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   numero di 16/10/2019
Idee e opinioni

Fisco: sono le grandi aziende a fare la grande evasione. Altro che scontrini
É quanto emerge da un report del Centro Studi della CGIA sull'analisi a seguito delle azioni di accertamento svolte lo scorso anno sulle attività economiche in Italia

Hanno destato grande scalpore mediatico le parole del coordinatore dell'Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo. In sintesi, ha dichiarato che dall'analisi degli accertamenti fiscali del 2018 emerge che l'entità dell'evasione contestata alle grandi imprese è 16 volte superiore a quella delle piccole aziende e dei lavoratori autonomi.
"Questi dati ci dicono che la potenziale dimensione dell'infedeltà fiscale delle grandi aziende è enormemente superiore a quella delle piccole", afferma Zabeo. "Una maggiore attenzione verso questi soggetti sarebbe auspicabile, visto che le modalità di evasione delle holding non è ascrivibile alla mancata emissione di scontrini o ricevute, bensì al ricorso alle frodi doganali, alle frodi carosello, alle operazioni estero su estero e alle compensazioni indebite. Reati, quest'ultimi, che non verranno nemmeno sfiorati dalle misure di contrasto all'utilizzo del contante che il Governo metterà a punto nelle prossime settimane".
Una situazione che avevamo già affrontato qui su Businesscommunity.it. Ovviamente, vista la libera circolazione dei capitali in Europa e nell'eurozona, tutto passa a livello di transazione bancaria. Non certo con valigie piene di soldi, ma, legalmente. Non è certo la lotta al cash il fattore anti-evasione. Se poi aggiungiamo che le aziende possono - sempre legalmente - evitare le tasse con una holding in Olanda, Lussemburgo, Malta, Cipro, Isola di Man ecc. (leggi FCA, la nuova Mediaset, Cementir e tante altre). É ovvio che in materia fiscale subiamo anche la concorrenza dei paradisi fiscali della UE. E quale autonomo, professionista o piccolo imprenditore può mettere una sede fiscale in quei paradisi?
Ovviamente, nessuno di noi auspica che il Paese si trasformi in uno Stato di polizia tributaria, e siamo i primi a dire che le tasse vanno pagate, non evase o eluse. Ma non deve diventare una caccia selvaggia allo scontrino o alla parcella. 
Sempre secondo i dati CGIA, dagli accertamenti fiscali eseguiti l'anno scorso emerge che il numero degli stessi eseguiti sulle piccole imprese e i lavoratori autonomi sia di poco superiore a 140 mila (8,9 miliardi di maggiore imposta accertata), quelli che hanno interessato le medie imprese sono stati quasi 10 mila (3,6 miliardi di accertato), mentre le grandi imprese chiamate a giustificarsi di fronte al fisco sono state oltre 2.200 (2,4 miliardi di accertato).
Quindi, visto che perseguire i piccoli rende globalmente di più, è la CGIA stessa che esorta a controllarli di più, perché è più facile: "se rapportiamo il numero di queste operazioni sul totale delle imprese presenti in ogni singola tipologia dimensionale, registriamo che l'attività del fisco ha interessato il 3% dei piccoli, il 14% dei medi e il 32% dei grandi imprenditori. Pertanto, essendoci tantissime piccole e micro imprese e poche medie e grandi imprese, parrebbe più sensato rafforzare l'attività accertativa sui piccoli, anziché sugli altri. Anche perché l'attività accertativa su una piccola impresa è più semplice, richiede meno tempo, meno costi ed un numero più contenuto di personale rispetto alle risorse e allo sforzo che si devono impiegare quando si controlla una media e grande impresa".
E allora, in contraddizione con quanto detto dal suo Ufficio Studi, visto che è meno difficile e complicato - niente rogatorie in Lussemburgo o Olanda - meglio mandare un controllo ad una micro impresa (sotto i 9 dipendenti) che a una multinazionale. Ovviamente ragionando secondo il vecchio detto "pochi, maledetti, ma subito", visto i costi di un contenzioso tributario, insopportabili per chi non ha grossi capitali alle spalle. Un'altra definizione per il concetto di estorsione. Anche perché i numeri della CGIA recitano come la maggiore imposta media accertata dall'Agenzia delle Entrate per ogni singola grande azienda sia pari a poco più di 1 milione di euro, per la media impresa di 365.111 euro e per la piccola di 63.606 euro. Da cui il moltiplicatore per 16 volte di cui parlava Zabeo.

La pillola viene indorata da Renato Mason, segretario della CGIA: "gli evasori vanno perseguiti ovunque si nascondano. C'è un però. Se il fisco fosse meno esigente, lo sforzo richiesto ai contribuenti sarebbe più contenuto e ne potrebbe trarre beneficio anche lo stesso erario. Infatti, se cala la pressione fiscale, molti evasori marginali diventerebbero dei contribuenti onesti". Troppo buono.
Infine, Mason ne ha anche per la burocrazia: "Ricordo che la nostra giustizia civile è lentissima, la burocrazia ha raggiunto livelli ormai insopportabili e la Pubblica Amministrazione rimane la peggiore pagatrice d'Europa. Nonostante queste inefficienze, la richiesta del nostro fisco si colloca su livelli elevatissimi e, per tali ragioni, appare del tutto ingiustificata".
E infatti le medie e grandi imprese scappano all'estero dal fisco. Ma per il governo i problemi dell'evasione sono il contante, autonomi e Piccole Imprese.

Claudio Gandolfo



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