Usa il mouse, frecce o sfoglia se touch
   Magazine del 20/05/2020
Cover story

Canegrati (HP): è la tecnologia la vera vincitrice del lockdown

In questo periodo abbiamo imparato tante cose, tra cui che il PC e le stampanti sono tornati indispensabili per lo smartworking e che con quelle 3D si possono fare cose impensabili

Il COVID-19 può avere anche dei lati positivi? Probabilmente si. Ha costretto le aziende a cambiare il loro modo di operare, così come il lockdown ha fatto fare un salto di qualità nell'utilizzo delle tecnologie da parte di tutti, anche nel privato. Compreso comprendere quale tecnologia serve veramente e utilizzare in modo diverso quella a disposizione, adattandola elle esigenze. Ne abbiamo parlato con Tino Canegrati CEO di HP Italy.

Cos'è successo in queste settimane?

Cerco di riassumere una frase unica: in 8-9 settimane è successo quello che è accaduto negli ultimi tre, quattro o forse cinque anni. In particolare, direi che la prima cosa che è cambiata è il nostro modo di lavorare, in secondo luogo è cambiato il nostro modo di imparare e comunicare, il nostro modo di acquistare... Se mettiamo tutti questi aspetti insieme praticamente è cambiata la nostra vita, tolto dormire e amare penso che le ho elencate tutte. Il cambiamento del lavoro è stato più soft o più traumatico a seconda di quanto le aziende e le persone fossero preparate, nel senso che tutti parlano di smartworking, ma la verità è che siamo stati costretti, improvvisamente, a organizzarci per lavorare da casa e quindi ha fatto molta differenza.

Un cambiamento forzato, ma il sistema ha retto.

Sì, vedo clienti per cui l'impatto è stato mitigato da abitudini e organizzazione, con personale che aveva un portatile e la possibilità di poter accedere ai sistemi e a tutti i processi e procedure interne, ma c'è stato chi ha dovuto improvvisare. Lavorare da casa non è semplicemente avere un PC e collegarsi alla rete, richiede un cambiamento in procedura. É anche un cambiamento di contrattualistica anche con i propri dipendenti, ma soprattutto un cambiamento di cultura.

Diciamo che nella scuola il cambiamento è stato evidente e repentino.

Abbiamo cambiato il modo di imparare, ma penso di potermi permettere di dire che la maggior parte delle scuole ha fatto estremamente fatica a fare educazione da remoto. Mancavano le piattaforme, le competenze, le infrastrutture. Ma si sono adeguate alla situazione e abbiamo scoperto che si può fare, ma bisogna attrezzarsi. Gli strumenti di comunicazione sono oggi diventati patrimonio di conoscenza comune, penso a Zoom, Teams, Skype e sono parte integrante della vita professionale e di quella personale. Questo rimarrà come patrimonio di tutti.

A livello economico, cos'è accaduto?

Direi che abbiamo imparato ad acquistare online, ma GfK fotografa una situazione precisa: è decollata la multicanalità. Inoltre sono lievitati gli acquisti con moneta elettronica. L'online è una componente fondamentale.

E per i prodotti tecnologici?

Quello che è accaduto è particolare. Se mi avessero chiesto tre mesi fa se fosse più importante il computer o uno smartphone, avrei risposto che il telefono era l'oggetto indispensabile. In questo periodo abbiamo imparato che per poter lavorare in remoto il PC è lo strumento insostituibile, cioè se lo smartphone si fosse rotto per tre giorni probabilmente avremmo continuato a lavorare, mentre se perdiamo il PC per tre giorni si è lavorativamente morti. Poi, abbiamo visto molto dei clienti alla ricerca spasmodica della macchina perché si erano accorti che i computer non erano adeguati a svolgere il lavoro da casa, soprattutto a livello di sicurezza. Alcuni clienti hanno avuto qualche incidente e cominciano a capire che un conto è lavorare nella intranet e all'interno dell'azienda, un conto è quando la gente è distribuita dappertutto, con connessioni diverse, accessi diversi. Questo è uno dei punti importanti da sviluppare nel prossimo futuro perché io credo che, come dicono molti, nel nuovo futuro non torneremo tutti in ufficio esattamente come a gennaio. Abbiamo imparato che le cose si possono fare in maniera diversa e anche in modo più efficiente e trovandoci costretti a farlo abbiamo accelerato in maniera veramente incredibile la curva di apprendimento. É successo che una generazione che non sapeva neppure cosa fosse una stampante, mi riferisco ai più giovani, ha compreso che in alcuni tipi di attività lo scritto è importante. Dal nostro punto di vista, ho visto crescere l'attenzione da parte delle famiglie e delle aziende dell'uso delle stampanti ed è qualcosa che non si vedeva da un decennio o anche più.

