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   numero di Dicembre_2013
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OCSE: l’economia globale cresce a un ritmo moderato, ma ci saranno dei rischi

Padoan (OCSE): Sono necessarie strategie chiare e credibili per creare posti di lavoro, favorire la crescita, e risanare le finanze pubbliche. Nel 2014 in Italia debito-pil ancora in crescita

L'economia globale è destinata a continuare l'espansione a un ritmo moderato nei prossimi due anni, ma i politici devono garantire che l'instabilità dei mercati finanziari e la fragilità di fondo in alcune economie importanti, non consentano di far deragliare la crescita. Questo, in sintesi, è quanto emerge dall’ultimo Economic Outlook dell'OCSE.
"La ripresa è reale, ma a bassa velocità, e ci possono essere turbolenze all'orizzonte”, ha commentato il Segretario Generale dell'OCSE Angel Gurría. "C'è il rischio di un altro attacco da parte della politica del rischio calcolato negli Stati Uniti, e c'è anche il rischio che il tapering da parte della Federal Reserve degli Stati Uniti potrebbe portare un rinnovato attacco di instabilità. L'uscita dalla politica monetaria non convenzionale sarà impegnativa, ma sarà un'azione per prevenire un'altra fiammata nella zona euro e per assicurare che le prospettive di crescita del Giappone e degli obiettivi di bilancio siano raggiunti", ha aggiunto Gurria.
Secondo l'Outlook, la crescita del PIL di tutti i 34 membri dell'OCSE si prevede in accelerazione, dall’1,2% di quest'anno ad un tasso del 2,3% nel 2014, e a al 2,7% nel 2015. L'economia mondiale, per contro, crescerà ad un tasso del 2,7% quest'anno, prima di accelerare a un tasso del 3,6% nel 2014 e 3,9% nel 2015. Il ritmo della ripresa globale è più debole di quanto previsto lo scorso maggio, in gran parte come conseguenza del peggioramento delle prospettive di alcune economie emergenti.
La crescita negli Stati Uniti è proiettata ad un tasso del 2,9% nel 2014 e un tasso del 3,4% nel 2015. In Giappone, il PIL dovrebbe scendere ad un tasso di crescita del 1,5% nel 2014 e un tasso di 1% nel 2015. L'area dell'euro dovrebbe assistere a una graduale ripresa, con una crescita dell'1% nel 2014 e 1,6% nel 2015.
La crescita è ricominciata in Cina, ma resterà più debole di rispetto a quanto già previsto nella maggior parte delle altre principali economie emergenti. Un gruppo di Paesi emergenti membri dell'OCSE - Cile, Turchia, Messico, Corea e Israele - continuerà ad avere una crescita maggiore di altre economie avanzate.

Attenzione ai rischi

L’Outlook OCSE richiama l'attenzione su una serie di rischi al ribasso per questa ripresa, che è ancora debole rispetto agli standard del passato. Si focalizza su un rallentamento preoccupante della crescita del commercio mondiale, sui flussi di investimenti diretti esteri e sugli investimenti fissi, così come sulla continuazione del troppo alto tasso di disoccupazione, in particolare in Europa, dove è previsto scenda sotto il 12% solo entro la fine del 2015.
L'OCSE rileva che la politica monetaria degli Stati Uniti dovrebbe rimanere accomodante, proponendo una graduale limitazione di acquisti di asset da parte della Federal Reserve, per limitare l'impatto sulle economie dei mercati emergenti più vulnerabili. Si chiede di porre fine alla situazione di stallo fiscale negli Stati Uniti, attraverso l'abolizione del tetto del debito nominale e l’attuazione di un piano fiscale coordinato a medio termine.
Accogliendo con favore il recente taglio dei tassi della Banca Centrale Europea, l'OCSE ha detto che un ulteriore allentamento potrebbe essere richiesto qualora i rischi di deflazione si intensificassero. Raccomanda inoltre una rigorosa applicazione della previste revisioni della qualità degli asset e stress test delle banche dell'area euro, seguite da ricapitalizzazioni, ove necessario, e ulteriori progressi verso l'unione bancaria.
Il Giappone è incoraggiato a continuare l'attuazione delle Abenomics, come parte dell'azione decisiva per uscire dalla deflazione, mettere la crescita su un percorso sostenibile, e affrontare le sfide di bilancio di lungo termine del Paese.
"La crescita è stata irregolare e incerta da quando è in atto la crisi globale, mentre la creazione di posti di lavoro è stata ancora più deludente”, ha commentato il capo economista dell'OCSE Pier Carlo Padoan. "Sono necessarie strategie chiare e credibili per il modo in cui verranno creati posti di lavoro, favorita la crescita, e risanate le finanze pubbliche. Ciò richiederà un forte impegno per le riforme strutturali sia nelle economie avanzate sia in quelle emergenti”.
 http://www.oecd.org/oecdeconomicoutlook .

