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   numero di 10/07/2019
Cover story

Notarnicola (Porsche Consulting): per la trasformazione digitale ci vuole consapevolezza

Focalizzarsi sugli effetti invece che sulla tecnologia, consente ai manager di comprendere pienamente che il reale impatto della Digital Transformation è sul business model

La digitalizzazione pone molte sfide ad aziende e manager. Affrontarla in un modo corretto porta però a risultati tangibili, focalizzandosi sulle competenze, sulle persone e sui processi, evitando così di disperdere risorse economiche e temporali. Ne abbiamo parlato con Giovanni Notarnicola, Associate Partner Porsche Consulting.

Avete organizzato una "Masterclass in Digital Transformation" in occasione di SPS IPC Drives, la fiera annuale dell'automatizzazione appena conclusa a Parma. Di cosa si tratta? In che modo si differenzia dai numerosi percorsi formativi presenti sul mercato?

La Masterclass è stata per noi un evento finalizzato a creare comprensione delle attuali sfide della digitalizzazione, ma anche un importante momento di networking e contaminazione tra imprese. Porsche Consulting è una società di consulenza strategica, non ci occupiamo di formazione professionale. Il nostro obiettivo è piuttosto coinvolgere, in una prima fase, i manager delle aziende con cui collaboriamo in un percorso pratico, concreto, che susciti in loro la consapevolezza dell'impatto che la trasformazione digitale ha sulle organizzazioni. Solo insegnando a riconoscere l'incidenza dei singoli fenomeni sulle strutture aziendali è possibile far percepire la necessità e la natura del cambiamento che si rende necessario.
Il punto di partenza delle esperienze che organizziamo non è quindi la tecnologia, presentata, come spesso succede, con approcci teorici. Le Masterclass, secondo il modello Porsche, sono simulazioni pratiche che, attraverso il meccanismo della "gamification", fanno rivivere ai manager coinvolti i cambiamenti prodotti in successione dalle quattro rivoluzioni industriali. Il focalizzarsi sugli effetti della trasformazione, invece che sulla tecnologia, consente ai manager di comprendere pienamente che il reale impatto della Digital Transformation è sul business model. La risposta delle organizzazioni deve essere prioritariamente focalizzata sulle competenze, sulle persone e sui processi.

Come aiutate le imprese a scegliere la strategia per loro più appropriata alla Digital Transformation?

La consapevolezza è il primo tassello. Comprendere come la Trasformazione Digitale possa influenzare l'attività di ogni azienda, in ogni mercato, sia in termini di opportunità che di minaccia, è ormai fondamentale. Basti pensare a quello che sta succedendo nel mondo della smart home. Tutti noi consumatori abbiamo sempre più accesso a tecnologie che rendono le nostre case automatizzate e intelligenti. Pensiamo ai player che producono interruttori, prese elettriche, luci: cosa stanno cercando di fare? Utilizzano le nuove tecnologie a disposizione per rendere i prodotti più innovativi e connessi, sviluppando anche nuovi servizi, per esempio app dedicate, per offrire un valore aggiunto all'utilizzatore finale.
La rivoluzione nella domotica ha già avuto inizio: assistenti vocali come Amazon Alexa e Google Home hanno già, di fatto, definito quale sia il baricentro del nuovo "ecosistema casa", intorno al quale tutti gli altri dispositivi si troveranno ad orbitare. È preferibile allora avere 10 app per controllare 10 cose diverse o un solo sistema in grado di veicolare input differenti a tutti i dispositivi? Probabilmente la seconda opzione è più efficiente.
Replicando questo schema, per ogni azienda è fondamentale capire quale debba essere il posizionamento di mercato, evitando per esempio di effettuare investimenti massivi per candidarsi al ruolo di leader in mercati già maturi ed efficientemente presidiati da colossi multinazionali. Tuttavia, per un'azienda italiana di medie dimensioni, realizzare soluzioni proprietarie innovative che siano compatibili con questi nuovi sistemi di intelligenza artificiale può essere un'opportunità interessante. È chiaro che con questo approccio la strategia aziendale cambia completamente.
Nei processi di produzione industriale non esiste ancora un player come Amazon Alexa o Google Home, anche se non è impensabile considerare che in futuro si possa fare strada una piattaforma tecnologica che diventi riferimento per l'intero ecosistema produttivo, supportando la domanda di mercato, la pianificazione della produzione, la manutenzione delle macchine, in maniera completamente integrata.

Come si stanno muovendo in questo scenario i player che producono, per esempio, macchinari per il manufacturing (assemblaggio, lavorazione, packaging)?

Anche questi player cercano di cavalcare la Trasformazione Digitale, per esempio aggiungendo le capacità offerte dai sensori alle loro macchine o offrendo ai clienti il proprio applicativo per poter avere un controllo più efficace sui singoli macchinari e avere la possibilità di gestire servizi di assistenza da remoto.
Si tratta di interventi coerenti che è giusto effettuare, essendo tuttavia consapevoli del fatto che anche l'ecosistema della produzione industriale è sempre più complesso e, prima o poi, potrebbe imporsi un player in grado di stravolgere completamente le regole del gioco. È qui emerge la necessità della "consapevolezza": saper riconoscere gli impatti e le minacce dei processi di trasformazione è la miglior strategia per esplorare nuove opportunità ed effettuare scelte strategiche ed investimenti di lungo termine.