E poi c'è la stampa 3D.

Questo è il terzo elemento. É cambiata in termini di valore e la visibilità della stampa 3D e soprattutto la sua applicabilità. Prima se ne parlava tanto, ma sinceramente come quando si parla delle cose esotiche o di moda. Ci sono due cose che mi hanno colpito in questo periodo: l'ho vista dappertutto, anche a Striscia la Notizia da quanto è diventata pervasiva perché ha portato un contributo, in secondo luogo la struttura stessa del 3D, la rapidità di utilizzo e la distribuzione sul territorio che ha permesso che questa democratizzazione alla produzione rendesse disponibili i pezzi negli ospedali. Non fa parte della nostra cultura raccontare cosa abbiamo fatto per aiutare le persone perché la nostra azienda pensa che donare sia un privilegio nel senso che te lo puoi permettere, quindi devi stare zitto e non raccontarlo in giro. Ma moltissimi dei centri servizi dei nostri clienti individualmente hanno aiutato singoli ospedali o singole strutture, dall'Abruzzo al Friuli, dal Piemonte al Lazio, in maniera diversa e senza neppure parlarsi fra di loro, hanno realizzato tante soluzioni. Questa vicenda insegna che si può fare e anche questa è una caratteristica che rimarrà nel tempo.


Anche in termini di costi è cambiata l'attenzione?

Certamente. Se pensiamo alla stampa, per esempio, abbiamo registrato un vero e proprio boom di domanda al servizio di stampa gestita, quindi il nostro "instant inc" ha riscosso successo, sia per spesa, sia per praticità perché l'inchiostro viene inviato a casa. Eravamo pronti tecnicamente, grazie all'IoT delle stampanti, ma siamo stati agevolati dal lockdown e quindi dalla difficoltà a fare acquisti. Ma è una scelta pratica ed economica, facile da comprendere e quindi è piaciuta molto. É un servizio concettualmente banale, ma strutturalmente importante da creare.

E cosa manca ancora?

La sicurezza degli utenti è un argomento da affrontare in modo appropriato. Sotto certi aspetti ha facilitato anche una serie di messaggi o di concetti che passavamo ai clienti negli ultimi anni. Per assurdo, il punto più esposto è proprio l'oggetto fisico che usiamo tutti i giorni, sia il PC sia la stampante. Ma per noi è più facile avere dai clienti una percezione positiva perché è quello che ripetiamo da sempre e la situazione attuale ha semplicemente dato più valore alle tecnologia all'interno delle nostre macchine. Non nascondo che oggi, quando un cliente ci racconta che ha un problema di security con dei PC a casa, per noi che da 20 anni abbiamo un laboratorio di security, è un po' come parlare della messa a casa del prete! Sotto questo profilo secondo me, capitalizziamo un vantaggio che ci siamo costruiti negli anni e possiamo dare le risposte migliori alle esigenze più complicate. É stato un investimento importante, ma oggi potremmo considerarlo vitale.

Tra le questioni vitali, anche la supply chain in questo periodo è ragione di vita e di morte per le imprese. Come avete reagito alla situazione attuale di blocco mondiale?