La situazione italiana

L’Economic Outlook dedica un capitolo anche al nostro Paese. L'Italia ha interrotto il lungo percorso di contrazione economica nell'ultima parte di quest'anno, che verrà archiviato con una flessione del Pil pari all'1,9% dopo il -2,5% del 2012, ma resta esposta a rischi finanziari finché il debito pubblico, in salita al 133,2% del Pil l'anno prossimo, non intraprenderà una chiara traiettoria discendente. L'Italia sta uscendo dalla recessione e nel corso del 2014-2015 le proiezioni sono per una crescita positiva grazie all'allentamento del consolidamento fiscale. L’OCSE prevede per il 2014 una crescita nell'ordine dello 0,6% (contro il +1,1% stimato dal governo, e lo 0,4% dell'indicazione OCSE di maggio), mentre nel 2015 il Pil salirà dell'1,4%.
La ripresa, dunque, sarà debole, e trainata essenzialmente dall'export. Dal 2014 dovrebbe inoltre arrestarsi la caduta dei consumi privati grazie alle minori misure correttive sui conti pubblici, e intravvedersi una ripresa degli investimenti, ridottisi di oltre un quarto dal 2008 a oggi. Il tasso di disoccupazione, il cui forte rialzo si è arrestato a metà dell'anno, è tuttavia destinato a rimanere elevato (12,1% la stima per quest'anno, 12,4% il prossimo, mentre la media del 2012 è stata del 10,7%), dal momento che le imprese tenderanno presumibilmente ad aumentare le ore lavorate delle persone già assunte per far fronte alla timida ripresa dell'attività.
D'altra parte, avverte l’OCSE, lo scenario di una già debole ripresa è esposto al rischio di interruzione del ciclo degli investimenti, se la salute del sistema bancario dovesse peggiorare, in quello che appare un accenno all'esito delle verifiche sulla qualità dei bilanci delle banche da parte della BCE. I rischi finanziari, inoltre, sono destinati a persistere finché il rapporto debito PIL non inizierà a scendere chiaramente. Un'ulteriore stretta fiscale rispetto a quella preventivata da qui al 2015 ridurrebbe tale rischio, scrive l'OCSE, che, seppure in modo soft, suggerisce l'opportunità di una correzione dei conti pubblici più incisiva di quella prevista dalla legge di Stabilità.


Debito pubblico in salita

Sempre sul fronte di conti pubblici, l'Outlook dell’OCSE mette sotto la lente il deficit, confermato al 3% del Pil per quest'anno e indicato al 2,8% l'anno prossimo (contro il 2,3% stimato a maggio), che non risulta in calo rispetto al 2,9% dello scorso anno, principalmente a causa della debolezza dell'attività economica. Di conseguenza, il debito pubblico in rapporto al Pil salirà ancora, anche al netto dei contributi all'EFSF e all'ESM, i fondi europei di salvataggio. Dal 127% dello scorso anno, il debito salirà al 132,7% nel 2013 (131,7% la stima di maggio) e al 133,2% l'anno prossimo (134,3% l'ultima previsione), riprendendo la curva discendente solo nel 2015, quando si porterà al 132,6%.
Le stime OCSE incorporano le restrizioni fiscali, pari allo 0,5% del prodotto interno lordo, annunciate dal governo con la legge di Stabilità, e ritenute sufficienti a consentire l'avvio di una discesa del debito. In base a questi dati, un più rapido rientro del rapporto debito/PIL richiederebbe un programma un po' più ambizioso di consolidamento. 



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