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   numero di 17/07/2019
Fare Business

Perchè ha successo il Welfare Condiviso
Rizzi (Jointly): siamo un un marketplace di offerte per il benessere dei lavoratori all'interno delle imprese

Le nuove esigenze del mercato del lavoro passano anche dalla disponibilità di servizi ai lavoratori, quello che potremmo definire semplicemente come welfare. Abbiamo intervistato Francesca Rizzi, Amministratore Delegato di Jointly, per capire come il welfare oggi sia qualcosa di estremamente innovativo e interessante per le imprese.

Cosa fa Jointly?

Noi ci occupiamo di affiancarci alle aziende per supportarle in tutte quelle operazioni che riguardano il benessere dei lavoratori. In pratica, offriamo la nostra consulenza per migliorare la qualità della vita delle persone. Per fare questo, abbiamo costruito degli interventi modulari basandoci sulle richieste delle aziende. É un sistema interessante quello che si sta sviluppando in Italia, perché per attrarre i talenti si cerca di fornire loro strumenti che possano permettere di aiutarli nella gestione degli anziani piuttosto che dei figli, migliorare la prevenzione delle malattie e via di seguito.

Esistono differenza tra le esigenze delle grandi aziende e quelle delle PMI?

Non c'è differenza sostanzialmente negli strumenti a disposizione, cambia però l'approccio perchè per le PMI, non avendo a disposizione personale dedicato, è necessario semplificare l'offerta. Il welfare e le esigenze dei lavoratori sono le stesse.

Come potreste definirvi?

Siamo in sostanza un marketplace di offerte per il benessere dei lavoratori all'interno delle imprese. Di fatto, il nostro cliente vero è il dipendente, non è l'azienda che compra i nostri servizi! Dobbiamo costruire un'offerta che sia utile a loro. Se fossimo semplicemente un interlocutore per le imprese, ci potremmo accontentare di servizi di base e una consulenza fiscale, ma ai dipendenti serve la qualità dei servizi. Gli incentivi fiscali previsti dall'attuale normativa infatti non devono essere il fine per erogare servizi, ma il mezzo attraverso cui finanziare iniziative virtuose e davvero desiderate dai lavoratori che hanno sempre esigenze diverse. Non esiste una risposta chiave in mano, esistono tante risposte.

Quindi è possibile investire in welfare, ma si fa troppo poco.

Certamente non serve investire a pioggia: dare 100 euro a tutti i dipendenti non ha senso perché, prima di tutto non si percepisce il valore e poi perché le esigenze sono tutte diverse e per altro cambiano nel tempo. Prima magari si aveva bisogno di una baby sitter per i figli, poi di una badante per i genitori: esempi classici che riguardano una fetta importante dei lavoratori. Considerando questo esempio, nel mezzo ci sono gli strumenti di sostegno allo studio, indirizzi di studio, prevenzione per le fasce intorno ai cinquant'anni o la formazione verso le nuove professioni.

Avete realizzato un report per capire quali sono le esigenze e i problemi dei ragazzi italiani: qual è il risultato che è emerso?

Il report ha calcolato l'impatto sociale del welfare aziendale basato sui bisogni delle persone. I dati emersi si focalizzano su progetto di welfare aziendale dedicato ai dipendenti con figli adolescenti, per aiutarli a gestire la preoccupazione per il futuro occupazionale dei propri figli. Questo progetto (Push To Open) ha coinvolto complessivamente negli anni, 15.000 individui, tra genitori e ragazzi e rappresenta un'operazione di valore condiviso tra aziende, dipendenti e scuole del territorio, che permette di migliorare l'employability dei giovani. In Italia ci sono oltre due milioni di ragazzi e siamo il terzo Paese al mondo con il più alto disalineamento tra scelte di studio dei giovani e le esigenze del mercato del lavoro (skills mismatch). É emerso che il 45% dei diplomati, potendo tornare indietro, compierebbe una scelta diversa e che solo 4 studenti su 10 dichiarano di avere in mano strumenti adeguati per fare una scelta consapevole. Quindi, abbiamo un problema.


Ma lo scopo del report qual era?

Studiare una fascia d'età per capire quali sono i bisogni e come creare degli strumenti di welfare che possano soddisfare le esigenze. Solo così possiamo ottenere dei risultati apprezzabili per i dipendenti e quindi migliori servizi. É una questione di qualità che crea valore percepibile.



Fare Business

numero di 17/07/2019
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