Quale ritenete sia oggi il modo più efficiente per le aziende di affrontare questa trasformazione?

Nessuna azienda oggi può più scommettere, come in passato, su soluzioni univoche con la certezza che porteranno ad un vantaggio competitivo e duraturo nel tempo. Allo stesso tempo, tutte le aziende possono sperimentare, anche con investimenti relativamente bassi, nuove opportunità in grado di portare buoni risultati, adattandole nel tempo.
L'indirizzo suggerito da Porsche Consulting è portare avanti la sperimentazione creando all'interno dell'organizzazione una realtà separata. Di fatto un gruppo di persone che, attraverso processi più agili ed efficienti, possa esplorare nuove opportunità, senza subire il condizionamento della struttura "principale", all'interno della quale si applicherebbero schemi predefiniti, vecchie soluzioni a nuovi problemi. L'azienda, al di là della forma organizzativa scelta, dovrebbe invece sviluppare la capacità di essere "ambidestri": da una parte continuare a portare avanti il business tradizionale, dall'altra perseguire nuove strade. Il modello organizzativo "ambidestro" supporta per esempio la trasformazione verso la mobilità del futuro per le aziende del settore automotive.
Il passo successivo allo sviluppo dell'innovazione all'interno di una realtà separata è quello di connettere le due anime e definirne l'interazione. È importante studiare bene la governance ed il funzionamento di queste due realtà, per far sì che dall'interazione tra questi due mondi diversi possa nascere qualcosa di nuovo (nuove soluzioni, modelli e processi).

Quali sono attualmente i trend più rilevanti e le aree in cui si stanno concentrando gli investimenti nella Digital Transformation in Italia?

Il piano Industria 4.0 è stato sicuramente un'occasione unica per le aziende italiane per ammodernare gli impianti, che avevano mediamente un'età di oltre 12 anni; tuttavia talvolta è mancata una prospettiva di lungo periodo.
Oggi gli investimenti registrano un forte calo, sebbene si registri il tentativo di spostare l'innovazione sugli aspetti organizzativi e sull'area delle competenze.
Sicuramente sono emersi in questi anni trend che le aziende stanno comprendendo sempre di più: uno su tutti, trasversale a tutti i settori, è sviluppare il più possibile organizzazioni "cliente-centriche". Tutte le aziende italiane, dalle più piccole alle più grandi, hanno compreso che la chiave del successo competitivo è la capacità di offrire un servizio eccellente - differenziandosi rispetto ad una concorrenza estera che punta a ridurre il prezzo - o anche il focalizzarsi sull'offerta di soluzioni complete per i clienti, invece che su singoli prodotti. Le tecnologie in particolare vengono in aiuto in questa fase perché, con il progressivo abbassarsi dei costi e con la maggiore possibilità di avere accesso ai dati, è più agevole costruire soluzioni integrate.


Su quali aspetti punta in particolare Porsche Consulting in Italia? Affiancando in particolare quali tipologie di aziende?

L'aspetto su cui puntiamo in particolare è rendere la trasformazione realizzabile e rilevante dal punto di vista strategico. Affianchiamo i nostri clienti non solo nell'ideazione della strategia ma anche nella sua esecuzione, per rendere la trasformazione concreta e portare risultati misurabili.

A che punto sono le PMI italiane su questo tema?

In questo momento la maggior parte è in una fase di orientamento. Esistono tuttavia aziende, anche di piccole dimensioni, che hanno capito di dover anticipare il più possibile i tempi. Peraltro, mentre in passato la componente tecnologica era disponibile solo a costo di investimenti massicci, oggi è molto più accessibile. La trasformazione delle PMI non ha quindi barriere strutturali, ma è una questione di visione degli imprenditori.

Vi sono differenze nella trasformazione digitale tra l'Italia e altri Paesi?

Ci sono Paesi che hanno iniziato prima, come la Germania, che già dal 2011 ha lanciato il piano Industria 4.0 come parte integrante del piano di sviluppo economico del Paese. In particolare, in Germania è stata rilevante la collaborazione tra imprese, istituzioni, sia politiche che sindacali, e il sistema di istruzione. Ciò ha dato una chiara priorità sulle tecnologie da sviluppare per ciascun settore, permettendo maggiore focalizzazione ed efficacia. Si sono inoltre sviluppati alcuni rilevanti poli di startup, come quello di Berlino o Monaco, che hanno accelerato i processi di innovazione e hanno attratto talenti ed investimenti.
L'Italia dovrebbe garantire continuità e coerenza nelle attività future del piano Industria 4.0, ed essere in grado di focalizzare gli sforzi, per costruire un polo di startup che sia in grado di eccellere a livello internazionale nello sviluppo di alcune tecnologie innovative.



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