C'è un grande vantaggio nell'essere strutturati nel back office. Quando c'è stata l'impennata di richieste di macchine si è verificata in un momento in cui in Italia c'era il blocco. Come se non bastasse, la produzione dei prodotti è in Cina, a sua volta bloccata. Quindi, fabbriche chiuse, aziende paralizzate e un picco di domanda e un mercato da servire. Essere molto organizzati permette, per esempio, di dire che non trasporto più via nave trasporto ma via aereo, che non è banale che però ti permette di dare la disponibilità ai clienti molto più rapidamente. Anzi, se sei molto organizzato come lo siamo stati noi con la struttura di supply chain, puoi rispondere ai vari picchi di domanda che nascevano a seconda delle nazioni che obbligavano per persone a lavorare da casa. Così le prime consegne sono arrivate in Italia, convogliando computer da altre nazioni, e poi la consegna si è spostata. La fortuna è avere un sistema complesso di supply chain che opera su scala mondiale e che quindi può essere sufficientemente flessibile per accontentare tutti nei tempi giusti. I costi sono aumentati a causa del trasporto aereo, ma i clienti non sono rimasti fermi, hanno potuto far lavorare le persone. Abbiamo imparato molto da questa situazione.

E se parliamo di futuro, cosa vede?

Nel futuro molto prossimo abbiamo un problema del Paese che sarà strutturale, ossia la disponibilità di cassa. Ho apprezzato moltissimo due cose subito nella prima fase d'emergenza, mi pare fosse il Presidente Confindustria che ha detto "se potete permettervelo, pagate le vostre fatture perché bisogna tenere in piedi un sistema". C'è un cliente italiano che ha deliberatamente anticipato tutti i pagamenti di quindici giorni. Esistono aziende come questa, certo se lo può permettere perché naturalmente vendendo al dettaglio probabilmente non ha problemi di insoluti. Ma la cassa è il punto fondamentale perché con tutto con tutto lo stop che c'è stato i costi fissi l'hanno erosa. Bisogna sostenere tutta l'industria perché la filiera stia in piedi ed è un must. Noi in HP il 15 di marzo abbiamo cominciato a lavorare su questo con i nostri clienti, per fare in modo che avessero un respiro superiore nel brevissimo e lo abbiamo fatto anche per dare un esempio, perché sentiamo la responsabilità di mostrare a tutti che i leader devono fare qualcosa. Il nostro è un mestiere distributivo, non finanziario che spetta alle banche, ma nei momenti di crisi è l'industria la prima che deve fare la propria parte perchè chiaramente fino a quando non riparte tutta la macchina, il denaro è la risorsa più scarsa in assoluto.

Se invece guardo in prospettiva, pur non sapendo quanto durerà questa crisi del COVID-19, per ciò che riguarda la tecnologia devo dire che questa avrà un impatto importante sulle vide delle persone: tutti quanti abbiamo parlato di tecnologia in queste otto settimane molto di più di quanto ne parlavamo prima. La videoconferenza diventerà un'abitudine, ma serviranno strumenti e infrastruttura di connessione, un display che permetta di vedere bene per tante ore consecutive. Cambierà il modo di approcciare il business.
Racconto questo episodio per concludere, che è piuttosto emblematico di quello che sarà il business tra pochi mesi. L'altro giorno un nostro commerciale ha venduto un impianto da piu di mezzo milione di euro a un cliente che non aveva mai comprato HP prima d'ora, con tre settimane di trattativa effettuata totalmente in videoconference. Se l'avessi detto tre mesi non mi avrebbe creduto nessuno, invece è accaduto e in futuro molte trattative avverranno in questa modalità, magari anche più estesa tra le parti interessate. Io credo che nel futuro, non so dirti se sarà sei mesi o fra un anno o un anno e mezzo, la tecnologia diventerà ancora più utilizzata è più utile alle singole persone e credo che ognuno di noi abbia imparato anche a discriminare meglio cosa gli serve e cosa no.



Cover story

numero di 20/05/2020
SOMMARIO di questa settimana

Condividi su LinkedIn




Sfoglia il prossimo articolo -->

*/ ?>