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   numero di Dicembre_2013
Fare Business

PMI nella UE: prospettive di crescita incoraggianti
Secondo le ottimistiche previsioni della Commissione Europea il 2014 segnerà una svolta per occupazione e fatturato, grazie al probabile aumento dei consumi e alle misure di sostegno comunitario

L'anno 2013 può segnare una svolta per le piccole e medie imprese (PMI) dell'UE. Rispetto al 2012 si prevede un aumento dell'occupazione totale nelle PMI dell'UE pari allo 0,3%, mentre il valore aggiunto dovrebbe crescere dell'1%. Le prime previsioni relative al 2014 indicano un'ulteriore accelerazione di tali sviluppi positivi. Dopo cinque anni di contesto economico dominato dall'incertezza, nel 2013 si prevede, per la prima volta dal 2008, un aumento combinato dell'occupazione totale e del valore aggiunto generato dalle PMI dell'UE. Si tratta di previsioni promettenti, sostenute da altri segnali positivi. Negli ultimi tre anni il settore delle piccole imprese in un numero crescente di Stati membri ha fatto registrare una crescita dell'occupazione e del valore aggiunto, o quantomeno ne ha arrestato il calo.
Antonio Tajani, Vicepresidente della Commissione Europea e Commissario responsabile per l'Industria e l'imprenditoria, ha dichiarato: "Le nostre iniziative per aiutare le PMI a superare le difficoltà di questo periodo hanno prodotto risultati positivi. Dopo cinque anni di ristagno economico sono lieto di constatare che le PMI stanno per riprendere il percorso della crescita e stanno iniziando ad assumere più personale. Inoltre i nostri indicatori mostrano chiaramente che le PMI potranno crescere ulteriormente nel 2014. Le PMI sono la linfa vitale della nostra economia e ci stanno aiutando ad uscire dalla più grave crisi economica dell'UE negli ultimi 50 anni."

Le PMI in Italia

Le PMI italiane erano state colpite duramente dalla recessione mondiale del 2008-09. In seguito, le PMI hanno attraversato un breve periodo di ripresa, che tuttavia ha subito un rallentamento nel 2012. Le microimprese, che costituiscono la grande maggioranza delle aziende italiane, hanno avuto più difficoltà ad adattarsi rispetto a quelle di piccole e medie dimensioni. Il valore aggiunto delle PMI si è contratto del 10% tra il 2008 e il 2012, il numero dei dipendenti è sceso del 5% e il numero delle imprese del 2%. Nelle imprese di grandi dimensioni il valore aggiunto è tornato ai livelli precedenti alla crisi e si è registrato solo un leggero calo del numero dei dipendenti. Di conseguenza, queste imprese hanno fornito una migliore prestazione rispetto alle PMI, che sono state colpite più duramente dalla crisi economica e finanziaria. Ciò risulta particolarmente evidente nel settore edile, in cui il valore aggiunto e l'occupazione hanno subito una riduzione rispettivamente del 30% e del 15% tra il 2008 e il 2012. Le difficoltà di accesso al credito legate alla crisi per le imprese in questo settore si sono aggravate a causa della conclusione della fase di crescita del settore stesso.
A fronte di queste tendenze strutturali, il governo italiano ha provveduto a migliorare le condizioni generali per le PMI italiane, in particolare per rendere l’amministrazione più rispondente alle esigenze delle imprese e per migliorare le condizioni per le PMI che puntano ad aggregare ed internazionalizzare la proprie attività. Tuttavia, in termini di esportazione e sul mercato unico le prestazioni generali continuano ad attestarsi al di sotto della media UE a livello internazionale. Il clima di incertezza politica rappresenta un rischio per l’attuazione in tempo utile delle iniziative annunciate nel 2011 e nel 2012 nel quadro dello "Small Business Act" (Legge sulle piccole imprese, SBA). L’aspetto più importante da monitorare per l’Italia è attualmente la rapida attuazione di tali misure.

Il video del briefing tecnico di Carlo Pettinelli, Direttore presso la DG Impresa e Industria http://ec.europa.eu/avservices/video/player.cfm?ref=I084121  

