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   Magazine del 19/02/2020
Idee e opinioni

Le sei regole per diventare un grande manager
Roos-Olsson (FranklinCovey): la leadership non è un talento naturale. È una conquista, il risultato di un percorso di formazione spesso trascurato dalle aziende

Non c'è cambiamento possibile, né innovazione senza una rivoluzione nella cultura della leadership. Abbiamo incontrato al World Business Forum Victoria Roos-Olsson, Senior Leadership Development per FranklinCovey, e abbiamo affrontato questo tema.

Oggi tutti vogliono manager giovani. Non è rischioso?

La sfida più grande per i leader di oggi è saper essere preparati ad affrontare il mondo del domani, dopo aver acquisito padronanza sul mondo di ieri.
Quello che mi preoccupa della loro preparazione è il fatto che, secondo le statistiche, il primo incarico da manager arriva intorno ai 30 anni, ma la prima formazione manageriale si ha intorno ai 42. Immaginate quante cose potrebbero succedere in questo gap di 12 anni senza una formazione adeguata. È rischioso mettere le nostre aziende in questa condizione.

Non tutti i manager hanno le stesse caratteristiche.

All'interno delle aziende ci sono tre livelli di leadership e ogni livello richiede un'impostazione mentale diversa e competenze specifiche.
- 1° livello) Executive level leader: adottano un approccio olistico, hanno obiettivi di lungo termine;
- 2° livello) Mid to senior leader: sono i leader che passano da un ruolo tattico a uno più strategico;
- 3° livello) First-level leader: sono i leader che si sono contraddistinti, i più meritevoli di una posizione manageriale.
I first-level leader sono le figure su cui puntare: nel loro passaggio a un livello manageriale, cambiano l'impostazione mentale cui sono abituati e sostituiscono le loro competenze con altre necessarie, facendo così un salto di qualità. Sono i professionisti che hanno il maggior impatto sull'azienda e sui suoi risultati perché conoscono bene le meccaniche della loro organizzazione e sono perciò in grado di generare soluzioni innovative. Sono i creatori che iniettano cultura nell'azienda e sono fonte di motivazione per i dipendenti.

Ma i leader non sono tutti uguali.

No. I grandi leader si possono suddividere in categorie sulla base di:
1) come raggiungono i risultati;
2) come agiscono;
3) come pensano, riflettono e reagiscono di fronte a una sfida;
4) chi sono, ovvero se hanno carattere e credibilità
.

Quali sono punti cardine per essere un grande manager?

Rispondo secondo la mia esperienza:
1) Impostare una mentalità da leader
I first-level leader devono cambiare mentalità nel momento in cui cambiano posizione lavorativa: le competenze che li hanno portati a diventare manager non saranno sufficienti. La mentalità vincente è quella che coinvolge gli altri membri del team nel raggiungimento degli obiettivi, che li celebra insieme a loro e che organizza il proprio tempo in modo che sia ottimizzato.
2) Organizzare meeting con cadenza regolare
Trasformate i meeting da semplici conversazioni a momenti di totale coinvolgimento e scambio di impressioni. Fate in modo che le persone presenti fisicamente lo siano anche mentalmente. Motivate il vostro team, date loro una motivazione forte per lavorare e impegnarsi nella vostra azienda.
3) Creare un giusto assetto nel team
In qualità di leader, dovete essere perfettamente capaci di spiegare al vostro team perché volete raggiungere certi obiettivi e come avete pianificato di farlo.
4) Creare una cultura aziendale basata sul feedback
Non fate l'errore di non dare un feedback per paura di offendere il vostro collega. È fondamentale creare fin da subito una struttura che sia basata su valutazioni chiare.
5) Condurre il team attraverso il cambiamento
È noto che cambiare è difficile, come dimostra il fatto che il 75% delle iniziative di cambiamento sono destinate a fallire. Ricordatevi però che le persone amano il cambiamento, soprattutto quando sono loro stesse ad esserne la scintilla. "The change model" spiega quali sono le fasi emotive che una persona attraversa prima del momento del cambiamento: la prima fase è quella dello status quo, successivamente quella della disruption, si arriva quindi al punto della decisione e dell'azione che conduce all'ultima fase, quella di adattamento. Per diminuire il costo del cambiamento bisogna assottigliare il divario tra il momento di disruption e quello di adattamento.

6) Gestire il proprio tempo e le proprie energie
È importante saper gestire il tempo e le energie che avete a disposizione. Imparate a delegare, se necessario. Siate padroni del vostro tempo e formate i vostri dipendenti ad una corretta gestione delle loro energie.

In collaborazione con WOBI - World Business Forum



Idee e opinioni

numero di 19/02/2020
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