Usa il mouse, frecce o sfoglia se touch
   numero di 11/12/2019
Idee e opinioni

Continua la guerra fiscale tra stati europei
La bocciatura della direttiva che avrebbe costretto le società multinazionali a rivelare quanti profitti realizzano e quante tasse pagano in ciascuno dei 28 stati membri, è scandalosa

Mentre in Italia studiamo misure per combattere l'evasione fiscale con metodi quantomeno discutibili - andando ad indagare e perseguire commercianti, artigiani, Partite Iva e PMI - i nostri partner europei puntano tutto sull'attrattività fiscale dei loro Paesi.
Con una bella operazione, che potremmo chiamare "Fisco amico", all'estero da tempo giocano a mettere in piedi paradisi fiscali all'interno della UE e a mantenerli segreti.
Secondo quanto riportato dal Guardian, dodici "Paesi dell'UE, tra cui l'Irlanda, hanno bloccato una nuova norma proposta che avrebbe costretto le società multinazionali a rivelare quanti profitti realizzano e quante tasse pagano in ciascuno dei 28 Stati membri".
Il voto è arrivato più di tre anni dopo che la Commissione europea aveva promesso di esporre le misure di elusione fiscale delle multinazionali a seguito delle rivelazioni di Panama Papers. La proposta avrebbe reso obbligatoria la rendicontazione paese per paese per le società con un fatturato annuo superiore a 750 milioni di euro.
La direttiva proposta era stata progettata per far luce su come alcune delle più grandi aziende del mondo evitino di pagare circa 500 miliardi di dollari all'anno in tasse spostando i loro profitti da Paesi con imposte più elevate come il Regno Unito, Francia e Germania verso giurisdizioni a tassazione zero o a bassa tassazione, tra cui Irlanda, Lussemburgo e Malta.
Il Consiglio dei ministri dell'Unione ha votato la risoluzione approvata da Francia, Spagna, Olanda e Italia (la Germania si è casualmente astenuta, sia mai che uscisse qualcosina?) ma bocciata da Lussemburgo, Malta, Cipro, Lettonia, Slovenia, Estonia, Austria, Repubblica Ceca, Ungheria, Croazia e Irlanda.
Curioso il caso di quest'ultimo Paese, che dopo un iniziale assenso, ha cambiato subito idea dopo che l'Irish Fiscal Advisory Council (IFAC) ha avvertito che l'economia del Paese è diventata così dipendente dalle tasse pagate dalle multinazionali che la metà di tutte le imposte sulle società pagate nella nazione proviene da sole 10 società globali. "Le aziende non hanno un nome, ma si ritiene che includano i giganti della tecnologia USA Apple, Facebook, Microsoft, Dell, Google e Oracle", scrive il Guardian.

La bassa tassazione in uno stato membro dell'UE consente l'elusione in un altro, dando vita ad una vera e propria guerra per accaparrarsi la presenza di grandi aziende sul proprio territorio, con un aumento dell'occupazione e del livello die servizi. Ma questo modo di agire è bieco dumping fiscale. Proprio quello che non dovrebbe essere consentito in una unione tra stati.
Invece, in questa Europa dei furbi, c'è sempre chi fa i propri interessi.



Idee e opinioni

numero di 11/12/2019
SOMMARIO di questa settimana

Condividi su LinkedIn




Sfoglia il prossimo articolo -->

*/ ?>