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   numero di 15/01/2020
Idee e opinioni

I dati PMI che spaventano
Gli indici del settore manifatturiero italiano e quello della Germania, il nostro miglior cliente, sono in picchiata. Urge cambiare politica dalle parti di Bruxelles

Il 2020 non comincia affatto bene. Abbiamo la guerra in Libia alle porte di casa, un governo tenuto insieme dalla paura del voto e dalla brama di potere, e un'economia sempre più, in difficoltà. E il nuovo anno non sembra affatto portare novità positive per una inversione di rotta. Anzi.
Per esempio, HIS Markit ha rilasciato il report stilato a dicembre in merito all'indice previsionale della manifattura italiana. Il dato è pessimo (26,2) e vede un trend negativo che prosegue dai primi mesi del 2018. I fattori presi in considerazione per arrivare poi ad un dato singolo che esprime l'andamento del settore manifatturiero sono più di uno, e l'Italia vede nero in tutti: gli ordinativi sono in forte contrazione (che significa mancanza di futuro fatturato e abbassamento del Pil). L'occupazione è in calo, così come i contratti con l'estero (meno export in futuro). Ovviamente, scende anche la spesa per fornitura, e le scorte sono tenute al minimo.
Secondo Amritpal Virdee, Economist di IHS Markit che elabora il report Markit per l'Italia, "a dicembre si intensifica la contrazione del settore manifatturiero italiano, con le condizioni operative che peggiorano al tasso più veloce in più di sei anni e mezzo (era il 2013). Ciò riflette in parte la contrazione al tasso più veloce in quasi sette anni della produzione e la forte contrazione dei nuovi ordini dovuta alle deboli condizioni della domanda".
Diciamo che l'anno poteva cominciare in modo migliore. Ma se l'export è in calo, il motivo principale è anche che il nostro miglior cliente va di gran lunga peggio di noi.
Secondo il report di HIS Markit sul settore manifatturiero dell'Eurozona, se in Italia l'indice PMI scende, in Germania crolla (43,7), e la sua curva si irripidisce. La frenata del commercio mondiale, specialmente le importazioni della Cina, sta avendo forti ripercussioni sul settore manifatturiero tedesco, in gran parte incentrato sull'automotive, e sembra che non vi sia modo di invertire la tendenza. Peraltro Trump non ha ancora applicato i dazi minacciati sulle auto. Prima o poi la Germania dovrà mettere mano agli investimenti interni e abbassare il suo abnorme surplus, se non vuol finire in guai seri e far precipitare l'eurozona. Lagarde si è già espressa in questo senso a nome della BCE.
In Germania sono stati annunciati decine di migliaia di licenziamenti da parte del sistema bancario e di quello automobilistico. Se a questo aggiungiamo le storture del mercato del lavoro (mini jobs), l'enorme divario tra i lander est e ovest e una massa di immigrati sempre crescente, la situazione potrebbe farsi esplosiva.
Secondo Chris Williamson, Chief Business Economist presso IHS Markit, "I manifatturieri dell'eurozona hanno riportato una terribile fine del 2019, con la produzione che è crollata al tasso maggiore dal 2012".
Ma il report rivela anche una sorpresa. L'unico Paese importante che ha un indice positivo, seppur di poco (50,4) è la Francia, che sembra non curarsi dei violenti ed estesi scioperi, e della protesta del gilet gialli che va avanti ormai da oltre un anno. Come possano essere così ottimisti da quelle parti è un mistero. Attendiamo con curiosità gli effetti della protesta sul Pil, visto che non potrà certo non aver ricadute.

Vocine maliziose da Bruxelles suggeriscono che Parigi vedrà un rapporto deficit/Pil di molto superiore al 3% che ha già dichiarato di sforare. Ricordiamo che con Moscovici al Ministero dell'Economia arrivò al 7%... E alla commissione Europea andò bene così. "La Francia è la Francia", ha dichiarato l'indimenticabile Juncker l'anno scorso.
Certo, potessimo anche noi fare spesa in deficit, magari anche solo per rimettere in sesto territorio e infrastrutture, potremmo rilanciare e non di poco i consumi interni, vero fattore che potrebbe far invertire la rotta del Paese. Ma per farlo occorrerebbe anche volerlo e saperlo imporre soprattutto a livello governativo. Invece, in ossequio al patto di Aquisgrana, con la manovra finanziaria sono state aumentate le tasse. Il contrario di ciò che servirebbe.

Claudio Gandolfo



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