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   numero di Dicembre_2013
Editoriale

Debito pubblico italiano: dalla Germania ci dicono che e' il migliore dell’eurozona

 

Prima la certificazione UE di 12 mesi fa, ora lo studio del prestigioso Stiftung Marktwirtschaft. Perchè non usare queste argomentazioni per far valere le nostre ragioni e zittire i soliti noti?

Se l’Italia avesse una classe politica seria, ma soprattutto preparata, avrebbe almeno tre solidissimi argomenti da sventolare davanti ai vari FMI, UE, agenzie di ratings e stampa internazionale. Proprio quei soggetti che con protervia e cinismo continuano ogni giorno a indicarci come un dead man walking.
Il primo, certificato EU e già qui ricordato, è che l’Italia mai, nemmeno per un momento, è stata a rischio default. Lo certifica la stessa Commissione Europea nel suo Fiscal Stability Report ( http://ec.europa.eu/economy_finance/publications/european_economy/2012/pdf/ee-2012-8_en.pdf   ). Ma ovviamente tutti gli allarmi hanno suonato in questo senso. Dal 2009 e ancor di più nel 2010 e 2011 l’Italia si è tenuta ben al di sotto del valore critico di pericolo, mentre la Gran Bretagna era nettamente al di sopra nel 2009, e la Spagna lo è stata nel 2009 e nel 2012. Nel medio termine, il rischio dell’Italia sarebbe medio ed equiparato addirittura a Paesi considerati primi della classe come Finlandia e Francia, mentre ad alto rischio sarebbero Paesi come Belgio e Regno Unito. A basso rischio sarebbe la sola Germania. Ancora più sorprendenti sono le previsioni di lungo termine, allorché il rischio italiano viene giudicato basso ed allo stesso livello di Germania e Francia. Ah, l’informazione indipendente...
Il secondo argomento, leggermente più tecnico, viene anche qui da una fonte insospettabile: la Germania. Infatti, l’aggiornamento di uno studio datato 2011 ( http://www.stiftung-marktwirtschaft.de/fileadmin/user_upload/Pressemitteilungen/2011/PM_Ehrbare_Staaten_Internationaler_Vergleich_07_12_2011.pdf   ), condotto dall’economista Bernd Raffelhüschen, professore di Scienze finanziarie presso l’Università di Friburgo, ha ribadito che l’Italia è il Paese che ha il debito pubblico più sostenibile dell’eurozona! http://www.stiftung-marktwirtschaft.de/fileadmin/user_upload/Pressemitteilungen/2013/PM_Ehrbare_Staaten_EU27-Schuldenranking_28_11_2013.pdf  
Scriviamo "ribadito" poichè era arrivato alle stesse conclusioni nel 2011, nella precedente edizione dello studio, in cui un'equazione calcola il "gap della sosteniblità" sommando il debito pubblico esplicito (il debito/Pil attuale che riflette il passato) con il debito implicito (che tiene conto degli obblighi di spesa futuri tra i quali welfare, pensioni e sanità) per arrivare a un debito totale. In questa classifica, come si evince dal link, l'Italia svetta al secondo posto con un debito totale/Pil al 73%, dopo la Lettonia, quindi primi nell’eurozona e con una percentuale molto bassa. Al quarto posto la Germania (154%), 16a la Francia (449%), 22a la Gran Bretagna (640%), 24a la Spagna (672%). Gli Usa sarebbero ultimi, al 1.300%.
Ecco, comparando i grafici, si evince pure che in soli due anni l’Italia è passata ad avere una somma di debito implicito più quello esplicito pari al 73% sul Pil (dal 146%, che ci vedeva comunque in testa alla classifica), mentre la Germania ha abbassato solo di circa il 20% il suo deficit, partendo dal 192%. Almeno questo studio qualcuno l’ha pubblicato, ma senza troppa enfasi.
Terzo argomento, e più facile: l’Italia ha la terza riserva aurifera al mondo, dopo Stati Uniti e Germania. Per questo i soliti noti gli hanno messo gli occhi sopra, con la complicità di qualcuno in malafede che sta cercando di “privatizzare” Bankitalia, che ha la titolarità su quell’oro.

E, servissero, poi altre tematiche sparse... Abbiamo il saldo primario di bilancio in attivo da solo una ventina di anni, siamo tornati in attivo sulla bilancia commerciale, siamo la seconda manifattura d’europa, il primo Paese al mondo per subfornitura all’industria, tra i primi per la ricchezza privata, ecc ecc.
E’ vero che siamo messi male: Pil in caduta libera, disoccupazione in costante aumento, tassazione a livelli record per mantenere i vincoli di bilancio, e un debito pubblico che cresce di mese in mese. Ma se vogliamo che in Europa e nell’euro l’Italia abbia più voce in capitolo, magari anche solo per allentare la morsa che ci strangola, sono soprattutto questi gli argomenti con cui farci sentire.
Perchè se non ci battiamo per ottenere un’inversione di tendenza, non saranno certo gli altri Paesi a farlo per noi. La stabilità cimiteriale non porta da nessuna parte.

Claudio Gandolfo



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