Le PMI dimostrano una notevole capacità di resilienza

Nel contesto di una crisi caratterizzata da una profondità e da una complessità senza precedenti, la svolta che le PMI dell'UE sono state capaci di compiere è una notevole dimostrazione della resilienza che le contraddistingue. Nel solo 2012 le PMI hanno sofferto la perdita di circa 610.000 posti di lavoro, equivalente a un calo dell'occupazione pari allo 0,7% rispetto al 2011. Inoltre, il contributo delle PMI al PIL è diminuito dell'1,3%, passando da 3440 miliardi di euro nel 2011 a 3390 miliardi di euro nel 2012. Un'ulteriore conseguenza della crisi è la marcata disuguaglianza tra gli Stati membri nella ripartizione della perdita di posti di lavoro e di valore aggiunto.
Circa la metà dei 27 Stati membri dell'UE ha creato nuovi posti di lavoro, aggiungendo circa 0,5 milioni di posti di lavoro netti all'occupazione nei rispettivi settori. Il calo dell'occupazione nelle PMI si concentra principalmente negli Stati membri più vulnerabili ancora soggetti alla crisi del debito sovrano. Tuttavia, anche nel caso di tali Stati membri, il calo è rallentato significativamente, il che indica che le piccole imprese stanno riprendendo quota dopo aver toccato il fondo.
All'inizio della crisi, nel periodo tra il 2008 e il 2011, le PMI europee si sono dimostrate notevolmente più resilienti rispetto alle grandi imprese. Tuttavia, quando la crisi si è inasprita, le PMI si sono risollevate più lentamente rispetto alle grandi imprese. La differenza tra la performance di PMI e grandi imprese nell'intero periodo della crisi rispecchia la debolezza della domanda interna, che rappresenta un fattore essenziale per le PMI, mentre le grandi imprese hanno ottenuto migliori risultati grazie alle esportazioni.
Tuttavia, data la previsione di una certa ripresa della domanda nazionale nel 2013 e nel 2014, in questi due anni ci si attende dalle PMI risultati alquanto simili a quelli delle grandi imprese.

Le PMI hanno un ruolo importante nell'economia

I 20,4 milioni di PMI europee hanno un ruolo importante nell'economia europea. Si tratta per la maggior parte di microimprese; nel 2012 le PMI hanno dato lavoro a circa 86,8 milioni di persone, cifra che rappresenta il 66,5 % di tutti i posti di lavoro esistenti in Europa in quell'anno. Le microimprese rappresentano poco meno di un terzo della cifra di occupazione totale sopra menzionata. Il settore delle PMI nel suo complesso ha prodotto il 57,6% del valore aggiunto lordo generato nel 2012 dall'economia privata nei settori non finanziari.
Il settore delle PMI in Italia registra una percentuale più elevata di microimprese con meno di 10 dipendenti rispetto alla media dell'UE (Italia: 94%, UE: 92%). Esse, pertanto, contribuiscono maggiormente all'occupazione e al valore aggiunto che negli altri paesi dell'UE: circa la metà dell'occupazione totale e un terzo del valore aggiunto. Tuttavia, le tendenze mostrano che le microimprese hanno subito una stagnazione sia in termini numerici che di valore aggiunto rispetto alla media del settore delle PMI, mentre le imprese di piccole e medie dimensioni si sono rivelate più resilienti alla crisi negli ultimi anni e queste ultime sono state maggiormente in grado di sfruttare la crescita dei mercati emergenti. Allo stesso tempo, le PMI hanno ancora una forte posizione dominante nel settore manifatturiero. Sebbene solo il 10% di tutte le piccole e medie imprese italiane sia attivo in tale settore, un dipendente su quattro delle PMI lavora nel settore manifatturiero, rispetto alla media dell'UE di uno su cinque. Quasi un terzo del valore aggiunto è generato dalle PMI, rispetto a un quinto nell'UE. Il settore manifatturiero svolge pertanto un ruolo decisivo per le PMI italiane.


Miglioramenti nella performance delle PMI

I miglioramenti nei risultati delle PMI sono sostenuti da un ingente numero di misure strategiche adottate dall'UE e dagli Stati membri a partire dal 2008. Tali interventi programmatici, riuniti nel quadro del cosiddetto "Small Business Act" (Legge sulle piccole imprese, SBA), si sono dimostrati essenziali per attenuare gli effetti della crisi e dare impulso ad un intervento politico favorevole alle PMI in tutta l'Unione europea. Nel solo periodo 2010-2012 gli Stati membri dell'UE hanno attuato quasi 2000 misure strategiche per sostenere le PMI, vale a dire una media di quasi 650 misure all'anno, e più di 70 misure per Paese. La volontà degli Stati membri di migliorare il contesto delle imprese si è incentrata principalmente sulle misure per la promozione dell'imprenditorialità e di una pubblica amministrazione ricettiva. Tra le 10 aree interessate dal programma SBA, le misure per offrire una seconda opportunità ad imprenditori falliti in precedenza sono state le meno numerose.

Qui il link per scaricare il report completo sull’Italia
http://ec.europa.eu/enterprise/policies/sme/facts-figures-analysis/performance-review/  



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