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11/11/2020

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Gregorio De Felice (Intesa Sanpaolo): il settore manifatturiero tornerà a crescere nel 2021-22

Saranno gli investimenti a rappresentare il principale volano di ripresa, favoriti da un'iniezione senza precedenti di fondi europei che punta su transizione green, innovazione, digitalizzazione e automazione

A partire dai mesi estivi, l'industria manifatturiera italiana ha registrato un recupero intenso e diffuso alla gran parte dei settori, che tuttavia, in un quadro ancora fortemente incerto, non potrà impedire, anche in assenza di nuovi lockdown generalizzati, un calo del fatturato del 14.3% a prezzi costanti a consuntivo 2020. Per il 2021-22 è previsto un significativo rimbalzo del fatturato manifatturiero, dietro l'ipotesi di una gestione più efficiente dell'emergenza sanitaria: se l'attuale escalation dei contagi non dovesse essere arginata con le misure varate e non dovessero arrivare nei tempi attesi cure efficaci e vaccini, si potrebbe, infatti, innescare una crisi di fiducia che condizionerebbe le prospettive del prossimo biennio. In ogni caso, gli investimenti saranno volano di ripresa, grazie a un'iniezione senza precedenti dei fondi europei che punta su transizione green, innovazione, digitalizzazione e automazione per accelerare i processi di trasformazione già in atto. Sono alcune delle considerazioni contenute nel "Rapporto di Analisi dei Settori Industriali", curato dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo e Prometeia.

Gregorio De Felice (Intesa Sanpaolo): il settore manifatturiero torner a crescere nel 2021-22

Ne abbiamo parlato con Gregorio De Felice, Capo economista Intesa Sanpaolo.
Quali sono le principali evidenze emerse nel Rapporto?
Un primo aspetto riguarda la rapidità della ripresa del nostro manifatturiero subito dopo il lockdown primaverile: nel terzo trimestre, produzione industriale e fatturato sono cresciuti a ritmi più vivaci rispetto ai principali partner europei. Una vera e propria ripresa a "V". Un secondo punto riguarda le prospettive dell'Italia, nell'ottica del Green Deal europeo. Il nostro Paese appare ben posizionato nel percorso verso la neutralità climatica europea: grazie ad uno sforzo di innovazione, il manifatturiero italiano è il secondo meno intensivo di emissioni inquinanti dopo quello tedesco, davanti a Francia e Spagna.
Come chiuderà l'Italia questo annus horribilis? Quanto "pesa" l'impatto del COVID-19?

Gregorio De Felice (Intesa Sanpaolo): il settore manifatturiero torner a crescere nel 2021-22

Il forte recupero dei mesi estivi non è sufficiente per ripianare i crolli primaverili, a fronte anche delle incertezze sorte sul quarto trimestre a causa della nuova ondata pandemica in corso. I rischi legati alla difficoltà di gestire la pandemia gettano ombre sulla solidità di ripresa del mercato interno e dei principali sbocchi internazionali. Le misure cautelative, sommate al clima di incertezza e preoccupazione, rischiano infatti di frenare alcune categorie di consumi (turismo e servizi ricreativi, ristorazione, trasporti, abbigliamento), con riflessi a cascata nei settori industriali connessi (produzione di mezzi di trasporto e moda su tutti). A consuntivo, prevediamo una caduta del 14,3% del fatturato manifatturiero in media d'anno, a prezzi costanti.
Quali sono le previsioni per il 2021?
Ci attendiamo un significativo rimbalzo del fatturato manifatturiero, ad un tasso di crescita medio annuo dell'8% a prezzi costanti. Questo naturalmente nell'ipotesi di una gestione dell'emergenza sanitaria che non dovesse condurre ad un nuovo lockdown produttivo come avvenuto a marzo-aprile. In quel caso lo scenario avverso sarebbe decisamente peggiore e potrebbe innescare una crisi più prolungata. Ma sinceramente non penso che si arrivi a questa ipotesi. Le nuove restrizioni riguarderanno soprattutto la mobilità delle persone ma non la produzione industriale.

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A livello settoriale, quali sono quelli che hanno performato meglio e quelli che invece hanno deluso?
In netta controtendenza abbiamo la Farmaceutica (+3,9% il fatturato a prezzi costanti), grazie all'eccellente posizionamento nella filiera globale del valore e alla elevata domanda mondiale. In calo moderato Alimentare e bevande (-2,8%) con una debole crescita delle esportazioni e una tenuta dei consumi alimentari domestici, che compensano almeno in parte la flessione generalizzata del canale Ho.Re.Ca. Seguono, con un calo del giro d'affari attorno al 7%, il Largo consumo e gli Elettrodomestici. In fondo alla classifica si collocano Sistema moda (-25.4%) e Autoveicoli e moto (-26.8%). Sulla performance della moda pesa una stagione andata sostanzialmente persa e la perdurante incertezza. In prospettiva, gli ecoincentivi consentiranno comunque un recupero delle immatricolazioni.

Che previsioni avete per il manifatturiero nei prossimi anni?
Stimiamo un significativo rimbalzo del fatturato manifatturiero nel prossimo biennio, con un tasso di crescita medio annuo del 6,8% a prezzi costanti. Saranno gli investimenti a rappresentare il principale volano di ripresa, favoriti da un'iniezione senza precedenti di fondi europei che punta su transizione green, innovazione, digitalizzazione e automazione per accelerare i processi di trasformazione già in atto.
A quali settori la digital transformation porterà le maggiori opportunità?
Tutti i settori manifatturieri risentiranno positivamente della trasformazione digitale, in termini di aumento di produttività, qualità di prodotti e processi, miglior utilizzo degli asset produttivi e maggior flessibilità produttiva. A maggior ragione dopo aver verificato, in questo periodo di crisi, i vantaggi di una gestione non tradizionale degli impianti, attraverso realtà aumentata, cloud, big data e analytics. Tutte le filiere stanno puntando su soluzioni tecnologiche digitali destinate a una gestione ottimale della catena produttiva, della distribuzione e coordinamento della logistica, eCommerce, sistemi elettronici per lo scambio di dati ecc. I settori che riceveranno i maggiori impulsi dagli investimenti digitali delle varie filiere produttive sono Meccanica (via macchinari 4.0), Elettronica ed Elettrotecnica.

Con il Recovery Fund arriveranno importanti prestiti e grants dalla EU. Quali sono le sfide che dovrà affrontare il Paese per usarli al meglio?
Occorre una visione globale e non un semplice elenco di singoli progetti. Fondamentale sarà poi l'implementazione e la governance nella realizzazione di quanto approvato dalla Commissione e dal Consiglio europeo. Bisogna evitare il rischio di opere incompiute come tante volte, purtroppo, è accaduto con i fondi strutturali europei. E' auspicabile e direi necessario un ampio consenso con tutte le parti sociali in modo che sia un piano di recovery non solo del governo ma della società italiana.



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