca di sostegno al margine di interesse. Risulta evidente, tuttavia, che questa corsa affannosa è figlia anche dello strano contesto finanziario che stiamo vivendo, nel quale appunto i rendimenti dei bond sono diventati un miraggio, i flussi verso le Società di Risparmio Gestito sono a livelli record, i tassi reali di molti governativi sono ormai negativi e infine l’ultimo baluardo dei risparmiatori, l’oro, ha subito una sorta di flash-crash da record. E’ anche lo scenario nel quale le banche centrali, Giappone su tutti, stanno compiendo un esperimento mai tentato nella storia, almeno in termini dimensionali.
Sebbene sia ormai chiaro a tutti, almeno nell’ambito della finanza, che sono sempre più rari gli investimenti risk free di una volta, è altrettanto vero che le recenti iniziative della BCE - gestione Draghi - abbiano creato sin qui un efficace cordone di protezione intorno alle emissioni governative periferiche dell’area euro, Italia compresa. Ed anche la recente introduzione di alcune clausole - le cosiddette CACs - alle nuove emissioni di titoli di Stato emessi da Paesi appartenenti alla zona dell’euro non ha fatto diminuire il grande interesse del pubblico verso i nostri Btp.

Insomma, anche se nel medio periodo il costo opportunità nella detenzione di tali titoli potrebbe rimbalzare, soprattutto laddove altre asset class dovessero retrocedere rendimenti più appetibili a rischi relativamente contenuti, riteniamo che lo strumento Btp Italia sia un buon mezzo per diversificare i portafogli e rappresenti esso stesso un’ottima copertura contro i rischi di un’eventuale ripresa dell’inflazione in Italia.

Ugo Borgheresi, Consigliere Assiom Forex



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