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   numero di Dicembre_2013
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Banche centrali alla finestra, in attesa che le economie riprendano a correre

Carcaterra (Anima): Mentre si aspettano le prossime mosse delle principali Autorità monetarie, l’Eurozona si conferma l’area privilegiata in ambito azionario. Anche per Piazza Affari si ritiene che ci sia ancora spazio di crescita

Dopo la Fed è stata la volta della BCE. La Banca centrale europea, in occasione della riunione mensile del 7 novembre, a sorpresa ha deciso di tagliare i tassi di interesse dell’Area Euro di 25 punti base, portando il principale riferimento sul costo del denaro allo 0,25%, nuovo minimo storico. Si tratta del quinto taglio consecutivo dei tassi. A partire dal 1999 la Bce è intervenuta dieci volte, innalzando o abbassando i tassi di interesse: il 2 maggio scorso aveva tagliato di mezzo punto il costo del denaro a 0,5%; lo scorso anno, il 5 luglio, il taglio era stato di 25 punti base.
A spingere in questa direzione è stata la minaccia di una deflazione e la ripresa ancora debole nell’Eurozona, a causa anche del rafforzamento dell’Euro. Del resto, il Presidente Mario Draghi ha precisato come gli indicatori economici segnalino il perdurare di una crescita moderata, sottolineando che serve ancora un forte sforzo per aumentare la competitività e che i governi devono sbrigarsi ad attuare le riforme strutturali in agenda. Ancora, l’inflazione è scesa molto più del previsto, finendo sotto l’1% su base annua; la disoccupazione invece è rimasta ferma al massimo storico del 12% e l’euro ha messo in atto un vero e proprio rally, fino a superare di recente 1,38 dollari. Inoltre, la Bce ha in programma di varare Ltro (operazioni di rifinanziamento) a tre mesi fino al secondo trimestre del 2015 ed è pronta a considerare tutti gli strumenti a disposizione per sostenere l’Eurozona. Infine la Bce ha confermato la “forward guidance” dello scorso luglio, ovvero che il costo del denaro resterà ai livelli attuali, o ancora più bassi, per ‘un periodo esteso di tempo’. Nel frattempo oltreoceano, la Banca centrale americana, ha rinviato ancora il tapering – ovvero il piano di riduzione di stimoli monetari –, senza fornire però alcuna indicazione su tempistiche e modalità, lasciando aperto il dibattito se agirà all’ultimo entro la fine del 2013 o se la svolta avverrà nei primi mesi del nuovo anno, mantenendo pertanto invariato il programma di acquisto di bond per 85 miliardi di dollari al mese. Inoltre la Fed, per continuare a supportare la crescita economica degli Usa, ha anche lasciato i tassi di interesse vicini allo zero. In più non va dimenticato che a gennaio Ben Bernanke sarà sostituito alla guida della Fed da Janet Yellen. Alla base della posizione della Fed la convinzione che l’economia “continua ad espandersi a passo moderato” e la ripresa immobiliare, uno dei settori più danneggiati dalla crisi del 2008, ha invece fatto nuovamente retromarcia “rallentando il passo nei mesi più recenti”.

MERCATI OBBLIGAZIONARI E VALUTE

Sui titoli governativi italiani continuiamo ad essere positivi in quanto i fondamentali ai margini stanno migliorando, ma non va sottovalutato che l’Italia continuerà ad essere messa ‘alla prova’ dai mercati, in particolare sul fronte della stabilità politica del governo.
Sui nostri fondi obbligazionari abbiamo un modesto sovrappeso sull’Italia, con una preferenza per la curva oltre 3-7 anni. Nel frattempo, tra l’altro, il quinto Btp Italia indicizzato all’inflazione domestica, ha riscontrato grande successo, raggiungendo i 22,3 miliardi di raccolta. Si tratta di un nuovo record per l’emissione quadriennale dedicata ai piccoli risparmiatori, ma che questa volta vanta di aver raccolto molti consensi da parte degli investitori istituzionali, anche esteri. Per quanto riguarda l’asset class degli high yield, nel mese di ottobre, il driver più significativo è stato rappresentato dalle notizie riguardati gli afflussi record nei Fondi High yield americani. Ciò ha preparato il mercato ad un sentiment decisamente più costruttivo per gli ultimi mesi dell’anno.
Da un punto di vista bottom-up si è vissuto un periodo di relativa calma in attesa dei prossimi risultati. Le tanto attese nuove emissioni sono state scarse e solitamente di piccola taglia. Pertanto, gli operatori hanno continuato la strategia di ricerca di rendimento rivolgendosi al mercato secondario, che ha avuto un periodo di ulteriore compressione degli spread. In merito, invece, ai corporate bond, il mercato continua ad evidenziare una domanda di emissioni – e propensione al rischio – sostanzialmente stabile. In particolare, vanno segnalate le nuove emissioni senior di diversi istituti di credito italiani e spagnoli di seconda fascia, che riescono ad attrarre la domanda con premi di emissioni relativamente compressi, almeno in relazione al recente passato. Questo scenario di “euforia” impone di concentrarsi – di contro – su una più attenta ricerca di target di investimento sulla base dei fondamentali degli emittenti.

