11/11/2020

editoriale

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Cancellare il debito: si-può-fare!

E' un'ipotesi che gira da tempo nei circoli economici che contano e che a molti sembrava oltre che impossibile, anche delirante.
Invece  Christine Lagarde avrebbe fatto trapelare che è ora si tratta di più che un'ipotesi sui tavoli della BCE. Peraltro, smentendo quanto lei stessa aveva fermato solo pochi mesi fa ("unthinkable"). In pratica, una banca centrale può cancellare il debito pubblico che ha acquistato.
Un semplice click su un computer può incenerire migliaia di miliardi di bond, come se nulla fosse. E così cade un altro tabù: dopo l'ammissione che la BCE crea denaro dal nulla, ora può anche cancellare i debiti in suo possesso.
Anche se fossero solo quelli acquistati ora e in avanti tra quelli emessi a causa della necessità dei vari Paesi per l'emergenza coronavirus con il programma PePP, si tratterebbe di una cifra decisamente ingente, circa 5mila miliardi tra tutti i Paesi dell'eurozona.
E che questo sia possibile lo dimostra il Giappone, che con un rapporto debito/PIL ben superiore al 260% ha visto la banca centrale riacquistare (quindi distruggere) quasi il 40% del debito dal suo Ministero del Tesoro.
Nessuno ha fiatato.

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In periodo di pandemia, la monetizzazione del debito, cioè l'emissione di buoni del tesoro è l'unica, o almeno la più efficace, via di finanziare le casse dello stato con liquidità immediatamente spendibile, almeno per chi non ha spazio fiscale.
E visto l'atteggiamento benevolo della BCE, è stato largamente fatto (non sufficientemente dall'Italia, purtroppo).
Ma non basta.
Le economie soffrono gli effetti della pandemia e c'è bisogno di sempre maggiori fondi per poter finanziare cash imprese, professionisti, commercianti, artigiani e famiglie.
Ma se prima l'ipotesi di cancellazione del debito non veniva neanche presa in considerazione, ora che viene ventilata dalla Francia, ecco che diventa plausibile. E quella della Lagarde sembra la celebre frase del film Frankenstein Junior: "Si-può-fare!". 
Finchè in crisi erano Italia, Spagna e Grecia (che ora, se approvata, potrebbero richiederla), per Francoforte l'ortodossia era l'unica strada percorribile. Ora che anche a Parigi si agita lo spettro di una pesante recessione, l'impossibile diventa possibile.
L'idea parte da sotto la Torre Eiffel, quindi è buona.
A riprova che in Eurozona contano solo i soliti Paesi.
Vedremo cosa ne pensano a Berlino, dove il termine debito significa anche colpa (schuld).

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Claudio Gandolfo

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