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   numero di Dicembre_2013
Finanza e investimenti

Strabiliante Cina: cosa continua a trainare l'economia
Bernard (Ventobel): Il Paese è un esempio lampante di come una forte crescita economica non debba necessariamente riflettersi in una migliore performance dei mercati azionari

I notevoli progressi economici compiuti dalla Cina negli ultimi decenni sono riconducibili in gran parte all'adozione di principi capitalisti. L'attuale programma di riforme potrebbe spingere ancora di più il Paese verso un'economia di libero mercato. Se applicate correttamente, le misure previste potrebbero non solo assicurare una crescita più sostenibile nei prossimi anni, ma anche spianare la strada a una rivalutazione delle azioni cinesi.
“Non importa se il gatto sia nero o bianco, purché acchiappi i topi”. Questo proverbio cinese – spesso citato da Deng Xiaoping, ex leader politico del Regno di Mezzo – illustra bene il proverbiale pragmatismo dei Cinesi nei rapporti commerciali con l'Occidente. Alla fine degli anni settanta, Deng aprì una nuova era introducendo delle riforme di mercato, che avrebbero poi portato a una strabiliante crescita economica con tassi annuali del 9,3%. La nuova leadership cinese sembra non voler abbandonare il cammino imboccato da Deng Xiaoping.
Il ruolo della Cina nel mondo non può essere sottovalutato: nessun altro Paese ha un numero così elevato di abitanti e la sua economia è seconda solo a quella americana. Il suo influsso sui mercati delle materie prime non trova uguali. La Cina ha le maggiori riserve di valuta estera ed è il principale creditore degli USA, ancora prima del Giappone. Nel 2009, la sua elevata spesa pubblica, corrispondente al 15% del PIL, ha contribuito in modo decisivo a stabilizzare l'economia mondiale, paralizzata dal fallimento della banca d'investimento americana Lehman Brothers. Da allora l'espansione dei consumi cinesi supera di quattro volte la crescita economica. La spesa di investimento, pari al 46% del PIL, è ferma su livelli intollerabili e l'industria pesante accusa notevoli sovraccapacità. In altre parole: l'attuale modello economico non è sostenibile.

Un inchino davanti alle forze di mercato

Di fronte alla minaccia di un deterioramento del dinamismo economico, i nuovi vertici hanno sviluppato un piano ambizioso per superare le attuali criticità. Questo programma colpisce per la sua entità, profondità e possibile impatto: sono stati individuati 16 settori da riformare e proposti 60 provvedimenti da attuare entro il 2020. Questi interventi coprono un ampio ventaglio di compiti, come la deregulation dei mercati, la liberalizzazione della valuta e dei tassi, la sicurezza sociale, la demografia e una riforma agraria. Vengono affrontati anche temi delicati, come la lotta alla corruzione, la promozione dello Stato di diritto, il miglioramento dell'efficienza delle imprese statali e l'eliminazione dei campi di lavoro. Un dato di grande rilievo è “il ruolo decisivo” attribuito al mercato nella distribuzione delle risorse. Nel linguaggio precedente, il mercato assumeva solo un “ruolo subordinato”. Ovviamente il punto cruciale sarà l'applicazione effettiva del pacchetto di provvedimenti. Le sfide da affrontare su questo cammino sono numerose. L'istituzione di una commissione per le riforme, guidata dal Presidente Xi Jinping e composta da esponenti di spicco, testimonia comunque l'impegno per le riforme e dovrebbe contribuire a risolvere eventuali conflitti di interesse tra i ministeri.

Crescente attrattiva dei titoli cinesi

Nonostante la rapida crescita dell'economia del Paese, le azioni cinesi si trovano in un mercato orso dal 2007. Da allora, a causa dell'eccessivo livello di valutazione, la redditività del capitale investito è complessivamente in calo. La Cina è un esempio lampante di come una forte crescita economica non debba necessariamente riflettersi in una migliore performance dei mercati azionari. La questione decisiva è fino a che punto la crescita economica offrirà guadagni allettanti agli azionisti. Su questo piano, la Cina ha finora deluso, per diversi motivi. Una delle cause è da ricercare nel fatto che i manager delle imprese statali hanno altre priorità che non massimizzare lo shareholder value. A questo proposito, i piani di riforma prevedono di migliorare la performance delle imprese statali per aumentare così dividendi in contanti distribuiti al sistema di sicurezza sociale. Un altro punto è l'introduzione di incentivi adeguati, affinché i vertici delle aziende generino migliori rendimenti di capitale.

È difficile prevedere se - e quando - questi piani produrranno un valore aggiunto stabile o in costante rialzo. L'attuale valutazione (rapporto prezzo/utile dell'indice MSCI China per il 2014 ammonta a 9,5) non sconta certo un miglioramento di redditività della “Cina SpA”. Per questo motivo riteniamo che le prospettive di lungo termine del mercato azionario cinese siano molto attraenti nell'ottica del rapporto rischio-rendimento.

A livello mondiale nessuna alternativa alle azioni

Nelle ultime settimane, le attese di inflazione dei Paesi industrializzati sono notevolmente diminuite. Questo fenomeno è da ricondurre al calo delle quotazioni delle materie prime e alla bassa inflazione sui beni e i servizi. Per questo motivo, le banche centrali possono mantenere la loro politica estremamente espansiva, favorendo così i corsi dei titoli. In un tale contesto, non ci sono praticamente alternative alle azioni, sebbene le valutazioni non siano più particolarmente basse. L'importante è restare selettivi e individuare i temi promettenti, il cui potenziale di rialzo non è ancora scontato nei prezzi.

Christophe Bernard, Chief Strategist di Ventobel



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