Valute: occhi puntati su cambio euro-dollaro

I mercati sono portati a pensare che il tapering da parte della Fed possa essere avviato nella prima metà dell’anno prossimo. L’effetto principale, pertanto, è stato un indebolimento del dollaro in particolare nei confronti dell’euro, verso cui sono stati infranti i minimi dell’anno. Tuttavia, l’analisi fondamentale continua ad indicare come possibile un apprezzamento del dollaro rispetto all’euro, anche se al momento il mercato sembra focalizzarsi su altre variabili (in primis, la performance relativa dei mercati azionari).

MERCATI AZIONARI

L’Eurozona resta l’area favorita
Siamo positivi sui mercati azionari anche per il 2014. A livello geografico l’area preferita resta l’Eurozona e nell’ambito di questa le Borse dei paesi periferici, in particolare di Italia e Spagna. L’Eurozona, infatti, continua a beneficiare di significativi flussi di investimento in entrata, che stanno avvantaggiando in particolare le asset class più penalizzate durante la crisi degli ultimi anni, cioè paesi periferici e titoli con esposizione al mercato domestico. Diverse le motivazioni alla base della sovraperformance di queste Borse, prima fra tutte la considerazione che all’indomani della crisi del 2008 e dell’Eurozona, riteniamo che si tratti dell’area geografica con il maggior potenziale di crescita per il futuro prossimo: stabilizzazione delle condizioni macro; una politica monetaria espansiva da parte delle principali banche centrali; maggiore attenzione al tema della crescita; un giudizio più critico sull’austerity e infine la significativa sottoperformance degli ultimi anni.
Per quanto riguarda il posizionamento dei nostri fondi azionari che puntano sull’Europa, a livello settoriale, si stanno privilegiando i comparti industriali/ciclici che si ritiene beneficeranno maggiormente del fattore crescita, mantenendo il sovrappeso sui finanziari. È stato ridotto il peso sui settori telecom e utilities su cui siamo più cauti dopo le ottime performance degli ultimi mesi, vista la permanenza di criticità a livello operativo e l’alta incertezza sulle stime per il 2014; infine, visto il possibile aumento dei tassi d’interesse e la recente svalutazione delle valute nei Paesi Emergenti, la posizione è di sottopeso sul settore dei consumi non discrezionali. Per quanto riguarda i potenziali rischi all’orizzonte nei prossimi mesi, l’avvio del tapering da parte della Federal Reserve, rinviato probabilmente ai primi mesi del 2014 e gli effetti della nuova regolamentazione europea sul settore bancario.


Italia: “maglia rosa” a ottobre tra le Piazze europee

Piazza Affari ad ottobre è risultata la migliore Borsa fra quelle europee. Ha chiuso con un attivo del 10%, sopra quota 19.300 punti, soprattutto sotto la spinta dei titoli bancari e quindi del settore finanziario. In particolare, per quanto riguarda il mercato azionario italiano, una serie di ragioni ci inducono ad essere positivi per le prospettive di medio periodo. In primo luogo, Piazza Affari ha premiato la conferma parlamentare del Governo Letta, che ha scongiurato un imminente ricorso alle urne con tutte le incertezze che questo avrebbe comportato; la stabilità politica ha consentito al mercato azionario di estendere i guadagni portandosi sui massimi dell’anno.
Del resto Piazza Affari viene da 6 anni di sottoperformance, rispetto sia alle Borse globali che a quelle europee (in particolare l’indice italiano ha sottoperformato negli ultimi sei anni di circa il 50% tutte le principali Borse europee Core, vale a dire Germania e Francia).
Questo perché, con la crisi del debito sovrano, gli investitori internazionali stavano alla larga dai paesi Periferici. In secondo luogo, anche a livello macro, in Italia trovano conferma i primi timidi segnali di stabilizzazione, con la produzione industriale che già da tempo non perde più terreno. Ma soprattutto, da alcuni mesi, gli indici relativi alla fiducia di imprese e famiglie sono tornati in territorio espansivo; pertanto, nonostante il gap ancora presente con i dati reali che restano deboli, si rafforza la nostra idea relativa a un sostanziale superamento della recessione tra la fine di questo trimestre e il primo del 2014, confidando anche in un maggiore respiro di tipo fiscale.

Roberto Carcaterra, Direttore Investimenti di Anima SGR



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