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18/11/2020

idee

Parità tra i sessi: il gap per le posizioni di potere non si riduce

 

Cristina Colombo (Kantar): l'Indice Reykjavík per la Leadership non rileva alcuna riduzione del pregiudizio espresso nei confronti dei leader femminili. Italia al 5° posto nel G7

Mentre il mondo è alle prese con gli impatti devastanti della pandemia, la società non sembra aver fatto progressi nel modo in cui valuta l'uguaglianza fra i sessi nella leadership, rispetto a quanto misurato nel 2019 dall'Indice di Reykjavik, ideato da Kantar insieme a Women Political Leaders (WPL), nonostante i tanti movimenti globali che chiedono una maggiore uguaglianza tra uomini e donne.
L'Indice di Reykjavík per la Leadership evidenzia come la società nei diversi Paesi, valuti le donne in posizioni di leadership, rispetto agli uomini. Un punteggio di 100 indicherebbe un completo accordo sul fatto che uomini e donne sono ugualmente adatti alla leadership, e qualsiasi punteggio inferiore a 100 indica un pregiudizio.

Parit tra i sessi: il gap per le posizioni di potere non si riduce

Lo studio di quest'anno è stato condotto nei Paesi del G7, oltre che in India, Kenya e Nigeria. Ecco alcuni risultati:
- Il Regno Unito e il Canada hanno le opinioni più progressiste nel G7, con punteggi di 81;
- Sia le donne che gli uomini hanno opinioni che evidenziano pregiudizi nei confronti delle donne leader rispetto agli uomini, ma le donne in tutto il G7 sono più propense a pensare che gli uomini e le donne siano ugualmente adatti a comandare rispetto agli uomini;
- La posizione della Germania nel G7, secondo il punteggio dell'Indice, è diminuita dal 2019;
- In media, nel G7, i giovani uomini dimostrano una visione meno progressista rispetto alle loro coetanee;
- Le donne britanniche hanno i punteggi più alti dell'Indice - il che significa che è più probabile che le donne e gli uomini siano percepiti come ugualmente adatti;

Parit tra i sessi: il gap per le posizioni di potere non si riduce

- Media e intrattenimento (81), scienze naturali (81), economia e scienze politiche (81), banche e finanza (80) sono i settori con i più alti punteggi medi del G7 Index ad indicare che in questi settori l'uguaglianza di genere nella leadership è maggiormente condivisa.
Grazie al sostegno della Bill & Melinda Gates Foundation, la ricerca è stata condotta in India sulla base dello studio del 2019 ed estesa per creare nuove linee di base per il Kenya e la Nigeria. I loro punteggi sono:
- India: 68 (+1 vs 2019);
- Kenya: 53;
- Nigeria: 47.
I giovani sono meno progressisti
Lo studio indica un divario tra il modo in cui uomini e donne percepiscono l'idoneità alla leadership - e i nostri dati per il 2020/2021 mostrano che i giovani (18-34) nei Paesi del G7 hanno punteggi dell'Indice più bassi rispetto ai gruppi più adulti. I giovani uomini sono i meno progressisti - in media nel G7, nove punti in meno rispetto alle loro coetanee (67 contro 76), e quattro punti in meno rispetto agli uomini più adulti di 35-54 anni (fino a 71 anni).

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Il COVID-19 ha messo le donne in prima linea
L'Indice Reykjavík per la Leadership ha analizzato 23 settori e ne ha ratificato l'idoneità sia per i leader maschili che per quelli femminili, secondo la percezione della società. Il settore sanitario, pur con un 75% della forza lavoro di sesso femminile1, si colloca al 18° posto con un punteggio di 71, dietro ad altri settori storicamente guidati da uomini, tra cui la magistratura (79), l'high-tech e l'AI (78), l'aerospaziale e l'ingegneria (entrambi 72).
Anche se i media e l'intrattenimento (81), le scienze naturali (81), le banche e la finanza (80) continuano ad essere considerati i settori con i punteggi più alti dell'Indice, esistono sempre barriere per il sesso femminile; oggi le donne rappresentano meno del 2% degli amministratori delegati delle banche e detengono solo il 20% dei posti nel consiglio di amministrazione delle banche e delle agenzie di vigilanza.

"In questo terzo anno di analisi, colpisce duramente l'assenza di progressi", commenta Cristina Colombo, Chief Expertise and Offer Office & Responsabile Inclusion & Diversity di Kantar, Insights Division. "Il 2020 è stato un anno di notevoli turbolenze sociali. Kantar è sempre in prima linea per fornire le prove per comprendere meglio dove si stanno verificando progressi verso l'uguaglianza di genere e, come abbiamo visto quest'anno, dove non si stanno invece (purtroppo) verificando. L'evidenza è uno strumento essenziale per valutare dove le politiche e gli interventi del settore pubblico e privato possono avere un impatto".
Il focus sull'Italia
Il nostro Paese registra quest'anno un indice di 68, in linea con il 2019, che lo posiziona al 5° posto nei G7, ma che stabilizza i buoni risultati verso il 2018 (63).

Purtroppo il forte gap fra la percezione maschile (63) e quella femminile (73) evidenzia quanto ancora abbiamo da fare, in termini di gender equality, essendo questo il differenziale maggiore nei G7, condiviso solo dalla Germania.
Nel nostro Paese, a livello di settore, la percezione sociale evidenzia ancora pregiudizi di leadership fra uomini e donne. Gli ambiti con migliori risultati sono quelli economici e di scienze politiche (77), banca e finanza (76), media & entertainment (74), scienze naturali (74) e produzione alimentare e di bevande (74). Da rimarcare che questi sono i settori meglio considerati in termini di uguaglianza di genere anche a livello globale, dove però si raggiungono più elevati (uguali o superiori ad 80).
L'ambito politico e di Governo è da segnalare in calo di 3 punti rispetto allo scorso anno e si assesta ora a 73 (vs media G7 di 78).



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